Ex Ilva, domani tavolo tecnico con i sindacati al Mimit: Jindal in pressing

03 Agosto 2026 - 12:55
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Ex Ilva, domani tavolo tecnico con i sindacati al Mimit: Jindal in pressing
ex ilva cornigliano genova

Genova. Contro quello che è stato definito “il punto di non ritorno”, oggi, i lavoratori dell’ex Ilva di Taranto sono in sciopero per otto ore. La protesta è stata proclamata dalla Fiom Cgil di Acciaierie d’Italia e delle aziende dell’appalto subito dopo il decreto con cui la Corte d’Appello di Milano, la settimana scorsa, ha disposto la sospensione delle attività dell’area a caldo entro 90 giorni.

Lo stop fissato per l’area a caldo, in mancanza di una messa in sicurezza dell’impianto – in particolare la rimozione dell’amianto da alcune strutture – ha aperto scenari preoccupanti per tutta la filiera, per la continuità produttiva di Taranto e degli altri stabilimenti (che lavorano materiale prodotto a Taranto) e ha obbligato il governo a ridefinire la gara, gli impianti e le tutele.

I sindacati dell’ex Ilva domani, martedì 4 agosto alle 10, sono convocati al ministero delle Imprese e del Made in Italy per un tavolo tecnico – “incontro relativo al futuro dell’impianto siderurgico di Taranto” – voluto dal ministro Adolfo Urso.

Il ministro ha inoltre annunciato, per mercoledì 5 agosto, un’altra riunione dedicata all’area di Taranto, con l’obiettivo di analizzare i progetti industriali presentati dai soggetti che hanno manifestato interesse a sviluppare nuovi investimenti nel territorio.

Nei giorni scorsi il tema principale – affrontato anche durante un incontro da remoto tra Urso, il presidente della Regione Liguria Marco Bucci e la sindaca di Genova Silvia Salis – è stato quello della ridefinizione di una gara che escludesse gli impianti a caldo di Taranto. Secondo alcune voci, tra cui Confindustria, lo “spezzatino” renderebbe il gruppo più appetibile anche a investitori nazionali.

Ma in alcune interviste a testate nazionali Narendra Kumar Misra, direttore delle operazioni in Europa di Jindal Steel International – il colosso industriale indiano che sembrava in dirittura d’arrivo per acquisire l’ex Ilva – ha ribadito l’interesse del gruppo per l’intero perimetro dell’azienda, compresa l’area a caldo.

Secondo Jindal la non autonomia produttiva sarebbe un punto debole per l’operazione (anche se tra qualche mese potrebbe rifornire di bramme gli stabilimenti a freddo in Italia con una nuova centrale di produzione in Oman). Un’altra strada potrebbe essere, per gli indiani, quella di accelerare sulla costruzione di un forno elettrico. Su questo aspetto anche il fondo americano Flacks resta al tavolo della trattativa.

Le incognite sono molte ma la prima certezza è quella sul fronte dell’occupazione. Secondo alcune stime, per i 90 giorni di stop dell’area a caldo di Taranto, lo Stato dovrà garantire fondi per ammortizzatori sociali per almeno 5-6mila addetti a livello nazionale, praticamente la metà della forza lavoro oltre a migliaia di dipendenti dell’indotto.

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