Israele, la Sinistra al Parlamento europeo: “Liberare Hussam Abu Safiya”
dall’inviato a Strasburgo – “Liberate Hussam Abu Safiya!” In Parlamento europeo l’europarlamentare irlandese Lynn Boylen (la Sinistra) dimostra che il caso del medico palestinese divenuto un simbolo dell’annientamento della Palestina da parte di Israele non è finito nel dimenticatoio. Nell’Aula di Strasburgo – che ripropone divisioni e contrapposizioni note, e discussioni mai superate su sanzioni mai prese o ancora da prendere -, c’è chi ancora dà spazio alla vicenda di un uomo “arrestato arbitrariamente da Israele da dicembre 2024”, denuncia l’eurodeputata irlandese, che punta il dito contro il governo di Benjamin Netanyahu: “Hussam Abu Safiya stato percosso, è stato torturato, è a rischio di morte”. Quindi si rivolge a Commissione e Stati membri: “L’Unione europea deve agire urgentemente per garantire il rilascio immediato di Hussam Abu Safiya”.
L’intervento di Boylen si inserisce nel dibattito voluto dal gruppo dei socialisti sulla situazione a Gaza e la ricostruzione che ne dovrà seguire. Fin qui la vicenda di Abu Safiya è stata portata avanti dalle organizzazioni non governative, risultando quasi assente dal dibattito politico. L’esponente della sinistra radicale punta a includere la sua storia anche nella lista di ciò che l’UE, sostiene, dovrebbe fare di fronte alle modalità di azione dello Stato ebraico a Gaza e in Cisgiordania. Boylen denuncia “il genocidio” in atto e chiede “la sospensione dell‘accordo di associazione UE-Israele“, insieme a “sanzioni” contro il governo Netanyahu e i suoi membri, “pieno sostegno all’Agenzia per i rifugiati palestinesi dell’ONU” (UNRWA) e il risarcimento per “1,50 milioni di infrastrutture dell’UE pagate con i soldi dei cittadini e per cui Israele non ha ancora risarcito un centesimo”.
A proposito di risarcimenti, in un emiciclo pressoché deserto il socialista spagnolo Nacho Sanchez Amor (S&D) ritiene necessario e giusto che l’UE “chieda a Israele lo stesso che si pretende dalla Russia”. Vuol dire che se Mosca deve pagare per la ricostruzione dell’Ucraina, allora Tel Aviv “deve pagare per ricostruire Gaza”.

Nella convergenza socialisti-liberali-sinistra radicale per la linea dura e decisa contro l’attuale amministrazione israeliana si registra anche l’attacco frontale alla Commissione europea. Inizia Yannis Maniatis (S&D), criticando l’esecutivo comunitario per aver partecipato alla riunione del Board of Peace del presidente USA, Donald Trump: “È stato un errore andare, la Commissione non aveva alcun mandato. La visita doveva essere annullata”. Rincara la dose Irene Montero (Podemos/la Sinistra), che attacca personalmente la commissaria per il Mediterraneo, Dubravka Šuica, a rappresentare il collegio al dibattito: “Commissaria, il presidente Trump ha il suo numero di telefono? Vi chiama come fa con il presidente della FIFA? Vi telefona per chiedere di sostenere il genocidio?”
Il dibattito viene mal digerito dal PPE, con Antonio Lopez Isturiz che critica l’iniziativa e la lega alle difficoltà del governo di Pedro Sánchez in Spagna: “Questo tipo di dibattito esce fuori ogni volta che c’è un problema in Spagna”, sostiene e definisce “sterile” la discussione contro cui usa toni aspri. “Non ho sentito ancora parlare di Hamas, Hezbollah, e Iran”, incalza, offrendo sponda all’estrema destra sovranista. “Israele è la sola democrazia del Medio Oriente, circondata da milioni di musulmani”, sottolinea l’austriaco Harald Vilimisky (FPO/PfE). Anche dai banchi dei Conservatori (ECR) si sposta il dibattito sul ruolo di Israele e le sue responsabilità. “La ricostruzione di Gaza dovrà avvenire con lo smantellamento delle strutture terroriste”, sostiene Alberico Gambino (FdI), in un chiaro riferimento ad Hamas e in una congiuntura delle destre in chiave anti-palestinese.
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