Frasers Group, ancora shopping nello sportswear: sale all’8,78% di Under Armour

06 Ottobre 2026 - 15:05
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Frasers Group rafforza la propria presenza nel mercato globale dello sportswear con l’ingresso nel capitale di Under Armour. Il retailer britannico – a capo di Sports Direct, Flannels e House of Fraser – ha rilevato 16,58 milioni di azioni Class A del gruppo statunitense, corrispondenti all’8,78% dei titoli della stessa categoria. L’operazione emerge da una Schedule 13G depositata alla Securities and Exchange Commission (Sec) il 1° ottobre, con riferimento a una partecipazione acquisita il 24 settembre.

Il documento chiarisce la natura dell’operazione: Frasers definisce l’investimento come una partecipazione detenuta a fini finanziari e non dichiara alcuna intenzione di intervenire sul controllo o sulla gestione di Under Armour. La quota, dunque, non modifica gli equilibri societari del gruppo americano, che mantiene una struttura azionaria dual class. Kevin Plank, fondatore e attuale CEO di Under Armour, controlla circa il 64,6% dei diritti di voto complessivi attraverso le azioni Class B, alle quali sono attribuiti dieci voti ciascuna.

L’investimento arriva mentre il colosso a stelle e strisce dello sportswear è impegnato in un processo di trasformazione del business, in un quadro di debolezza soprattutto in Nord America. Nell’esercizio 2026 i ricavi della regione sono infatti diminuiti del 7,9% a 641 milioni di dollari (circa 570,5 milioni di euro), mentre nel primo trimestre dell’esercizio 2027 il calo è stato del 9 per cento. La società ha inoltre rivisto al ribasso le previsioni sui ricavi per l’intero esercizio, indicando una domanda più debole in particolare in Nord America e Asia-Pacifico.

Per Frasers, invece, la partecipazione rappresenta un ulteriore tassello di un modello di crescita costruito anche attraverso l’ingresso nel capitale di società esterne al proprio perimetro. L’obiettivo non è necessariamente quello di arrivare al controllo: le quote possono infatti consolidare rapporti commerciali, ampliare l’accesso a nuovi mercati e creare le condizioni per successive operazioni. Una strategia che il gruppo ha applicato con intensità crescente negli ultimi anni. Tra gli esempi più rilevanti c’è Hugo Boss, società nella quale il gruppo ha progressivamente aumentato la propria esposizione fino a lanciare un’offerta pubblica volontaria. Al termine del periodo supplementare di adesione, la partecipazione del gruppo britannico è arrivata al 47,89% del capitale e dei diritti di voto. Nel caso di Puma, invece, Frasers ha costruito una quota intorno al 5,77%, in un rapporto che si lega anche alla relazione commerciale tra il brand tedesco e Sports Direct. Nel mercato australiano, il gruppo ha inoltre portato la partecipazione in Accent Group al 22,9%, affiancandola a un progetto di sviluppo della rete Sports Direct nel Paese.

Il perimetro di Frasers si sta intanto allargando anche oltre lo sportswear. Il gruppo ha infatti riunito sotto una nuova piattaforma, Frasers Group Luxury, alcune delle sue principali attività nel segmento alto di gamma: Flannels, Harvey Nichols e The Webster. La nuova divisione è stata presentata dal CEO Michael Murray durante la Paris fashion week e nasce con l’ambizione di coordinare e sviluppare ulteriormente le attività luxury del gruppo, sia attraverso la crescita organica sia tramite nuove acquisizioni e investimenti. La nuova divisione si affianca alle partecipazioni già costruite da Frasers nel segmento luxury, tra cui quelle in Mulberry e la già citata Hugo Boss, oltre alla quota detenuta in Burberry (ora salita al 6,32 per cento). Secondo Murray, il business del lusso ha superato 1 miliardo di sterline di valore nel giro di dieci anni e rappresenta ormai uno degli assi portanti della strategia del gruppo. L’ecosistema conta attualmente più di cento negozi tra Regno Unito e Stati

La riorganizzazione arriva in una fase di espansione per il gruppo soprattutto nell’ambito delle M&A. Nell’esercizio chiuso il 26 aprile 2026 Frasers ha registrato ricavi in crescita dell’8,7% a 5,33 miliardi di sterline (circa 6,2 miliardi di euro), spinti dall’internazionalizzazione (+59,2%), mentre l’utile ante imposte riportato è salito del 38,9% a 527,8 milioni. L’utile del retail è aumentato del 22,1%, con il margine lordo al 47,1 per cento. Il quadro resta però più difficile sul fronte domestico: i ricavi di Uk Sports sono scesi del 4,7% e quelli di Premium Lifestyle del 6,9%, mentre l’utile rettificato ante imposte ha perso il 4%, a 538 milioni, tra consumi deboli e scorte elevate nel settore. Il gruppo ha registrato una perdita operativa di 152,2 milioni di sterline, a fronte di un utile operativo di 38,1 milioni di sterline un anno prima, a causa delle svalutazioni legate alle acquisizioni.

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