Encelado: a caccia di vita sulla luna di Saturno

03 Luglio 2026 - 17:14
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Encelado: a caccia di vita sulla luna di Saturno
Encelado, la piccola luna di Saturno con un diametro pari a poco più del 10% di quello della Luna terrestre, è ormai uno degli obiettivi principali dell'astrobiologia nel sistema solare. Sotto la sua crosta ghiacciata si nasconde infatti, un vasto oceano di acqua liquida, la cui esistenza è confermata dai geyser che al polo sud spruzzano nello spazio frammenti di quell'oceano sotterraneo. Una combinazione che offre agli scienziati un'occasione unica per indagare se Encelado possieda gli ingredienti chimici della vita — o, più ambiziosamente, prove dirette della sua presenza. Un gruppo di ricercatori dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA) ha ora delineato nel dettaglio la strumentazione che potrebbe equipaggiare una futura missione di punta diretta verso questa luna. Lo studio è stato presentato al Joint Meeting EPSC-DPS (Europlanet Science Congress-Division for Planetary Sciences) 2025, tenutosi a settembre a Helsinki, e porta la firma di ricercatori che avevano già contribuito alla sonda Cassini-Huygens della NASA, attiva su Encelado dal 2004 al 2017.. La missione L4 di Voyage 2050 La missione L4 è all'interno del programma scientifico di lungo periodo dell'ESA, Voyage 2050 — le missioni L1, L2 e L3 sono rispettivamente JUICE, LISA e NewAthena. Il lancio è ipotizzato in via preliminare per il 2042, con arrivo nel sistema di Saturno nei primi anni 2050, quando il pianeta e le sue lune riceveranno un'illuminazione solare costante, condizione favorevole per le operazioni della sonda.. Prima di raggiungere Encelado, l'orbiter dedicherà del tempo alla ricognizione delle lune vicine, con osservazioni su Titano — l'unico corpo del sistema solare, oltre alla Terra, dotato di liquido stabile sulla superficie — e su Mimas, sospettata di nascondere un oceano di formazione relativamente recente. Il percorso che ha portato a questa scelta risale al 2021, quando Voyage 2050 lanciò un invito a proporre missioni dedicate alle "lune dei giganti gassosi"; nel 2024 un comitato di esperti nominato dall'ESA ha poi indicato Encelado come la destinazione più promettente, davanti a Titano ed Europa, proprio in virtù del suo straordinario interesse astrobiologico e del fatto che nessun'altra missione spaziale si è finora impegnata a visitarlo.. Gli strumenti per il lander Nonostante l'arrivo sia previsto solo tra oltre vent'anni, i ricercatori hanno già stilato un elenco dettagliato di strumenti scientifici per entrambi i moduli della missione, pensati per individuare i possibili ingredienti della vita e valutare l'abitabilità della piccola luna.. Per il lander sono previsti: uno spettrometro di massa, una microcamera, strumenti meteorologici e geofisici, un sistema di rilevamento di biomarcatori da laboratorio, telecamere per la fase di discesa e un sistema di campionamento. Secondo lo studio, il lander è progettato per operare sulla superficie di Encelado per almeno due settimane, alimentato interamente a batterie, con l'energia razionata con grande attenzione. Una delle sfide più insidiose sarà la "neve" prodotta dai pennacchi criovulcanici attivi, particelle ghiacciate che potrebbero depositarsi di continuo sul sito di atterraggio e sugli strumenti, portando con sé sali, composti organici e potenziali biofirme — un'opportunità scientifica, ma anche un rischio di contaminazione da gestire con cura.. Gli strumenti per l'orbiter Per l'orbiter il carico utile comprende diversi tipi di telecamere per le riprese nel visibile e in altre lunghezze d'onda, un magnetometro, un radar in grado di penetrare il ghiaccio, analizzatori di polveri e gas e un esperimento scientifico basato su gravità e onde radio. Non è ancora stato deciso se l'orbiter effettuerà anche un campionamento diretto dei pennacchi durante il suo tour del sistema, prima ancora del rilascio del lander: un'opzione che darebbe ai ricercatori più tempo per analizzare i dati raccolti in anticipo. Gli autori dello studio sottolineano inoltre la necessità di coinvolgere l'intera comunità tecnica e tecnologica europea per avviare fin da subito lo sviluppo dei carichi utili, aumentando così le probabilità di selezione finale.. Tra le priorità indicate figurano la miniaturizzazione della strumentazione, per ottimizzare le risorse disponibili a bordo e lo studio dei processi che permettono di prevenire sia la contaminazione indotta dal veicolo spaziale sia i falsi positivi nella ricerca di biofirme — un aspetto definito cruciale per garantire l'affidabilità di eventuali scoperte. I gruppi di ricerca delle università e degli istituti europei sono invitati a esplorare le opportunità di finanziamento in coordinamento con le rispettive agenzie spaziali nazionali e i programmi tecnologici dell'ESA. Dal marzo 2025 il gruppo di studio dell'ESA lavora inoltre a stretto contatto con un neonato Payload Working Group e con il Comitato di Esperti per affinare i requisiti scientifici e individuare le tecnologie chiave necessarie a raggiungere gli obiettivi della missione — un percorso che, secondo l'agenzia, farà avanzare le competenze europee in campi come l'assemblaggio in orbita, il funzionamento in ambienti estremi, le tecnologie di atterraggio e la strumentazione scientifica di nuova generazione.. Un'eredità che parte da Cassini L'ESA vanta già un ruolo di primo piano nell'esplorazione di Encelado: tra i protagonisti della missione Cassini-Huygens figurano i ricercatori tedeschi che guidarono il Cosmic Dust Analyzer, lo strumento che rilevò la presenza di sali di sodio e potassio, fornendo la prova più solida dell'esistenza dell'oceano sotterraneo. La missione L4, tuttavia, segnerebbe una novità assoluta: sarebbe la prima missione su Encelado interamente concepita, finanziata e guidata dall'ESA, senza il ruolo di partner che l'agenzia ha avuto con la NASA in passato.. Duecento anni di attesa Scoperto nel 1789, Encelado è rimasto un enigma per quasi due secoli, fino ai brevi sorvoli delle sonde Voyager 1 e Voyager 2, rispettivamente nel 1980 e nel 1981. La svolta arrivò solo con Cassini, che iniziò a studiare da vicino la piccola luna nel 2005: un primo sorvolo, nel febbraio di quell'anno, rivelò l'interazione tra il campo magnetico di Saturno ed Encelado; il mese successivo un secondo passaggio scoprì particelle di ghiaccio in orbita attorno alla luna. Il momento decisivo arrivò con un rischioso sorvolo a bassa quota, a soli 175 chilometri dalla superficie, che permise di scoprire le ormai celebri "strisce di tigre" al polo sud — le fratture da cui sgorgano nello spazio i getti dell'oceano nascosto sotto il ghiaccio, e che oggi rendono Encelado uno dei bersagli più ambiti della ricerca sulla vita extraterrestre..

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