Google Pixel 11: Tensor G6 by TSMC, addio termometro e benvenuto Pixel Glow

Maggio 04, 2026 - 15:05
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I leak sui Google Pixel 11 si fanno sempre più densi, e questa tornata di indiscrezioni porta con sé qualche sorpresa concreta, non solo numeri da scheda tecnica. Abbiamo già visto come potrebbe essere il Pixel 11 e il Pixel 11 Pro, ma adesso emergono dettagli sul chip, sulle fotocamere e su due scelte di design che non ci aspettavamo.

Il cuore di tutta la lineup sarà il Tensor G6, nome in codice Malibu, prodotto su processo TSMC N2: è il primo Tensor a lasciare Samsung per affidarsi alla fonderia taiwanese, la stessa su cui Apple costruisce i suoi chip. Un salto che, almeno sulla carta, promette un bel miglioramento in termini di efficienza energetica e prestazioni.

Il Pixel 11 Pro e il Pixel 11 Pro XL condividono la stessa coppia di fotocamere: un nuovo sensore principale (bastet/vesta) e un nuovo teleobiettivo (barghest/chonky). Il modello base invece monta un sensore chiamato chemosh con ottica vesta, quasi certamente da 50 megapixel. Il Pixel 11 Pro Fold usa lo stesso sensore principale chemosh dei modelli standard, il che suggerisce che Google voglia mantenere una certa uniformità fotografica tra le linee.

Sul fronte display, il Pro e il Pro XL arrivano rispettivamente a 6,3 e 6,8 pollici OLED con refresh adattivo da 1 a 120 Hz e luminosità di picco fino a 2.450 nit. Il modello base si ferma a 6,3 pollici con refresh tra 60 e 120 Hz e 2.200 nit: niente refresh da 1 Hz, niente risparmio energetico estremo in standby. Il Pixel 11 Pro Fold ha uno schermo interno da 2.076×2.160 pixel e uno esterno da 1.080×2.342 picel, con batteria da circa 4.658 mAh.

La RAM varia: 8 o 12 GB sul Pixel 11 base, 12 o 16 GB sui modelli Pro. A quanto pare la crisi della RAM non intacca la produzione di Google, anche se è presto per parlare di disponibilità e, soprattutto, di prezzi.

Qui arriva la notizia che farà discutere: nessun modello Pro avrà più il termometro, funzione introdotta sul Pixel 8 Pro e rimasta fino ad oggi un piccolo punto fermo della gamma, ma anche, probabilmente, la funzione meno usata di sempre.

Al suo posto, Google starebbe inserendo un array di LED RGB nella camera bar, un po' come il sistema Glyph di Nothing ma in scala ridotta. L'idea è interessante e al momento e nota come Pixel Glow, ma non è detto che sia questo il nome definitivo. Curiosa però l'implementazione di Google, visibile nell'immagine di copertina (non è una vera foto, ma la fonte la descrive comunque come corrispondente al dispositivo stesso): una "G" luminosa piuttosto che un anello di LED, ma dovremo vederla in azione per comprenderla bene.

L'altra assenza riguarda il Face Unlock a infrarossi, nome in codice Project Toscana: sembrava pronto per il debutto sui Pixel 11, ma secondo le ultime informazioni non è ancora abbastanza maturo per essere rilasciato. Niente sblocco facciale (ultra) sicuro, almeno per quest'anno.

Insomma, Google sembra puntare tutto sul salto generazionale del chip (ammesso e non concesso che ci sia) e su qualche novità estetica, mentre in tema di fotocamere sono anni che al differenza avviene lato software, più che hardware. Vedremo se basterà a convincere chi aspettava una svolta più netta.

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Redazione Eventi e News

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