Farage e non solo: la conferenza di Reform UK mostra il legame tra destra radicale, petrolieri e big tech

In America si era visto con l’inedito (e inimmaginabile fino a un paio di anni fa) sodalizio tra il fautore del «drill, baby, drill» Donald Trump e il papà delle auto elettriche Tesla Elon Musk, poi andato in crisi non per divergenze su petrolio e rinnovabili ma sulla gestione del potere. Al di qua dell’Atlantico qualcosa di analogo si è visto con il partito di estrema destra tedesco Alternative für Deutschland (AfD), la cui leader Alice Weidel era partita lancia in resta per abbattere le pale eoliche presenti in Germania. Tra i leader politici italiani non c’è neanche bisogno di fare nomi, tra quanti mostrano di sopportare a malapena la necessità di affidarsi alle rinnovabili (come dimostra la costante frenata di nuove istallazioni) e insistono invece ancora sull’opportunità di ricorrere ai combustibili fossili, che si tratti di gas russo o altro. E ora anche dalla Gran Bretagna arriva un esempio del legame che unisce forze di destra e settore petrolifero. La conferenza annuale del partito britannico di destra Reform UK, guidato da Nigel Farage e aperta oggi a Birmingham, è da questo punto di vista un evento centrale per comprendere le dinamiche e le alleanze della destra radicale, come ha scritto recentemente la testata online DeSmog, che si occupa in particolare di crisi climatica e disinformazione. All’evento della destra inglese, in cui fino a dopodomani si entra con pass che vanno dalle 25 sterline (per gli under 25) alle 3000 sterline (tasse escluse, include invece «a champagne breakfast with Nigel Farage») prendono parte molti rappresentanti dei principali compagnie petrolifere, importanti colossi della tecnologia globale ed esponenti di spicco di gruppi anti-abortisti, oltre ovviamente a delegazioni politiche internazionali.
Il settore dei combustibili fossili mantiene una presenza strutturata all’interno della manifestazione della destra britannica tramite organizzazioni di categoria e grandi aziende della distribuzione petrolifera. Gruppi come Fuels Industry UK, che rappresenta i colossi BP, Shell ed ExxonMobil, nel corso della tre giorni a Birmingham ospitano ricevimenti ed eventi dedicati al futuro dell’energia, affiancati da esponenti del partito di Farage noti per le loro posizioni di aperto scetticismo verso la scienza climatica. La dirigenza di Reform promuove apertamente l’espansione della produzione nazionale di idrocarburi, respingendo le teorie sul riscaldamento globale causato dall’uomo. E non a caso, evidentemente, dalla sua fondazione nel 2019, la formazione politica guidata da Farage ha ricevuto secondo i calcoli di DeSmog oltre 24 milioni di sterline da finanziatori legati all’industria estrattiva, una cifra che rappresenta oltre i due terzi delle entrate totali.
Anche i giganti del settore tecnologico come Google, Meta e TikTok ricoprono un ruolo di primissimo piano all’interno dell’evento organizzato da Reform Uk e anche loro attraverso la gestione diretta di incontri e corsi per così dire formativi. Meta interviene in un dibattito sulle opportunità offerte dall’intelligenza artificiale, affiancando i rappresentanti del partito che promuovono la creazione di nuovi data center ad alto consumo energetico. Google organizza sessioni pratiche dedicate all’istruzione dei consiglieri locali di Reform nell’uso dei propri strumenti informatici, mentre TikTok sponsorizza un panel incentrato sulle moderne strategie di campagna politica digitale. Inutile dire che molte di queste aziende vantano legami finanziari e di sostegno diretti con la politica conservatrice statunitense.
Nota tra l’altro DeSmog che i legami costruiti dalla destra britannica, seguendo una strategia ampiamente utilizzata Oltreoceano, non si limitano ai settori petroliferi e del big tech. L’agenda dell’evento di Birmingham registra anche un’inedita apertura verso il movimento anti-abortista attraverso la partecipazione di figure apicali di organizzazioni pro-life britanniche. Rappresentanti di gruppi come Right to Life, Christian Institute e Christian Concern prendono la parola in sessioni dedicate per contestare le normative vigenti sull’interruzione volontaria di gravidanza. Questo posizionamento si inserisce in una più ampia strategia di avvicinamento alle organizzazioni evangeliche e conservatrici attive in America e legate al presidente Trump e al vice Jd Vance (che proprio oggi se n’è uscito con una frase che non si sa se definire medievale o da ironia alla Blues brothers «in missione per conto di Dio»), come l’Alliance Defending Freedom negli Stati Uniti. E tale influenza sta spingendo la dirigenza del partito ad assumere posizioni sempre più critiche verso la legislazione sull’aborto, nel tentativo di importare nel dibattito pubblico britannico temi tipici della guerra culturale americana.
L’intera architettura della conferenza, scrive DeSmog, dimostra l’intenzione di Reform UK di importare nel Regno Unito il modello ideologico e programmatico del movimento conservatore americano. I temi affrontati spaziano dalle critiche alle organizzazioni sovranazionali come l’Organizzazione mondiale della sanità fino all’adozione di toni severi in materia di immigrazione e sicurezza. Nonostante le accese contestazioni mosse dalle organizzazioni civiche per i diritti umani e dal mondo dell’attivismo ambientale, la manifestazione di Birmingham certifica il consolidamento di un blocco di potere transatlantico che unisce le grandi risorse del capitale corporativo e tecnologico alle istanze ideologiche della destra estrema. Col petrolio a fare da collante.
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