Gli emendamenti di Futuro Nazionale alla legge elettorale ricordano il M5s di Grillo
È Futuro Nazionale, ma sembra di leggere il primo M5s. Fra i sette emendamenti alla legge elettorale firmati dai quattro deputati vannacciani – Edoardo Ziello, Laura Ravetto, Emanuele Pozzolo e Rossano Sasso – spuntano un paio di proposte dal vago retrogusto proto-grillino. Parole d’ordine: firme digitali e sorteggio. I quattro della “sporca dozzina” vogliono che la sottoscrizione delle liste di candidati e delle candidature possa essere effettuata, “in alternativa alla modalità cartacea, in modalità digitale, attraverso una piattaforma informatica pubblica appositamente predisposta, o mediante analoghe piattaforme private certificate”. I cittadini devono poter apporre la propria firma “previa autenticazione tramite il Sistema Pubblico di Identità Digitale (Spid), la Carta di Identità Elettronica (Cie) o altri sistemi di identificazione digitale conformi alla normativa europea (eIDAS). La firma digitale – scrivono i vannacciani – è equiparata a tutti gli effetti di legge alla firma cartacea autenticata e non necessita di ulteriore vidimazione o autenticazione”.
Orticaria per i partiti della maggioranza di centrodestra (da cui tutti e quattro provengono), da tempo profondamente scettici sull’uso in politica delle firme digitali. Tanto che nel 2024 un leghista doc come Claudio Borghi ha addirittura annunciato una proposta di legge per abolire la raccolta online di firme per i referendum. In questo caso inoltre la norma consentirebbe a Futuro nazionale di raccogliere più in fretta le firme per la presentazione della lista. Insomma, oltre al grillismo c'è anche molta tattica politica.
Al contrario, alla base del M5s dei primi anni (vedi la piattaforma Rousseau) c’erano proprio la partecipazione online e strumenti di accesso digitale alla politica. Filosofia che si rintraccia anche in un altro emendamento vannacciano, in cui si chiede che l’ordine di iscrizione nella scheda elettorale e nei manifesti sia “stabilito tramite estrazione a sorte della lettera iniziale del cognome, da effettuarsi presso l'Ufficio centrale circoscrizionale”. A pena di inammissibilità della lista, si legge, “i candidati non possono essere inseriti in un ordine gerarchico o bloccato, né possono essere apposti contrassegni numerici o di preferenza preventiva da parte del partito o del gruppo politico presentatore”.
Parole, queste, che forse sottoscriverebbero anche grillini d’antan come Danilo Toninelli e Virginia Raggi, che nell’estate del 2022 si schierarono apertamente contro Giuseppe Conte e il suo “listino bloccato”. Era la stagione delle “parlamentarie”, le votazioni online previste con cui tutti gli iscritti al partito erano chiamati a decidere i candidati che avrebbero composto le liste alle elezioni di settembre. L’avvocato del popolo aveva schierato un listino da 18 persone scelte direttamente da lui, blindandone di fatto la candidatura. “Ma che è la roba del listino bloccato, 12 alla Camera e 6 al Senato, scelti dal presidente, che possono essere messi capilista addirittura in più collegi plurinominali? Ma che è sta roba qua?”, aveva commentato critico l’ex ministro delle Infrastrutture. Gli aveva fatto eco l’ex sindaca di Roma, sostenendo che l’indicazione di una modalità di composizione delle liste “totalmente avulsa da un procedimento partecipato e trasparente sulla creazione delle stesse” contrastasse “nettamente, oltre che con quegli articoli, con questi principi e con questi valori”. Che, a quanto pare, Futuro Nazionale abbraccia senza problemi.
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