Economia in Lombardia, il Pd lancia l’allarme: “Crescita ferma, Finlombarda torni centrale”

Maggio 05, 2026 - 08:35
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Economia in Lombardia, il Pd lancia l’allarme: “Crescita ferma, Finlombarda torni centrale”

La Lombardia rallenta e perde slancio rispetto al passato e ai competitor europei. È il quadro tracciato dal Partito democratico lombardo durante il convegno “Sviluppo economico del Nord, il ruolo di Finlombarda presente e futuro”, organizzato lunedì al Pirellone. Secondo i consiglieri regionali dem, serve un cambio di passo deciso, con una Regione capace di esercitare un ruolo di regia e con una Finlombarda più incisiva come motore dello sviluppo. A lanciare l’allarme è il capogruppo Pierfrancesco Majorino, che parla di “preoccupazione per un quadro economico che vede la Lombardia rallentare in modo evidente”. I dati citati indicano una crescita in calo: dall’1% allo 0,6% a livello regionale, con l’area milanese che passa dall’1,6% all’1%.

Del Bono: “Crescita sotto l’1% da tre anni”

Un rallentamento che, secondo il vicepresidente del Consiglio regionale Emilio Del Bono, non è episodico ma strutturale. “Da ormai tre anni Regione Lombardia non cresce più. O meglio, cresce talmente poco da stare sotto l’1% del prodotto interno lordo”, osserva, delineando un quadro di stagnazione che richiama quello nazionale.

Roggiani: “Basta mancette, serve una politica industriale”

Sulla stessa linea la segretaria regionale del Pd Silvia Roggiani, che lega il rallentamento lombardo a una questione di scelte politiche: “La Lombardia ha lo stesso problema dell’Italia: non cresce, e questo è un problema serio”. Da qui la critica alla gestione attuale: “Per questo ci siamo chiesti quale debba essere il ruolo della Regione e di Finlombarda: continuare a distribuire mancette oppure costruire una vera politica industriale. Noi pensiamo la seconda e siamo qui per candidarci a governare questa regione”.

Bussolati: “Finlombarda rischia di perdere il suo ruolo”

Al centro del confronto anche il futuro di Finlombarda, ritenuta uno strumento chiave per sostenere lo sviluppo. Secondo Pietro Bussolati, però, la società rischia di smarrire la propria funzione originaria: “Finlombarda rischia di perdere la sua funzione di braccio operativo della Regione e di trasformarsi in un soggetto finanziario autonomo, scollegato dalle priorità strategiche”. Il nodo, aggiunge, riguarda anche l’utilizzo delle risorse: “A fronte di risorse consistenti, che superano gli 800 milioni di attivo, manca una regia pubblica capace di orientarle in modo efficace”. Da qui la proposta: riportare Finlombarda al centro delle politiche regionali, con interventi mirati su Pmi, transizione ecologica e digitale e qualità del lavoro.

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