È morto Carlo Ginzburg, il maestro della microstoria aveva 87 anni

17 Giugno 2026 - 10:32
0

Con la morte di Carlo Ginzburg scompare uno degli storici italiani più influenti e originali del secondo Novecento. Aveva 87 anni. Studioso di fama internazionale, autore tradotto in oltre venti lingue, Ginzburg ha rivoluzionato il modo di fare storia attraverso il metodo della microstoria, mostrando come da vicende apparentemente marginali fosse possibile illuminare grandi fenomeni culturali e sociali.

Figlio della scrittrice Natalia Ginzburg e dell'intellettuale antifascista Leone Ginzburg, nel corso della sua lunga carriera ha attraversato discipline e campi di ricerca diversi: dalla storia delle mentalità alla storia dell'arte, dalla filosofia politica alla riflessione sul metodo storico. 

Il suo nome resterà legato soprattutto alla capacità di trasformare il dettaglio in una chiave interpretativa del mondo. Un approccio che ne ha fatto, come scrisse Giuliano Ferrara sul Foglio, non soltanto uno storico ma anche un "ermeneuta" e un "detective di rango internazionale", capace di inseguire connessioni, fonti e tracce con un rigore quasi ossessivo. Ferrara ha definito il suo libro Nondimanco "un monumento vivente alle fonti" e alla ricerca erudita, costruito attraverso decenni di letture, riletture e interpretazioni.

Come ha ricordato la settimana scorsa Matteo Marchesini sul Foglio, Ginzburg era uno studioso eccentrico nel senso più alto del termine: apparteneva a quella famiglia di intellettuali, insieme a Roberto Longhi e Piero Camporesi, capaci di sfuggire alle mode accademiche e di aprire strade nuove alla ricerca. La sua lezione consisteva proprio nella capacità di guardare ai margini per comprendere il centro, alle eccezioni per interrogare le regole. 

Tra i suoi libri più discussi e influenti vi fu anche "Il giudice e lo storico", dedicato al processo per l'omicidio del commissario Luigi Calabresi. Come ha ricordato Adriano Sofri sul Foglio, legato allo storico da un'amicizia personale, Ginzburg seguì da vicino quella vicenda giudiziaria e ne fece un'indagine esemplare sul rapporto tra prove, verità e giustizia. Sofri lo descrisse come un "osservatore parziale ma attento a tenere a bada la sua parzialità", una definizione che forse riassume meglio di ogni altra il metodo e il carattere dello storico torinese.

Negli ultimi anni Ginzburg aveva continuato a interrogarsi sul mestiere dello storico e sulle trasformazioni della disciplina. Diffidava delle semplificazioni e delle narrazioni autoreferenziali, convinto che il compito dello storico fosse inseguire le tracce del passato con pazienza filologica e spirito critico. L’indagine dello storico, era il suo pensiero, non doveva essere più solo la premessa del racconto, il lavoro sotterraneo e nascosto che consentiva di accedere alle fonti e sfruttarle: essa stessa poteva, e in un certo senso doveva, diventare parte della narrazione. Negli anni Ginzburg ha fatto di quello sguardo esplicitamente soggettivo una costante della sua indagine storica. Una lezione che ha segnato generazioni di studiosi e che continuerà a influenzare ancora il dibattito culturale.

Qual è la tua reazione?

Mi piace Mi piace 0
Antipatico Antipatico 0
Lo amo Lo amo 0
Comico Comico 0
Wow Wow 0
Triste Triste 0
Furioso Furioso 0
Eventi e News

Eventi e News in Italia

Commenti (0)

User