Giro di vite sui clandestini, altro che slogan: l’Italia è sul podio Ue per i rimpatri forzati

Mentre le opposizioni si aggrappano agli slogan, i dati Eurostat raccontano un’altra storia. Nel primo trimestre del 2026 l’Italia è il secondo Paese dell’Unione europea, dopo la Danimarca, per percentuale di rimpatri forzati degli immigrati irregolari. Un risultato che rafforza la linea del governo Meloni sul controllo dei confini e sul rispetto delle regole.
L’Italia è quindi tra i Paesi europei che stanno dando la risposta più incisiva sul fronte dei rimpatri degli immigrati irregolari. Venendo al dettaglio degli ultimi dati Eurostat, nel primo trimestre del 2026 il nostro Paese ha registrato la seconda percentuale più alta di rimpatri forzati nell’Unione europea, pari al 76,9%, preceduto soltanto dalla Danimarca (85,1%).
Nel complesso, nei primi tre mesi dell’anno 108.475 cittadini extracomunitari hanno ricevuto l’ordine di lasciare un Paese dell’Unione europea, mentre 34.550 persone sono state effettivamente rimpatriate verso Paesi terzi. Rispetto allo stesso periodo del 2025, gli ordini di espulsione sono diminuiti del 12,8%, mentre i rimpatri effettivi sono aumentati dell’8,1%, segnale di una maggiore efficacia nell’esecuzione dei provvedimenti.
Procaccini: «Il governo Meloni fa i rimpatri, non gli slogan»
Nicola Procaccini, europarlamentare di Fratelli d’Italia e co-presidente del gruppo Ecr al Parlamento europeo, commenta con comprensibile orgoglio di dati Eurostat, sottolineando che rappresentano una conferma del lavoro svolto dall’esecutivo guidato da Giorgia Meloni. «I dati Eurostat certificano un fatto: nel primo trimestre del 2026 l’Italia è la seconda nazione dell’Ue, dopo la Danimarca, per percentuale di rimpatri forzati. Il Governo Meloni dimostra che far rispettare le regole non è uno slogan, ma una politica concreta», spiega Procaccini.
L’esponente di Fratelli d’Italia sottolinea la differenza tra chi alimenta il dibattito politico con parole d’ordine e chi, invece, porta risultati misurabili. «C’è chi riempie il dibattito di slogan come la ‘remigrazione’ e chi, invece, ottiene risultati. I numeri dimostrano che il Governo Meloni i rimpatri li fa davvero», osserva l’eurodeputato.
«Il nuovo regolamento europeo segue il modello italiano»
Secondo Procaccini, i risultati potrebbero diventare ancora più significativi grazie alle nuove norme europee. «Con il nuovo regolamento europeo, ispirato al modello italiano, le procedure saranno ancora più rapide ed efficaci, superando molti degli ostacoli che finora ne hanno limitato l’applicazione», evidenzia. L’europarlamentare richiama inoltre un dato politico che merita particolare attenzione. «Colpisce che l’unico Paese con una percentuale migliore dell’Italia sia la Danimarca della socialdemocratica Mette Frederiksen. Segno che una parte della sinistra europea ha scelto il pragmatismo e il buon senso», afferma Procaccini. Da qui la stoccata a Schlein e compagni. «La sinistra italiana continua invece a guardare a Pedro Sánchez. Se prendesse esempio da Copenaghen anziché da Madrid, eviterebbe di riproporre quelle politiche che hanno alimentato per anni l’immigrazione illegale di massa», conclude Procaccini.
Eurostat e clandestini: aumentano i rimpatri effettivi nell’Unione europea
I dati pubblicati da Eurostat mostrano indubbiamente una tendenza comune in Europa: cresce la capacità degli Stati membri di dare esecuzione ai provvedimenti di espulsione. Oltre la metà dei rimpatri (59,6%) è avvenuta su base volontaria, mentre il 40,4% è stato effettuato con modalità forzate.
L’Italia, insieme alla Danimarca, si colloca però ai vertici proprio nella quota di rimpatri forzati, un indicatore che misura la capacità dello Stato di eseguire concretamente gli ordini di allontanamento nei confronti di chi non ha titolo per rimanere sul territorio nazionale.
Anche per Deborah Bergamini, vicesegretaria nazionale di Forza Italia e responsabile Esteri del partito, i dati confermano «una tendenza chiara»: l’Europa sta rafforzando gli strumenti di contrasto all’immigrazione illegale e l’Italia è oggi proprio tra i Paesi che guidano questa nuova linea, fondata su legalità, controllo dei flussi e rispetto delle regole.
Il metodo Meloni fa scuola anche in Europa. E si vede.
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