Francofonte sciolto per mafia, la Prefettura: “Comune permeabile agli interessi criminali”

29 Luglio 2026 - 09:40
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Francofonte sciolto per mafia, la Prefettura: “Comune permeabile agli interessi criminali”

Un Comune ritenuto privo di adeguati “anticorpi” contro le infiltrazioni mafiose, nel quale la distinzione tra attività amministrativa e interessi della criminalità organizzata sarebbe progressivamente venuta meno. Questo il quadro che emerge dalla relazione della Prefettura di Siracusa, redatta ai sensi dell’articolo 143 del Testo unico degli enti locali e trasmessa al Ministero dell’Interno il 27 marzo 2026, che ha portato allo scioglimento del Comune di Francofonte per infiltrazioni mafiose.

Secondo gli ispettori ministeriali, l’attività amministrativa avrebbe evidenziato una “metodologicamente pianificata assenza di controlli”, tale da favorire, secondo la ricostruzione prefettizia, gli interessi della criminalità organizzata locale.

Le conclusioni della commissione d’accesso affondano le radici nell’operazione “Agorà” del 2022, che aveva colpito il clan Nardo-Sambasile, ritenuto dagli investigatori egemone nell’area nord della provincia di Siracusa. Dalle risultanze investigative, richiamate nella relazione, emerge come il sodalizio mafioso non si limitasse alle tradizionali attività illecite, ma esercitasse un controllo capillare sul territorio, influenzando anche settori economici come il trasporto dei prodotti ortofrutticoli.

Nella relazione vengono dedicate numerose pagine alla figura del sindaco Daniele Nunzio Lentini. Secondo la Prefettura, sarebbero emersi rapporti e frequentazioni con persone ritenute contigue alla criminalità organizzata, ritenuti incompatibili con il ruolo istituzionale ricoperto.

Tra gli episodi richiamati compare anche un video pubblicato sui social nel quale un soggetto indicato come appartenente agli ambienti criminali brinda in favore del primo cittadino, definendolo pubblicamente “compare” e ringraziandolo per l’impegno profuso verso il paese.

La relazione richiama inoltre alcune risultanze investigative relative alle campagne elettorali del 2018 e del 2023, nelle quali, secondo gli elementi raccolti, candidati e liste avrebbero beneficiato del sostegno di soggetti appartenenti o vicini ai contesti mafiosi.

Tra i capitoli più significativi della relazione figura quello dedicato ai servizi funebri. Secondo gli ispettori, una sola famiglia, ritenuta collegata ai clan locali, avrebbe gestito circa il 74% delle risorse comunali destinate ai funerali delle persone indigenti.

La Prefettura evidenzia inoltre come, nonostante tali interventi assistenziali fossero finanziati con fondi pubblici, in diverse occasioni i funerali si sarebbero svolti con manifestazioni particolarmente sfarzose, comprendenti spettacoli pirotecnici e musica neomelodica.

Tra gli episodi riportati viene inoltre richiamata una disposizione verbale attribuita al sindaco per l’impiego della Polizia municipale in occasione dell’inaugurazione di un’agenzia funebre riconducibile agli stessi contesti familiari, nonostante il parere contrario del comandante del Corpo.

Un altro capitolo riguarda la Pro Loco “Idria”. Tra il 2021 e il 2025 il Comune avrebbe trasferito all’associazione oltre 1,3 milioni di euro. Secondo la relazione prefettizia, nel direttivo sedevano familiari di esponenti di vertice del clan Nardo e l’associazione avrebbe successivamente affidato lavori e servizi ad aziende ritenute vicine agli stessi ambienti criminali, senza che venissero effettuate le verifiche previste dalla normativa antimafia attraverso la Banca dati nazionale antimafia (Bdna).

La Prefettura descrive inoltre un ricorso frequente alle procedure di somma urgenza per l’affidamento di lavori pubblici. Secondo gli ispettori, alcune commesse sarebbero state assegnate anche a imprese successivamente colpite da interdittiva antimafia.

Durante gli accertamenti, una dipendente comunale avrebbe riferito che le richieste di verifica alla Banca dati nazionale antimafia erano soltanto quattro o cinque all’anno, a fronte di un numero ben più elevato di rapporti contrattuali con soggetti esterni.

La relazione richiama anche cinque interdittive antimafia adottate dalla Prefettura nei confronti di imprese riconducibili, direttamente o indirettamente, al sindaco e operanti nei settori agricolo, edilizio e delle energie rinnovabili.
Tra gli elementi valorizzati dalla commissione figura anche la gestione dell’attività edilizia.

Gli ispettori riferiscono del caso di un manufatto di circa 65 metri quadrati che occupava da oltre dieci anni suolo pubblico senza che fosse stata definita la relativa posizione amministrativa. Alla richiesta di chiarimenti, gli uffici comunali avrebbero riferito dell’impossibilità di reperire la documentazione, parlando dello smarrimento dei fascicoli.

Nelle conclusioni della relazione, la Prefettura ritiene che le criticità riscontrate non siano riconducibili a semplici disfunzioni amministrative, ma delineino un sistema caratterizzato da carenze di controllo tali da favorire gli interessi della criminalità organizzata.

È sulla base di queste valutazioni che è stata proposta al Ministero dell’Interno la misura dello scioglimento del Consiglio comunale di Francofonte per infiltrazioni mafiose, poi adottata dal Governo.

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