Giovani Neet in Italia: il 13,3% non studia né lavora, cresce il divario tra le città
lentepubblica.it
Chi sono i giovani Neet in Italia? E quanti sono? Un’analisi di Openpolis evidenzia che nelle nuove generazioni italiane il 13,3% sono Neet. Catania e Palermo ai primi posti, forte il legame con l’abbandono scolastico.
In Italia oltre un giovane su otto tra i 15 e i 29 anni non studia, non lavora e non è inserito in percorsi di formazione. Si tratta dei cosiddetti Neet, una condizione che continua a rappresentare una delle principali criticità sociali del Paese nonostante i segnali di miglioramento registrati negli ultimi anni. A fotografare la situazione è una recente analisi di Openpolis, realizzata nell’ambito del progetto Con i Bambini, che mette in evidenza come il fenomeno non sia distribuito in modo uniforme sul territorio nazionale e sia strettamente collegato all’abbandono scolastico e alle disuguaglianze sociali.
L’Italia resta tra i Paesi europei con più giovani Neet
Secondo l’analisi di Openpolis, nel 2025 il 13,3% dei giovani italiani tra i 15 e i 29 anni si trovava nella condizione di Neet, acronimo inglese di Not in Education, Employment or Training. Pur essendo in diminuzione rispetto all’anno precedente, il dato rimane superiore alla media dell’Unione europea, che si attesta all’11%, collocando l’Italia al quarto posto tra i Paesi con la maggiore incidenza del fenomeno, dietro soltanto a Romania, Bulgaria e Grecia. Sul versante opposto della classifica figurano invece Paesi Bassi, Svezia e Slovenia, dove la quota dei giovani inattivi è sensibilmente più contenuta.
Lo studio evidenzia inoltre come il livello di istruzione continui a rappresentare uno dei principali fattori di protezione. A livello europeo, infatti, la percentuale di Neet diminuisce progressivamente all’aumentare del titolo di studio: riguarda il 12,8% dei giovani con la sola licenza media, l’11% di chi possiede un diploma e l’8% dei laureati. Un altro elemento preso in esame riguarda il grado di urbanizzazione. Se nella maggior parte dei Paesi europei il fenomeno interessa soprattutto le aree rurali, in Italia accade il contrario: le percentuali più elevate si registrano proprio nei grandi centri urbani, dove i Neet raggiungono il 14,2% della popolazione giovanile, contro il 12,9% delle aree rurali e il 12,8% delle zone intermedie.
Giovani Neet in Italia: Catania, Palermo e Napoli guidano la classifica delle città metropolitane
L’analisi di Openpolis mostra come le differenze territoriali siano particolarmente marcate anche tra le principali città italiane. Utilizzando i dati del Censimento 2021, emerge che Catania è il capoluogo di città metropolitana con la più alta incidenza di giovani Neet, pari al 35,4% della popolazione tra i 15 e i 29 anni. Seguono Palermo con il 32,4% e Napoli con il 29,7%. Anche Roma e Milano presentano valori vicini al 20%, mentre Genova, Firenze e Bologna scendono sotto il 18%. Proprio Bologna rappresenta il caso più virtuoso tra i capoluoghi metropolitani analizzati.
Secondo Openpolis, tuttavia, il dato comunale rischia di nascondere profonde differenze interne. Anche all’interno della stessa città, infatti, convivono quartieri in cui il fenomeno è relativamente contenuto e altri dove assume dimensioni molto più rilevanti, rendendo necessario osservare il fenomeno su scala subcomunale per comprenderne realmente le caratteristiche.
Il legame tra Neet e abbandono scolastico
Uno degli aspetti più significativi messi in evidenza dall’analisi riguarda la stretta correlazione tra la presenza di giovani Neet e l’abbandono scolastico precoce. Nelle aree urbane dove una quota maggiore di ragazzi lascia la scuola prima del conseguimento del diploma o di una qualifica professionale si osserva quasi sempre anche una percentuale più elevata di giovani che non studiano e non lavorano. Al contrario, i quartieri caratterizzati da bassi livelli di dispersione scolastica registrano generalmente anche un’incidenza inferiore del fenomeno Neet.
Per spiegare questo legame, Openpolis richiama anche i dati Istat sull’occupazione dei giovani che hanno interrotto precocemente gli studi. Meno della metà dei ragazzi tra i 18 e i 24 anni che hanno abbandonato la scuola risulta occupata, una circostanza che conferma quanto il percorso formativo continui a incidere sulle possibilità di accesso al mercato del lavoro e sulle prospettive future.
Catania e Bologna raccontano due realtà diverse
Per approfondire il fenomeno, Openpolis mette a confronto due città poste agli estremi della graduatoria nazionale: Catania, che registra la maggiore incidenza di Neet, e Bologna, che presenta invece i valori più contenuti tra le città metropolitane.
Nel capoluogo etneo la distribuzione del fenomeno varia sensibilmente da un municipio all’altro. Il primo e il sesto municipio superano il 40% di giovani Neet e coincidono anche con le aree dove oltre un terzo dei ragazzi lascia precocemente il sistema di istruzione. Il terzo municipio, invece, registra livelli decisamente inferiori, intorno al 22%.
Anche Bologna evidenzia forti differenze interne. Sebbene il dato medio cittadino sia tra i più bassi d’Italia, alcune aree statistiche presentano percentuali molto elevate di giovani Neet. Ex Mercato Ortofrutticolo raggiunge il 47,2%, il CAAB il 39,8% e Pilastro il 29,6%, mentre quartieri come Siepelunga, La Dozza e Scandellara mostrano valori nettamente inferiori. Openpolis sottolinea inoltre che, tra le dieci aree bolognesi con la maggiore presenza di Neet, otto coincidono anche con quelle caratterizzate dai più alti livelli di abbandono scolastico precoce.
Contrastare la povertà educativa per ridurre i divari
L’analisi conclude che il fenomeno dei Neet non può essere affrontato esclusivamente come una questione occupazionale. Alla base esistono infatti dinamiche educative e sociali che tendono ad alimentarsi reciprocamente. I quartieri caratterizzati da maggior disagio economico sono spesso gli stessi in cui si registrano più abbandoni scolastici e una maggiore presenza di giovani esclusi dai percorsi di studio e di lavoro. È quella che Openpolis definisce una vera e propria “trappola della povertà educativa”, nella quale le disuguaglianze rischiano di trasmettersi da una generazione all’altra.
Per questo motivo, conclude l’analisi, intervenire sulla condizione dei giovani significa anche investire sulla riduzione dei divari territoriali, sul rafforzamento delle politiche educative e sull’offerta di opportunità concrete nei quartieri più fragili, così da interrompere il circolo vizioso che lega dispersione scolastica, esclusione sociale e inattività lavorativa.
The post Giovani Neet in Italia: il 13,3% non studia né lavora, cresce il divario tra le città appeared first on lentepubblica.it.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Wow
0
Triste
0
Furioso
0
Commenti (0)