Energia nucleare in Medio Oriente? Una scelta irrealistica e molto rischiosa

Il nucleare, con le sue centrali e il combustibile arricchito, è – insieme al petrolio e al gas – al centro della folle guerra fossile tra Usa-Israele e Iran e probabilmente sarà centrale anche nei colloqui tra Donald Trump e Xi Jinping, presidenti di due potenze nucleari militari e civili che hanno idee molto diverse sul nucleare iraniano: la Cina ha sempre appoggiato l’accordo sul nucleare sottoscritto con Teheran dal Gruppo 5 + 1 (Cina, Francia, Gran Bretagna. Russia, Usa e Germania) nel 2015 e poi rinnegato proprio da Trump che – già al suo primo mandato – si portò catastroficamente dietro i paesi europei.
Ma quel che Trump considera impossibile per l’Iran (arrivando a falsificare l’opinione del Papa sulle armi atomiche) è invece perfettamente normale non solo per Israele che ha una centrale nucleare non sottoposta ai controlli dell’International atomic energy agency (IAEA) e che dispone probabilmente di 200 bombe atomiche per non aderendo a nessun trattato di non proliferazione nucleare, ma anche per dittature mediorientali che in materia di violazioni di diritti umani e guerre non sono certo da meno della Repubblica Islamica dell’Iran.
Infatti, in Medio Oriente, diversi Paesi “problematici” stanno valutando o portando avanti progetti di energia nucleare sui quali l’IAEA non sembra aver niente da dire, anzi, per Shota Kamishima, Senior Coordination Officer dell’agenzia nucleare Onu, in M edio Oriente , «L’energia nucleare si trova all’incrocio tra la domanda di energia, l’innovazione tecnologica e il panorama della sicurezza in continua evoluzione. Questo crea un’enorme opportunità. Se sviluppata correttamente, l'energia nucleare può sostenere lo sviluppo sostenibile, rafforzare la resilienza energetica e persino fungere da piattaforma per la cooperazione regionale». Che poi è quello che dicono di voler fare gli iraniani e che Usa e Israele – che di segreti e bugie nucleari se ne intendono dicono che sia falso e che serva solo a produrre armi atomiche, come del resto hanno fatto anche loro.
Mentre la guerra prende dichiaratamente di mira il nucleare di una dittatura cattiva come l’Iran, l'Egitto, retto da una giunta militare di torturatori fascisti che alimenta guerre in Libia, Sudan, Etiopia e Yemen, guarda con ottimismo all'energia nucleare come parte integrante della sua strategia energetica globale, senza nascondere di volersi dotare della bomba atomica. L’Egitto sta per completare la centrale nucleare di El Dabaa, dotata di reattori VVER, che avrà una capacità installata totale di 4.800 megawatt. E’ stata costruita dai russi, proprio come la centrale nucleare iraniana di Bushehr.
Un’altra dittatura che fomenta guerre e finanzia milizie di tagliagole in posti come Sudan, Sud Sudan, Libia, Yemen e Siria, gli Emirati Arabi Uniti, dove la centrale nucleare di Barakah – costruita dai sudcoreani - soddisfa circa il 25% del fabbisogno energetico nazionale, pensa di triplicare la propria capacità di energia nucleare entro il 2050. E anche gli Emirati un pensierino alla bomba atomica lo stanno facendo, mentre l’altra grande monarchia assoluta del Golfo, l’Arabia Saudita, non solo vuole dotarsi di centrali nucleari, ma ha dichiarato pubblicamente di volersi dotare di armi nucleari in funzione anti-iraniana, ma ha stretto un patto nucleare difensivo con il Pakistan – alleato della Cina – che delle bombe atomiche islamiche proibite per l’Iran ne ha già parecchie.
Restando nei paraggi, la Turchia del governo islamista autoritario di ERdigan – invischiata in conflitti che vanno dalla Libia alla Siria e dalla Somalia al Mozambico - non solo ha centrali nucleari russe in costruzione, ma ospita armi nucleari NATO e pensa di produrne in proprio.
