Futuro nazionale, a Roma Vannacci show: “Siamo feccia e figli di nessuno, ne siamo fieri”
L’Auditorium della Conciliazione pieno di gente; 1.700 delegati; sostenitori (e finanziatori) in arrivo da tutta Italia; in Parlamento quella che lui chiama “la sporca dozzina” pronta a dare battaglia e sul palco lui, il generale, acclamato da tutti. Roberto Vannacci lancia a Roma la prima assemblea nazionale di Futuro nazionale, e lo fa a modo suo. Ha appuntati sul cellulare i nomi di tutti i giornalisti che, a suo dire, stanno aiutando il suo movimento a crescere e li ringrazia ironicamente uno per uno. Poi dipinge quello che sembra voler essere il suo ‘manifesto’.
“Vorranno dimostrare che noi tutti siamo la feccia, lo scarto. Voglio tranquillizzarli: noi oggi rappresentiamo lo scarto e la feccia e siamo orgogliosi di esserlo. In Parlamento abbiamo la sporca dozzina, fuori ci siamo noi, i figli di nessuno, contenti e fieri, fierissimi, di esserlo“, dice chiaro, chiamando a raccolta gli ‘estremisti’, gli esclusi, i dimenticati. Poi invita la platea ad alzarsi in piedi e raccogliersi in preghiera. Legge ai presenti l’invocazione dei paracadutisti francesi: “Con la forza e la fede andremo avanti, il resto lo conquisteremo da soli”, scandisce.
Vannacci attacca il centrodestra: “Perché allearmi con chi porta avanti l’agenda Draghi?”
La risposta a chi, da destra, lo accusa di essere la stampella della sinistra, arriva subito dopo. “Dicono che votiamo con la Boldrini, con Fratoianni, con Schlein e Conte; che sosteniamo il gay pride di Zan; ci hanno definito gli ‘utili idioti’. Ci dicono di smetterla e di allearci con questa alleanza di centrodestra, ma perché dovrei allearmi con chi continua a portare avanti l’agenda Draghi, il Green deal o il debito comune?”, attacca. Il generale ricorda di essere stato rimproverato “per non aver votato la fiducia” al governo Meloni ed elenca con precisione tutte le volte in cui in Europa “Forza Italia ha votato contro” misure ritenute di destra dal leader di FnV, “insieme a Pd, M5S e Avs”. “Alla prova dei conti c’è un asse tra il Partito popolare europeo e i socialdemocratici in Europa”; questo Governo “si allinea totalmente a supportare questa Commissione europea e la rinsecchita Von der Leyen. E io sarei quello che parteggia per la sinistra? Poi si invoca il voto utile: secondo questo manicheismo o stai con noi o stai con la sinistra… Io rispondo chiaramente: o con noi, con Futuro Nazionale, guardiani della sovranità, o con Von der Leyen, Draghi e il globalismo”, attacca, rispedendo le accuse al mittente.
In sala i leader del centrodestra, tutti rigorosamente invitati via pec, non ci sono. Gli ex alleati – per non sbarrare del tutto una porta che, però, sembra già almeno socchiusa – hanno mandato in avanscoperta i coordinatori cittadini: ad ascoltare lo one man show di Vannacci ci sono Marco Perissa (FdI), Luisa Regimenti (FI) e Angelo Valeriani (Lega). Quanto a un possibile accordo futuro, rispondendo ai cronisti, il generale parla chiaro: “Io non ho mai parlato di adesione al centrodestra, è il centrodestra che ne parla. Non è una mia istanza, sembra sia quasi un’aspettativa di questo centrodestra, per il quale io dovrei ammorbidire le mie posizioni e io rispondo di no: le mie posizioni non le ammorbidisco e non le cambio – è il messaggio – Ancora prima di nascere Futuro nazionale Vannacci è al 5%, grazie proprio a queste posizioni e a queste linee rosse. Noi siamo il sestante, che riporta alleanza centrodestra nella giusta direzione”.
Antonio Tajani non la pensa così: “Mi dispiace che Futuro nazionale abbia scelto di fare la quinta colonna della sinistra, abbandonando il centrodestra e votando sempre contro il governo”, ribadisce. E anche l’ex alleato Edoardo Rixi non nasconde i suoi dubbi: “Io sul tema di Vannacci son preoccupato. Perché se il centrodestra dovesse prendere Vannacci, rischia nel 2028 di avere un problema politico interno, perché chi tradisce una volta tendenzialmente tradisce sempre”, avverte.
Nessuna presa di distanza dalle parole del pentastellato Silvestri su Meloni
In ogni caso, il leader non intende scomporsi. Nemmeno di fronte a Giorgia Meloni, che in aula aveva rivendicato di essere la “vera destra”. “Non ho risposto al presidente del Consiglio perché se avrà una domanda da farmi, me la farà direttamente e avrò l’onore e il piacere di risponderle. Mi risulta che abbia parlato alla ‘sporca dozzina’ e loro hanno replicato. Al premier Meloni rispondo quando mi interpellerà“, si limita a dire, non difendendo la presidente del Consiglio nemmeno dopo le parole arrivate dal pentastellato Francesco Silvestri. “Io sono una persona di mondo, ho vissuto in caserma e ho frequentato le zone di combattimento di mezzo pianeta. Ci sono molte sfumature nelle parole. L’osservazione, fossi stata una donna, non l’avrei recepita come una possibile offesa sessista, e la stessa cosa avrei fatto con il termine ‘cortigiana’. Ma io non sono una donna, non ho questa sensibilità e quindi non posso rispondere”, taglia corto.
La chiusa, dal palco, è di quelle da far drizzare le antenne agli amici/nemici ‘à droite’: “Lo diciamo con forza e non ci vergogniamo, anzi vi chiedo di dirlo insieme: l’Italia agli italiani“. La corsa a destra è iniziata.
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