Garlasco, “quella frase la pronunciarono i carabinieri non Stasi”. L’incidente domestico e i 7 indizi
Il delitto di Garlasco rischia di rimanere uno dei più incredibili casi giudiziari in Italia irrisolti. A distanza di quasi 19 anni da quel drammatico 13 agosto 2007 in cui fu brutalmente uccisa Chiara Poggi, infatti, non c’è certezza su nulla. L’unico condannato in via definitiva per il delitto, Alberto Stasi, va addirittura verso una revisione del processo, secondo i pm della nuova inchiesta non era neanche presente sulla scena al momento dell’omicidio. I giudici che lo hanno condannato hanno infatti anche accertato che a partire da poco prima delle 10 di quella tragica mattina Alberto era certamente al computer di casa sua e lavorava alla sua tesi. Ma allora come si è arrivati a quella condanna? Per la prima volta esce allo scoperto il Pg della Cassazione, colui che chiese l’annullamento di quella condanna nel 2015, Oscar Cedrangolo.
Le sue sono dichiarazioni clamorose che svelano alcuni errori investigativi. Le parole di Cedrangolo hanno fatto tornare il sorriso (anche se amaro) pure all’avvocato di Stasi, Antonio De Rensis. “Questo – dice il legale riferendosi all’intervista di Cedrangolo a Zona Bianca su Rete4 – è il vero grande scoop giornalistico perché nessuno lo aveva mai intervistato. L’incipit dovrebbe essere stampato e ricordato da chi evoca la sentenza di condanna di Stasi”. Ecco l’incipit di Cedrangolo. “In questa sede e in queste aule non si giudicano gli imputati ma le sentenze. Si stabilisce se la sentenza è fatta bene o male. Se è fatta bene si conferma, se fatta male si annulla. Io non sono in grado con queste carte di dire se è innocente o non lo è, e nemmeno voi“.
Poi Cedrangolo entra nel dettaglio: “La mia scelta non è stata di coraggio intellettuale ma di fare al meglio il proprio lavoro. La condanna in appello Bis ha visto un mosaico indiziario di 7 elementi chiave. L’anello debole è stato il primo indizio, ritenuto grave, che Alberto Stasi avrebbe voluto far passare l’omicidio per incidente domestico. Si è rivelata una solenne bufala“. Cedrangolo spiega anche il motivo: “Tale affermazione non è mai stata pronunciata da Stasi ma dai carabinieri, i primi a entrare nella scena del delitto”.
Frasi simili le aveva pronunciate anche Massimo Lovati, l’ex legale di Andrea Sempio, da sempre convinto dell’innocenza di Alberto, oltre che del suo ex assistito. Lovati aveva affermato che quelle bugie dette da Stasi fossero state “frutto di minacce esterne“. L’avvocato ritiene da sempre che Stasi sia stato manipolato per coprire quelli che sono stati i veri responsabili. Una pista che torna d’attualità dopo le parole del Pg Cedrangolo. La verità è che non c’è certezza su nulla.
Anche le prove contro il nuovo unico indagato Andrea Sempio non sono certo schiaccianti. I soliloqui, l’impronta 33 e il Dna sotto le unghie sono tutti elementi che i legali di Sempio credono di poter smontare attraverso le perizie presentate. Loro stessi stanno anche andando a caccia di dettagli sfuggiti, “rovistando tra i rovi” dietro la villetta. Forse la vera via di fuga del killer, mai davvero considerata. Un testimone affermò di aver trovato una bici nera abbandonata in quei campi, ma questo elemento, ad esempio, non venne tenuto in considerazione.
L'articolo Garlasco, “quella frase la pronunciarono i carabinieri non Stasi”. L’incidente domestico e i 7 indizi proviene da Affaritaliani.it.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Wow
0
Triste
0
Furioso
0
Commenti (0)