“Europa poco coraggiosa”. Cosa c’è dietro al pressing di Meloni su von der Leyen
Sono settimane che Giorgia Meloni non perde occasione per invocare un cambio di passo da parte della Ue, necessario per venire incontro alle evidenti nuove necessità degli Stati sul fronte delle spese energetiche, dopo lo scoppio del conflitto in Iran. “Europa poco coraggiosa” è il messaggio che la premier ha indirizzato a Bruxelles, in occasione del vertice di Cipro del mese scorso. Le misure messe in campo per ora dall’Europa, dallo sconto sui trasporti pubblici al voucher energia, contenute nel cosiddetto “Accelerate Eu”, vengono considerate un passo avanti, ma non ancora sufficienti, Tra le misure vivamente raccomandate da Bruxelles ci sarebbero: obbligo di almeno un giorno di telelavoro a settimana, biglietti dei mezzi pubblici scontati per diminuire il numero di auto in circolo e il consumo di carburante. Troppo poco per far fronte ad una situazione eccezionale come quella attuale, è il giudizio che arriva da Palazzo Chigi Perché il tema dell’energia per il nostro paese è considerato prioritario e su questo Giorgia Meloni sta portando avanti un pressing sottotraccia con la presidente della commissione, ma anche con il cancelliere tedesco Friedrich Merz.
La premier sa che il sentiero è strettissimo, perché bisogna anche mettere al riparo l’incasso della decima rata del Pnrr, 28 miliardi di euro, che sono ossigeno pure per le casse esangui dello Stato, e nello stesso tempo c’è bisogno di avere concessioni sulle ferree regole di bilancio europee proprio per abbassare i costi energetici. Su entrambi i fronti la Meloni conta anche sul determinante appoggio del suo uomo a Bruxelles, Raffaele Fitto, responsabile della coesione, ma sa che deve riuscire a portare dalla sua parte la Germania. Ma per ora il cancelliere tedesco, che pur ha fatto alcune aperture, non sembra intenzionato a fare troppe concessioni sul patto di stabilità. Qualcuno adesso ricorda come fu proprio Fitto nell’agosto del 2023 in qualità di ministro degli affari europei, il primo ad avvertire dei rischi di un ritorno del vecchio patto di stabilità, dopo la sospensione post Covid. A Roma durante la festa dell’Europa, il 9 maggio scorso, sempre il vicepresidente della Ue, ha parlato di energia come priorità per l’Europa. “Nei corridoi della commissione sono in molti a pensare che Fitto possa davvero giocare un ruolo molto importante nel mediare tra le diverse posizioni. Il suo ascendente sia verso la presidente e sia verso il commissario all’economia Dombrovskis e in crescita.
E le sue doti di diplomazia sono sicuramente apprezzate anche dai tedeschi e dai paesi frugali, che certo riconoscono in lui sobrietà ed equidistanza verso problematiche così delicate. E si vocifera che le recenti piccole aperture fatte dal commissario all’economia, sono in gran parte dovute proprio a Fitto.” dice un alto funzionario della commissione. Il ministro del made in Italy Adolfo Urso, il mese scorso, ha espressamente chiesto nel suo incontro con il vicepresidente esecutivo Stephane Sejourne uno stop al meccanismo dell Ets e al patto di stabilità proprio per far fronte al rincaro dei carburanti, ricevendo qualche timida apertura. Ma ora occorrono i fatti “La premier italiana sta cercando di giocare forse la sua più difficile partita in Europa, per cercare di arrivare a concessioni sul patto di stabilità per l’energia come quelle fatte per la difesa, e per fare questo cerca di formare un fronte comune con altri paesi, ma ha necessità di arrivare ad un accordo con la Germania, cosa che per il momento non ha ottenuto” dice una fonte diplomatica europea. Ma quello di cui ha bisogno la Meloni è di allargare la schiera di paesi che possano appoggiare le sue richieste, e dopo Romania, Polonia (Donald Tusk che nella sua visita a Roma ha riconosciuto importanza della Meloni, che ha “reso la politica europea più forte ed incisiva” le ha ribadito il sostegno anche su questo) Belgio e Francia, anche la Spagna di Sanchez sembra orientata a chiedere maggiore flessibilità.
Ma anche sul fronte dei frugali lo schieramento non pare più così compatto come prima, perché Danimarca e paesi baltici hanno da tempo chiesto maggiore flessibilità per le spese sulla difesa e questo potrebbe essere un buon motivo per avanzare uguale trattamento anche sul tema energetico. Il filo diretto tra Roma e Bruxelles, dicono, è costantemente aperto, così come quello con Berlino. La Germania ha visto crescere il rapporto deficit/PIL sopra il 3%, soprattutto a causa dell’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale per le spese di difesa, e non è ancora in procedura per disavanzo, ma l’industria tedesca ha già mostrato in più occasioni una insofferenza verso alcune regole europee, come quella dell’Ets proprio perché aumenterebbero i costi energetici per le imprese. Ed è anche su questo che il governo Meloni potrebbe provare a convincere il cancelliere Merz che un allenamento delle regole europee andrebbe anche a suo vantaggio. Intanto in attesa di avere buone da Bruxelles, Giorgia Meloni si muove anche da sola. Oggi vola a Navarino, in Grecia, ospite nel resort da mille e una notte dell’European Gulf forum, organizzato dal nuovo proprietario di Repubblica, il greco Theodore Kyriakou, ma dove soprattutto sarà seduta a fianco dell’emiro del Qatar e di quello del Kuwait. E già da qui si capisce bene quale sia il vero obiettivo della sua missione in terra greca.
Ma allo stesso tempo Meloni cercherà di convincere alcuni paesi del sud Europa, presenti all’evento, di seguirla nella sua battaglia con la commissione per allentare le regole del patto di stabilità, senza dimenticare che al forum sarà presente anche uno dei paesi, in passato tra i più rigorosi nel rispetto dei parametri sul debito, ma che ha sforato il deficit per l’aumento delle spese per la difesa. Mai un presidente del Consiglio italiano è stato così tante volte nel Golfo. A inizio aprile è volata in Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, primo leader europeo a volare lì, dopo lo scoppio del conflitto in Iran. A dicembre 2025 era a Manama come ospite d’onore del Consiglio dei Paesi del Golfo, prima europea invitata dal 2016. Il suo intento quindi appare quello non solo di allargare i canali di approvvigionamento energetico, ma anche di aumentare il ruolo diplomatico dell’Europa, in un contesto mediorientale in cui pare ormai aver perso gran parte della sua influenza.
Dopo la Grecia, Meloni non tornerà a Roma, ma volerà nella vicino Cipro, per incontrare il Presidente della Repubblica, Nikos Christodoulidīs. Il paese è attualmente presidente di turno dell’Ue, e come già successo a Roma certamente anche con Christodoulidis, la premier parlerà di energia e di patto di stabilità. Insomma da Palazzo Chigi non si vuole lasciare nulla di intentato, anche perché su energia e bollette ci si gioca moltissimo non solo sul piano economico, ma anche dal punto di vista politico. E le elezioni sono sempre più vicine.
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