“Non siamo a Islamabad”, stop al muezzin sui tetti danesi: l’asse di ferro Meloni-Frederiksen gela Pd e buonisti

La Danimarca bandisce la convocazione alla preghiera dei musulmani (l’Adhān, nome ufficiale dell’annuncio stesso, che il muezzin esegue recitando formule ben precise per 5 volte al giorno), con il ministro dell’Immigrazione Morten Bodskov che spiega come e perché la chiamata a raccolta sonora rende parti del Paese simili a «un sobborgo di Islamabad». Tanto da aver anticipato un’inchiesta del governo sulla possibilità di renderla illegale, sulla base del fatto che costituirebbe una “islamizzazione” neanche troppo silente, e che insiste a occupare troppo spazio pubblico. «La chiamata alla preghiera non deve essere sentita sui tetti danesi. Non deve avere posto in Danimarca. Non ci devono essere dubbi che siamo in Danimarca», ha dichiarato il ministro, citato dall’agenzia Ritzau.
Danimarca: annunciato il divieto all’annuncio della preghiera del muezzin
Parole forti, quelle che arrivano da un esponente istituzionale socialista, che però danno la misura dell’esasperazione che si vive da quelle parti per l’eccessiva islamizzazione delle città che sta via via fagocitando spazi e tradizione locale.
Più legalità e integrazione: la lezione che arriva da Copenaghen
È la terza volta che nel Paese si cerca di bloccare la pratica, dopo tentativi falliti nel 2020 e lo scorso anno. Nel frattempo, però, a Copenaghen la convocazione alla preghiera già non può avvenire attraverso altoparlanti. E ora c’è di più. Perché il raggio d’azione che il provvedimento investe inerisce concretamente e idealmente a un’idea di difesa dell’identità e dello spazio pubblico che non è più una questione di colore politico.
Sulla scia dell’asse di ferro tra la premier Frederiksen e Giorgia Meloni
Ma diventa un dato di puro pragmatismo da inserire nel solco dell’asse di ferro stretto tra la premier socialdemocratica Mette Frederiksen e la premier Giorgia Meloni sul fronte della gestione migratoria, dei rimpatri rapidi e degli hub nei Paesi terzi, che ha segnato una svolta europea proprio con il riconoscimento della linea italiana sul tema.
Il ministro dell’Immigrazione danese: «Certe zone non possono diventare un sobborgo di Islamabad»
Ne consegue, di fatto, che la sinistra scandinava si sta dimostrando ben più pragmatica e attenta rispetto alla linea che gli altri socialisti europei, incluso il Partito democratico, vorrebbero cercare di imporre nella gestione dei Paesi che amministra, di fatto declinandosi più alle posizioni dei conservatori che a quelle progressiste. Il richiamo del ministro dell’Immigrazione danese Morten Bødskov, d’altro canto, è stato emblematico: «L’appello del muezzin non deve risuonare sopra i nostri tetti. Non si deve avere alcun dubbio sul fatto di essere in Danimarca: certe zone non possono diventare simili a un sobborgo di Islamabad».
Cosa ci dice lo stop al muezzin in Danimarca
Parole forti che a sinistra, alle nostre latitudini, verrebbero immediatamente bollate come intolleranti, ma che nel Nord Europa fotografano l’esasperazione per un’islamizzazione strisciante che occupa lo spazio comune, erodendo cultura locale e tessuto sociale. In questo senso, del resto, la dice giù lunga il fatto che, come noto, Copenaghen applichi già norme assodate in materia di immigrazione incontrollata e integrazione in bilico, per esempio con il provvedimento che impone l’obbligo di ricollocamento se in un quartiere si concentra un’elevata presenza di stranieri.
Pd e socialdemocratici danesi: trova le differenze in Italia e in Europa
Così, mentre in Danimarca si conferma la linea dell’ottimizzazione pragmatica e dell’accoglienza regolamentata in nome di una tutela identitaria in bilico, si evidenzia, desolante, il contrasto con quanto accade in Italia nelle realtà locali amministrate dalla sinistra e indefessamente sulla via del buonismo ideologico e dell’inclusione coatta a scapito di un’integrazione mai acclarata (non nei grandi numeri quanto meno)…
E dove l’esempio di quanto registrato a Civitella di Romagna, in provincia di Forlì-Cesena – dove durante il Ramadan si è tentato di trasformare un’abitazione privata in un minareto improvvisato, diffondendo ad alto volume il canto della preghiera islamica per due volte al giorno, invadendo le case dei vicini – non solo una rondine non ha fatto primavera. Ma dove la vicenda ha scatenato polemiche e dibattiti ancora in via di definizione…
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