Farmaci innovativi, ogni euro investito ne restituisce 5,67: lo studio EFPIA
Bruxelles – L’investimento in nuovi farmaci non è un costo per i sistemi sanitari europei, ma un moltiplicatore economico. È questa la tesi centrale dello studio che la Federazione europea delle industrie farmaceutiche e delle associazioni (EFPIA) ha pubblicato oggi, (23 giugno), basato su dati relativi a 29 Paesi europei e tre aree terapeutiche nell’arco di un decennio.
La ricerca, condotta dall’istituto WifOR in collaborazione con il professor Frank R. Lichtenberg della Columbia University, mostra che i 11,67 miliardi di euro investiti in nuovi farmaci tra il 2014 e il 2024 hanno generato oltre 66 miliardi di euro in benefici sociali, economici e risparmi ospedalieri, con un ritorno medio di 5,67 euro per ogni euro speso.
I numeri dello studio
I dati principali dello studio parlano chiaro. Tra il 2014 e il 2022, l’utilizzo di farmaci di nuova approvazione è associato alla riduzione di 1,83 milioni di anni di vita persi prima degli 85 anni e di 20,9 milioni di giornate di ricovero ospedaliero nei 29 Paesi analizzati, l’equivalente di oltre 57.000 posti letto liberati per un anno intero.
Sul piano economico, ogni euro investito in farmaci oncologici ha restituito 6,80 euro, mentre i farmaci per diabete e metabolismo hanno reso 4,70 euro e quelli per le malattie respiratorie 3,80 euro. Dei 66 miliardi di benefici totali, 38 miliardi sono attribuibili a guadagni di produttività della forza lavoro, 19 miliardi a contributi non retribuiti e 9 miliardi a risparmi diretti sui costi ospedalieri.
L’Europa investe meno di Usa e Cina
Lo studio punta il dito anche sulle politiche europee, accusate di privilegiare il contenimento della spesa nel breve periodo rispetto a una visione di investimento. L’Europa destina alla spesa farmaceutica circa l’1% del PIL, contro il 2% degli Stati Uniti e l’1,8% della Cina. Negli ultimi vent’anni il continente ha perso quasi un quarto della propria quota globale di investimenti in ricerca e sviluppo farmaceutico, e la sua quota di sperimentazioni cliniche finanziate dall’industria si è quasi dimezzata dal 2013 ad oggi.
Stefan Oelrich, presidente di EFPIA, ha dichiarato: «Se l’Europa vuole rimanere un leader globale nelle scienze della vita, deve creare un ambiente in cui l’innovazione possa prosperare e i pazienti possano beneficiare delle scoperte scientifiche senza ritardi inutili. Le scelte fatte oggi determineranno se l’Europa continuerà a guidare l’innovazione medica o se perderà ulteriore terreno in uno dei settori strategicamente più importanti al mondo».
Nathalie Moll, direttrice generale di EFPIA, ha aggiunto: «Questi dati si aggiungono alle evidenze sempre più numerose che dimostrano che la spesa sanitaria crea un valore notevolmente superiore al suo costo per la società. Depriorizzare la salute e i budget per i farmaci è una scelta politica che non è solo un errore strategico, ma una decisione economicamente autolesionistica che sacrifica la prosperità di lungo periodo in favore di guadagni nel breve termine».
Gli autori dello studio rivolgono alle istituzioni europee tre raccomandazioni principali: riconoscere l’innovazione farmaceutica come un investimento economico e non come un costo; garantire un accesso tempestivo ed equo dei pazienti ai farmaci innovativi in tutta Europa; rafforzare l’ecosistema europeo delle scienze della vita attraverso un’azione politica coordinata tra gli Stati membri.
Di questi ed altri argomenti si parlerà mercoledì 24 al Parlamento europeo durante l’evento Connact Summer Workshop.
Articolo scritto con l’ausilio della IA.
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