Nella guerra del Sudan i droni sono diventati la principale causa di morte tra i civili

Maggio 12, 2026 - 10:45
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Nella guerra del Sudan i droni sono diventati la principale causa di morte tra i civili

Secondo l'United Nations Office for the Coordination of Humanitarian Affairs (OCHA), tra l’8 e il 9 maggio in Sudan decine di civili, tra cui donne e bambini, sono stati uccisi da raid aerei e attacchi con droni.

Fonti sudanesi confermano che l’8 maggio gli attacchi negli Stati del Kordofan Meridionale e del Kordofan Settentrionale avrebbero causato la morte di almeno 26 civili. Scontri armati e ulteriori raid aerei sono stati segnalati anche vicino a El Obeid e a Bara. Il 9 maggio, sarebbero morte più di 17 persone nello Stato del Kordofan Occidentale dopo che un drone ha colpito un camion civile che viaggiava dal villaggio di Khumi verso la località di Abu Zabad.

Negli ultimi giorni sono stati segnalati attacchi di droni negli Stati del Darfur settentrionale e del Darfur meridionale, anche ad Al Tina, una città vicino al confine con il Ciad, e a Nyala. L'insicurezza sta costringendo sempre più persone a fuggire: l'International Organization for Migration (IOM) ha denunciato che solo il 7 maggio l'aumento dell'insicurezza nello Stato del Nilo Azzurro ha causato lo sfollamento di oltre 4.600 persone dai villaggi della località di Al Kurmuk.

L'OCHA ribadisce che «Le parti devono rispettare il diritto internazionale umanitario e proteggere i civili e le infrastrutture civili. Gli aiuti devono poter raggiungere le persone bisognose in modo rapido, sicuro e senza ostacoli». L’11 maggio, l'Alto Commissario Onu per i diritti umani, Volker Türk, ha condannato con fermezza il crescente utilizzo di droni armati in Sudan e il loro impatto letale sui civili, avvertendo che «Un'intensificazione e un'espansione della violenza nelle prossime settimane potrebbe portare a ulteriori sfollamenti e interruzioni dei flussi di aiuti umanitari essenziali».

Da un’indagine del team in Sudan dell’Office of the High Commissioner for Human Rights, «Gli attacchi dei droni hanno causato almeno 880 morti civili – oltre l'80% di tutte le morti civili legate al conflitto – tra gennaio e aprile di quest'anno». Türk ha commentato: «I droni armati sono ormai diventati di gran lunga la principale causa di morte tra i civili. Questa crescente dipendenza dai droni permette alle ostilità di proseguire senza sosta nell'imminente stagione delle piogge, che in passato ha portato a una tregua nelle operazioni di terra. Un'intensificazione delle ostilità nelle prossime settimane, mentre le parti cercano di ottenere o consolidare il controllo del territorio in un contesto di dinamiche di conflitto in continua evoluzione, rischia di estendere ulteriormente le ostilità agli Stati centrali e orientali, con conseguenze letali per i civili in vaste aree. Questo non deve essere permesso. La comunità internazionale è avvertita che, se non si interviene senza indugio, questo conflitto è sul punto di entrare in una nuova fase, ancora più letale».

Per questo, Türk ha chiesto «L'adozione di misure rigorose per impedire il trasferimento di armi, compresi i droni armati sempre più sofisticati, alle parti in conflitto. Gli attacchi con i droni contro i civili e le infrastrutture civili non potranno che peggiorare se regnerà la totale impunità, dato che questa violenza viene sempre più normalizzata come tattica di elezione da entrambe le parti».

Sia le milizie ribelli delle Rapid Support Forces (RSF) che le Sudanese Armed Forces (SAF, l’esercito golpista sudanese) hanno colpito ripetutamente obiettivi e infrastrutture civili, «Aggravando le sofferenze della popolazione già in difficoltà a causa della crescente scarsità di cibo, acqua potabile e assistenza sanitaria – si legge in un comunicato dell’Onu - I mercati sono stati ripetutamente presi di mira, con almeno 28 attacchi che hanno provocato vittime civili, così come le strutture sanitarie, colpite almeno 12 volte nell'arco di 4 mesi – in alcuni casi, con conseguenti chiusure forzate e la necessità per i civili di percorrere lunghe distanze per ricevere cure, o addirittura di rinunciare completamente all'assistenza sanitaria. Anche i depositi di carburante e le vie di rifornimento sono stati ripetutamente colpiti nelle ultime settimane».

L'impiego di droni da parte delle RSF e delle SAF si sta diffondendo sempre più oltre il Kordofan e il Darfur, raggiungendo il Nilo Azzurro, il Nilo Bianco e Khartoum. Il 4 maggio, un attacco di droni all'aeroporto internazionale di Khartoum ha causato l'interruzione di tutti i voli, e tra il 28 aprile e il 5 maggio si sono verificati diversi attacchi mirati con droni in altre zone di Khartoum e della città gemella di Omdurman. Tutti sanno che i droni e le armi utilizzati da ribelli ed esercito (alleati nel golpe contro il governo di transizione e ora nemici giurati) provengono da Paesi come Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Etiopia, Egitto, Russia, Iran… che appoggiano una delle due fazioni per mettere le mani sul petrolio e le altre risorse minerarie del Sudan.

Türk ha concluso: «L'intensità di questi attacchi ha infranto la relativa calma che ha prevalso negli ultimi mesi, con il crescente numero di civili che sono tornati nella capitale, e ha fatto nascere il timore di una ripresa delle ostilità a Khartoum. Una probabile intensificazione delle ostilità nel Kordofan metterà anche i civili a maggior rischio di attacchi di rappresaglia e di ulteriori sfollamenti su larga scala, in particolare nelle città di El Obeid e Dilling, nel Kordofan meridionale, controllate dalle Rapid Support Forces (RSF), entrambe in condizioni di assedio. L'intensificarsi della violenza avrebbe anche compromesso la fornitura di aiuti umanitari essenziali. Gran parte del Paese, compreso il Kordofan, si trova ora ad affrontare un rischio maggiore di carestia e grave insicurezza alimentare, una situazione aggravata dai ritardi o dalle carenze di fertilizzanti previsti a seguito della crisi del Golfo. I continui attacchi contro le strutture sanitarie in diversi Stati hanno inoltre reso molti ospedali e cliniche scarsamente o completamente inutilizzabili, aumentando ulteriormente i rischi per i civili sfollati dalle zone colpite dal conflitto. Invito ancora una volta tutte le parti a garantire la protezione dei civili, compreso il loro spostamento in sicurezza dalle zone di ostilità attive. Le parti in conflitto devono agevolare lo spostamento sicuro, volontario e informato dei civili lungo le rotte di sfollamento. I civili devono essere protetti dalle rappresaglie, comprese le esecuzioni sommarie, le violenze sessuali, le detenzioni arbitrarie e i rapimenti».

Mentre i doni volano sempre più numerosi e fanno strage di civili, nessuno sembra dare ascolto agli appelli dell’Onu e i Paesi che hanno scatenato la più grande crisi umanitaria del mondo e che continuano ad alimentarla armando con armi sempre più sofisticate le truppe genocide di RSF e SAF, negano l’evidenza e continuano impuniti a finanziare una guerra per procura che dura da anni, con sempre maggiore ferocia.

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