Almuntaser Albalawi, ricercatore dell’United Nations Institute for Disarmament Research (UNIDIR). Sottolinea che «Tra il 2000 e il 2024 la domanda di energia nella regione del Medio Oriente e del Nord Africa è triplicata e continuerà ad aumentare, spinta dall'intelligenza artificiale e dalla trasformazione economica. La regione ha un bisogno specifico di desalinizzazione e raffreddamento, il che rende ancora più urgente la dipendenza da fonti energetiche stabili».
Tutti i Paesi mediorientali - quasi tutti dittature o regimi autoritari - stanno sviluppando un qualche progetto nucleare insieme a francia, rUssia e altri Paesi. Nonostante tutte queste esigenze, il turbolento contesto geopolitico mediorientale e l’intreccio incestuoso e inestricabile tra militare civile e militare sollevano pesanti interrogativi sulla sicurezza dello sviluppo e dell'esercizio dell'energia nucleare nella regione.
Zia Mian, ricercatore senior alla Princeton University e co-direttore del Science and Global Security Program. Ha spiegato in un’intervista a UN News che «Quando si parla di una centrale nucleare, un'unità di tempo ragionevole dovrebbe essere il suo ciclo di vita, ovvero circa 75 anni dalla costruzione allo smantellamento. Tutte queste discussioni devono ruotare attorno a una domanda centrale: com'è stato il Medio Oriente negli ultimi 75 anni? Come prevediamo che si evolverà in futuro?».
Mian ricorda le guerre arabo-israeliane del 1967 e del 1973, la guerra Iran-Iraq dal 1980 al 1988 e poi alle guerre tra Stati Uniti e Iraq seguite dalla guerra civile siriana. Poi c’<i sono le eterne guerre di Palrstina e del Kurdistan, la guerra nello Yemen e ora le guerra tra Usa, Isreale e Iran che coinvolge tutti gli altri Paesi del Golfo Persico/Arabo. Mian si chiede: «Siamo disposti a scommettere che i prossimi 75 anni saranno radicalmente diversi dagli ultimi 75?».
Oltre alle considerazioni di sicurezza e geopolitiche del nucleare in mano a dittature pochissimo affidabili, ci sono i timori riguardanti l'inadeguatezza del clima e dell'ambiente mediorientale per lo sviluppo dell'energia nucleare. Secondo il primo “State of the Arab Climate Report 2024” pubblicato nel 2025 dalla World Meteorological Organization, il Medio Oriente si sta riscaldando a una velocità doppia rispetto alla media globale. Entro la fine di questo secolo, le temperature potrebbero aumentare di 5 gradi Celsius, influenzando direttamente il funzionamento delle centrali nucleari.
Mian spiega che «In altre parole, il Medio Oriente diventerà praticamente inabitabile per chi desidera vivere all'aperto. Inoltre, il fabbisogno di scambio termico delle centrali nucleari è estremamente elevato, così come il fabbisogno di acqua di raffreddamento. Ogni estate, ad esempio, quando la popolazione ha maggior bisogno di elettricità per il raffreddamento, la Francia è costretta a chiudere le centrali nucleari perché la temperatura esterna è troppo alta».
E che la corsa al nucleare in Medio Oriente riguardi più la ricerca di una deterrenza atomica per puntellare regimi dittatoriali/autoritari che per produrre energia lo rivela nuovamente Mian facendo notare che «Il modo più rapido ed economico per generare elettricità è attraverso le energie rinnovabili. Invece di aspettare 10 anni per l'energia nucleare, si può ottenere un decennio di energia solare o eolica a una frazione del costo. Pertanto, in termini di benefici climatici per ogni dollaro speso, le due opzioni non sono minimamente paragonabili. «Ho letto molte narrazioni sul cosiddetto "rinascimento nucleare. In realtà è un'idea vecchia. Ogni generazione cerca di vendere lo stesso tappeto volante. Quel tipo di determinismo tecnologico del tipo "compra il mio reattore, domani sarà l'età dell'oro" è il peggiore. Il mondo non funziona così. La chiave sono la politica, le persone, i sistemi e la storia».
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