Euro digitale, le proposte chiave delle associazioni del commercio italiane

25 Settembre 2026 - 16:05
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Euro digitale, le proposte chiave delle associazioni del commercio italiane

Roma, 25 set. (askanews) – Le quattro principali associazioni del settore del commercio in Italia – Confcommercio, Confesercenti, Fipe e Netcomm – hanno presentato un pacchetto di proposte congiunte sul tema dell’euro digitale, nelle settimane in cui parlamento europeo, commissione e governi stanno trattando per la definizione di regole condivise su cui far partire definitivamente il progetto.

I punti chiave che mettono in rilievo sono: parametri (benchmark) di efficienza, con costi di accettazione parametrati su standard europei trasparenti orientati ai livelli di massima efficienza; tutela dei micropagamenti, con l’azzeramento delle commissioni per le transazioni di piccolo importo; resilienza offline e zero oneri hardware, le funzionalità offline per evitare la perdita di incassi durante i blackout di rete, con integrazione automatica e senza costi sui 4 milioni di Pos attivi.

Con un comunicato, le associazioni rilevano come l’introduzione dell’euro digitale rappresenti un’opportunità strategica per rafforzare la concorrenza, aumentare la trasparenza e ridurre la dipendenza dai grandi circuiti internazionali. La digitalizzazione dei pagamenti in Italia, ha ormai raggiunto una dimensione strutturale: secondo l’Osservatorio Pagamenti Digitali del Politecnico di Milano, nel 2025 il valore delle transazioni digitali ha toccato i 518 miliardi di euro, arrivando a coprire il 45% dei consumi complessivi e superando il contante, con oltre 10 miliardi di operazioni effettuate sui terminali di cassa, secondo rilevazioni di Banca d’Italia.

In questo scenario di forte crescita, il mercato dei pagamenti in Europa – come rilevato nel report European Payments Landscape della BCE – risulta tuttavia concentrato nelle mani di appena 12 grandi operatori, che controllano il 78% delle transazioni, con ben il 43% riconducibile a soggetti extra-UE. Una dinamica che incide direttamente sul potere negoziale delle micro e piccole imprese, i cui costi commissionali risultano sproporzionatamente superiori a quelli sostenuti dalla grande distribuzione.

Per questa ragione, Confcommercio, Confesercenti, FIPE e Netcomm sottolineano come la definizione dei costi di accettazione della moneta pubblica non debba basarsi sulle medie commissionali delle carte di debito dei circuiti privati esistenti, ma su un benchmark europeo trasparente e orientato alle soluzioni più efficienti.

In particolare, per i micropagamenti la proposta condivisa punta all’azzeramento delle commissioni in ogni canale di vendita — dal negozio di quartiere all’e-commerce — per evitare che le quote fisse erodano i margini delle attività. Secondo dati della BCE, infatti, nei negozi dell’area euro il 54% delle transazioni è inferiore a 20 euro.

Questa linea di proposta condivisa sarà illustrata al convegno “Euro digitale: al lavoro per il futuro della moneta”, in programma oggi, venerdì 25 settembre, a Roma nell’ambito della Rome Future Week con la partecipazione di Banca d’Italia. Il confronto offrirà l’occasione per sottolineare anche il valore strategico della modalità offline, considerata dalle imprese un presidio fondamentale di continuità operativa contro guasti di rete e disservizi infrastrutturali.

Affinché la nuova moneta pubblica si traduca in un’effettiva resilienza europea dei pagamenti digitali, le associazioni auspicano infine che i rischi tecnologici rimangano a carico delle strutture centrali di sistema e che il nuovo strumento si integri in modo naturale sui quattro milioni di POS già operativi nel Paese, oltre che sui registratori telematici e sui retail online, senza determinare nuovi oneri di adeguamento per le imprese.

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