Mattarella celebra gli 80 anni della Costituente puntando su un tema: la cultura del buon compromesso
Sergio Mattarella, nel discorso celebrativo degli ottant’anni dell’Assemblea costituente, ha trovato le parole giuste per ottenere un non scontato atteggiamento unanime di consenso da parte di tutte le forze politiche (con l’eccezione dei seguaci del generale Vannacci, che avevano altro da fare). Un principio semplice, ma difficile da attuare — “la Repubblica è di tutti” — viene argomentato non solo con il richiamo ai martiri antifascisti, ma con la capacità dei costituenti di realizzare “per la prima volta nella storia nazionale” la coincidenza tra paese legale e paese reale. Mattarella non ha voluto dare una visione idilliaca di quella fase decisiva della storia d’Italia, ha ricordato che la strada che portò al referendum “non fu agevole” e ha riportato, per confutare, le critiche di chi “tendeva a presentare lo sforzo di dialogo e di sintesi, che lo contraddistinse, come un compromesso nel senso deteriore del termine, il cui esito si sarebbe tradotto in strutture fragili della Repubblica. Nulla più, secondo quei critici, di un baratto tra i principali protagonisti, la Democrazia Cristiana, il Partito Socialista, il Partito Comunista, ciascuno dei quali avrebbe puntato a salvaguardare visioni se non interessi propri”.
E’ proprio la capacità di illustrare le difficoltà e i problemi che la Costituente ha dovuto affrontare e risolvere, peraltro in una fase in cui emergeva sempre più la contrapposizione tra i blocchi, che ha consentito al discorso di Mattarella di inserirsi, seppure indirettamente, nella dialettica politica concreta. Ha voluto citare l’auspicio di Alcide De Gasperi: “Concordia e unità, questo il programma della nuova Italia repubblicana”. Un modo per dire che questi obiettivi permangono nel tessuto istituzionale anche in periodi di forte contrapposizione. È proprio la capacità di non sottacere le asprezze della dialettica politica e la volontà di ricondurre comunque il conflitto nell’ambito delle libere istituzioni che ha permesso a Mattarella di ottenere un consenso corale che è stato, di per sé, una conferma del significato più profondo del suo discorso.
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