Ferragamo, gli investitori credono nel rilancio: titolo a +105% in un anno

20 Luglio 2026 - 17:20
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Salvatore Ferragamo è stata la regina indiscussa di Piazza Affari e dei listini del lusso europei negli ultimi sei mesi: il titolo ha guadagnato il 30,4% tra gennaio e fine giugno, il miglior rialzo del comparto in Europa. Allargando l’orizzonte, l’incremento da inizio anno sale al 26% e schizza al 105% su base annua. Un rally che stride con i fondamentali: la maison fiorentina è orfana di un amministratore delegato dal marzo 2025, quando Marco Gobbetti ha lasciato la guida del gruppo, e reduce da diversi trimestri in rosso.

Gli analisti guardano con cautela a un rialzo che sembra guidato più dall’auspicio sul futuro assetto societario che da un’inversione di rotta operativa già consolidata: a fine maggio il buy-back da 53 milioni di euro annunciato dal cda è stato letto come un segnale di fiducia nelle prospettive del gruppo, mentre la scadenza, il 29 giugno, del patto parasociale tra Ferragamo Finanziaria e Majestic Honour Limited (riconducibile all’imprenditore di Hong Kong Peter Woo), non rinnovato dopo la comunicazione formale inviata a fine dicembre 2025, ha alimentato ulteriori ipotesi su un possibile riassetto della governance, pur restando la famiglia Ferragamo saldamente alla guida del capitale.

Secondo un’analisi di Business of Fashion firmata da Luca Solca e Maria Meita, il possibile turnaround della maison poggia su quattro pilastri: il ritorno del mercato del lusso verso l’eleganza classica dopo anni di casualizzazione post-pandemica, un fattore che avvantaggia un brand formalwear come Ferragamo; un maggiore allineamento tra posizionamento, prodotto, merchandising e comunicazione attorno al claim “Timeless italian luxury with a twist”, con priorità su scarpe donna e la linea di borse ‘Hug’ introdotta dal direttore creativo Maximilian Davis, senza peraltro ulteriori aumenti di prezzo previsto; un assortimento più snello, con una riduzione delle referenze fino al 25% che ha già portato le scorte ad una contrazione del 10% nel 2025. Infine, la razionalizzazione della rete distributiva, con la chiusura di 70 negozi tra 2025 e 2026, soprattutto in Cina, e la riapertura della metà in location migliori, insieme alla pulizia del canale wholesale.

Gli stessi autori sottolineano un paradosso: è quasi un miracolo che Ferragamo sia riuscita a imboccare questa strada senza un nuovo amministratore delegato. Ma forse è proprio l’assenza di un nuovo CEO, che potrebbe sentirsi in dovere di imprimere una direzione diversa al business, ad aver permesso a un team definito di “vecchie volpi” che conoscono bene l’azienda e concordano sulla rotta da seguire – James Ferragamo, Michele Norsa, Ernesto Greco e Christian Foddis – di portare avanti il piano con continuità.

I segnali trovano riscontro parziale nei numeri: il primo trimestre 2026 si è chiuso con ricavi per 209 milioni di euro, in calo del 5,5% a cambi correnti ma con il canale dtc in crescita, trainato da Nord America e Centro-Sud America a doppia cifra.

L’appuntamento decisivo per confermare la traiettoria di rilancio sarà il 3 agosto, quando la maison pubblicherà i conti del primo semestre. Barclays, in un report del 26 giugno, mantiene il rating Underweight, con target price a 5,8 euro contro un prezzo di 10,19 euro alla chiusura del 25 giugno, ma alza le stime: attesi ricavi netti per 254 milioni nel secondo trimestre, pari a una crescita organica del 5%, con l’Europa in miglioramento grazie a un wholesale meno penalizzante, il Nord America ancora a +16% e l’Asia Pacifico debole a -4 per cento. Per l’intero anno la banca britannica prevede un Ebit di 33 milioni di euro, margine al 3,4%, in crescita di 92 punti base. Un quadro che conferma come il mercato stia scommettendo sul rilancio, pur restando la strada ancora lunga.

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