Ex Ilva, il giorno della non-sentenza: Taranto resta sospesa nel labirinto giudiziario

Doveva essere il giorno (l’ennesimo) della verità per il futuro dell’acciaio italiano, ma si è trasformato nell’ennesimo capitolo del limbo giuridico. La Corte d’Appello di Milano non ha deciso, riservandosi di deliberare sulla seconda istanza di sospensiva presentata dai commissari di Acciaierie d’Italia e Ilva in amministrazione straordinaria. La richiesta punta a congelare il provvedimento che impone lo spegnimento dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto entro il 28 ottobre, una decisione che prolunga l’agonia di una fabbrica, di una città e di un intero comparto industriale.
Davanti al collegio presieduto da Giuseppe Ondei lo scontro legale è stato totale, con i legali dell’azienda che hanno ribadito il rischio di un danno irreparabile da oltre 830 milioni di euro in caso di spegnimento e, sul fronte opposto, i cittadini e le associazioni ambientaliste che pretendono la priorità assoluta per la salute pubblica. A frenare una decisione immediata è stata anche la dura posizione della Procura Generale di Milano, che ha chiesto di dichiarare inammissibile il ricorso ritenendo superfluo un nuovo intervento dopo il primo rigetto dell’11 settembre e indicando nelle Sezioni Unite della Cassazione, convocate per il 20 ottobre, la sede naturale per esprimersi prima della scadenza dei termini.
La reazione della politica fotografa uno stallo istituzionale pesantissimo, con il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, che ha parlato apertamente di un labirinto giudiziario in cui è stata spenta anche la luce, mentre il governo osserva con un decreto pronto ma congelato dai tempi dei tribunali. Fuori dal Palazzo di Giustizia si è consumato lo specchio della frattura sociale del Paese, diviso tra i lavoratori metalmeccanici terrorizzati dal licenziamento e i rappresentanti delle famiglie di Taranto che chiedono lo stop definitivo ai fumi.
La riserva della Corte d’Appello di Milano non durerà molto e il verdetto definitivo sulla sospensiva è atteso entro le prossime quarantotto ore. Se i giudici concederanno la sospensiva, gli impianti prenderanno tempo in attesa della Cassazione, mentre in caso di rifiuto scatterà il conto alla rovescia di meno di un mese per lo spegnimento definitivo di altoforni e cokerie, con un effetto domino immediato sui 2.500 licenziamenti dell’indotto e sul blocco dei siti del Nord come Genova Cornigliano.
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