Elly Schlein prova a flirtare con gli industriali, ma presto si rimetterà l’eskimo

31 Luglio 2026 - 06:10
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Elly Schlein prova a flirtare con gli industriali, ma presto si rimetterà l’eskimo

La segretaria del Partito Democratico Elly Schlein sta provando a dialogare con imprenditori e ceti produttivi in vista di una possibile vittoria della sinistra alle elezioni, ma resta ambigua sui temi cari agli alleati cinquestelle

C’è chi si chiede se Elly Schlein, a parte la necessità di combattere la canicola, si voglia togliere l’eskimo dei giorni felici di “Occupy Pd” per indossare un abbigliamento più consono al ruolo di statista che vorrebbe diventare.

Non si tratta di armocromia né delle sneakers sfondate da chilometri di visite a cittadine e paesotti. Il cambio di abbigliamento, secondo alcuni, potrebbe essere sintomo di una novità politica. A innescare questo dubbio è stato il faccia a faccia con Emanuele Orsini, capo di Confindustria, notizia sapientemente fatta uscire dal Nazareno e che ha fatto dire a qualche suo compagno: «Ma non è che Elly si sta spostando a destra?».

Non basta certo un incontro con Confindustria – peraltro non il primo – per fare della segretaria del Pd una neofita riformista con vocazione di governo, non foss’altro per il fatto che gli uffici stampa hanno riferito con precisione le cose su cui c’è stato accordo e quelle sulle quali c’è stato dissenso: come a rassicurare che qui non si molla niente.

Qualche esponente della minoranza riformista aveva fatto notare che nell’ultima riunione della Direzione del partito la leader aveva sviluppato una insolitamente lunga riflessione sul tema della crescita, questione sulla quale tutto un certo mondo l’attende al varco per verificare se riesca ad andare oltre gli slogan sul lavoro sfruttato. Si tratta di un discorso in parte ripreso nella complessa intervista al Foglio, che però era risaltata per un aspetto che al Fatto, dove non ne azzeccano una nemmeno per sbaglio, definirebbero “di destra”, e cioè l’appoggio incondizionato all’Ucraina, che naturalmente è la causa più democratica e antifascista che si possa sposare.

Tre indizi fanno una prova? Nemmeno per sogno. Se, per esempio, Schlein avesse anche espresso con tempestività e nettezza la più nitida condanna dei fatti della Val di Susa, avrebbe fatto bingo. Ma lì ha evidentemente prevalso il solito tic di attaccare il governo e rivendicare, in questo caso incongruamente, la “libertà di manifestare”, come se la questione dei No Tav fosse quella e non invece un problema di ordine pubblico.

E poi, per tornare all’Ucraina, un minimo di coerenza avrebbe imposto alla leader del Pd di prendere posizione contro le frasi di Giuseppe Conte sulla per lui inesistente minaccia russa. Lei invece lascia passare qualunque cosa. Anche un Bonelli putinizzato che auspica la fine del sostegno finanziario a Kyjiv. Ed evita di dire chiaramente di sì all’utilizzo dei fondi Safe, embrione della tanto auspicata, a chiacchiere, difesa europea. Lo hanno fatto Piero Fassino e Giorgio Gori. Schlein è d’accordo con loro? Dunque, su questo il Pd appoggia il governo?

Può comunque essere, per scombinare un po’ i giochi, che Elly Schlein stia provando ad alternare un profilo più autorevole, quasi “governativo”, a quello abituale. Certo sarebbe un paradosso se nei prossimi mesi venisse fuori una dicotomia nel cosiddetto campo largo, in vista delle primarie, tale da ribaltare lo schema finora in auge. Con, da una parte, la segretaria del Pd che scende dalla barricata, dove invece sale l’azzimato avvocato con la pochette in versione Potere al Popolo, anche per scansare il ringhio di Beppe Grillo. Insomma, un Conte di lotta contro una Schlein di governo. Sarebbe persino sano. 

Ma c’è da attendersi che i seguaci della segretaria la richiameranno all’ordine: «Elly, dì qualcosa di sinistra». E poi la politica non è cambiarsi un abito. E quindi, morale della favola, lei alla fine si rimetterà presto l’eskimo, con tutto il caldo che fa.

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