Gpp, su 309,7 miliardi di euro l'anno di acquisti pubblici solo 98,9 sono verdi

5 Giugnoe 2026 - 16:55
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Gpp, su 309,7 miliardi di euro l'anno di acquisti pubblici solo 98,9 sono verdi

Gli acquisti pubblici valgono circa 309,7 miliardi di euro l’anno, ma solo 98,9 miliardi risultano oggi coperti dal Green public procurement. Poco meno di un terzo della spesa pubblica, dunque, viene orientata attraverso criteri ambientali, nonostante dal 2016 per la pubblica amministrazione sia obbligatorio includere i Criteri ambientali minimi negli appalti.

È il quadro emerso dal IX Rapporto dell’Osservatorio appalti verdi di Legambiente e Fondazione Ecosistemi, presentato a Roma durante la seconda e ultima giornata del XX Forum Compraverde Buygreen, in corso a Palazzo Wegil. L’indagine mostra che l’Italia dispone già di uno strumento molto potente per orientare il mercato verso sostenibilità, innovazione e trasparenza, ma continua a usarlo solo in parte.

Il rapporto ha analizzato 847 bandi emessi nel 2025 da 122 stazioni appaltanti pubbliche, tra cui 13 centrali di committenza regionali, 83 enti gestori di aree protette e 26 Asl. In 191 gare, pari al 22,6% del totale, i Criteri ambientali minimi non sono stati applicati. In pratica, oltre un bando su cinque continua a non rispettare pienamente un obbligo normativo ormai in vigore da quasi dieci anni.

Tra i Cam più disattesi spicca quello relativo a calzature da lavoro e accessori in pelle, non applicato in 24 delle 51 gare in cui avrebbe dovuto essere previsto, con un tasso di mancata applicazione del 47%. Il dato è rilevante anche perché questo criterio è in vigore dal 2018 e dovrebbe quindi rappresentare uno standard consolidato. Segue il Cam dedicato agli eventi culturali, assente in 22 gare su 55, pari al 40%: in questo caso pesa anche la più recente introduzione del criterio, che ne rende ancora incompleta la diffusione.

I due esempi mostrano bene le difficoltà strutturali che frenano il Green public procurement. Da una parte ci sono Cam ormai consolidati che continuano a non essere applicati in modo sistematico; dall’altra criteri più recenti, o riferiti a categorie merceologiche complesse, che richiedono spesso regolamenti interni e passaggi amministrativi aggiuntivi. Il risultato è che l’inserimento dei criteri ambientali nei bandi rallenta, o in alcuni casi si blocca.

Il Rapporto non si limita però a misurare l’applicazione dei Cam. Valuta più in generale la diffusione del Gpp in Italia, arrivando a un indice complessivo di performance del 65% per le 122 stazioni appaltanti monitorate. L’indice tiene conto non solo dell’inserimento dei criteri ambientali, ma anche degli strumenti, delle pratiche e delle politiche che ne favoriscono l’attuazione.

Le criticità principali riguardano il monitoraggio e le competenze. Il monitoraggio degli acquisti verdi registra un tasso di mancata attuazione del 78%, mentre solo l’8% del campione analizzato ha istituito un referente Gpp. Nessuna delle Asl coinvolte nell’indagine dispone di questa figura. A pesare è anche la carenza di formazione specifica: il 52% delle stazioni appaltanti indica la mancanza di competenze adeguate come principale difficoltà, seguita dalla complessità nella stesura dei bandi, segnalata dal 46% del campione.

«Con circa 309,7 miliardi di euro di spesa, la pubblica amministrazione può incidere in modo diretto sulle scelte del mercato, spingendo imprese e fornitori verso modelli produttivi più sostenibili – dichiara Enrico Fontana, della Segreteria nazionale di Legambiente – In questo contesto i Cam non rappresentano solo un adempimento normativo ma un fattore di qualità degli appalti, perché rendono le procedure più trasparenti, introducono requisiti verificabili, garantiscono tracciabilità dei materiali e rafforzano i controlli, veri antidoti contro i fenomeni d’illegalità. Per questo, come Legambiente siamo molto soddisfatti di poter contribuire al rafforzamento della governance del Gpp anche grazie al rinnovato protocollo con l’Anac. È su questo terreno che si colloca il nostro lavoro, che vuole essere una ‘spinta gentile’ capace di affiancare le amministrazioni nell’attuazione del Gpp e dei Cam come leva concreta di innovazione e sviluppo sostenibile».

Ancora c’è molta strada da fare, perché come già accennato il dato complessivo – precisato a greenreport dal direttore di Fondazione Ecosistemi Silvano Falocco – è che su 309,7 miliardi di euro di acquisti pubblici, 98,9 miliardi sono oggi coperti dal Green public procurement. Uno spazio ancora troppo limitato, se si considera che la domanda pubblica può orientare intere filiere produttive, sostenere innovazione, ridurre impatti ambientali e rafforzare legalità e qualità dei servizi.

«Per vent’anni il Forum Compraverde ha dimostrato che gli acquisti pubblici non sono una materia tecnica riservata agli addetti ai lavori, ma una delle più grandi leve economiche, industriali e ambientali a disposizione del Paese. Oggi, in una fase segnata da crisi energetiche, tensioni geopolitiche e trasformazioni profonde dei sistemi produttivi, il Green Public Procurement diventa ancora più strategico: significa orientare il mercato, sostenere innovazione e filiere sostenibili, rafforzare l’autonomia energetica e costruire una competitività europea fondata sulla qualità e non sul ribasso. La sostenibilità non è un costo aggiuntivo, ma un criterio attraverso cui ripensare sviluppo, infrastrutture e servizi pubblici», chiosa Falocco.

Che fare per rendere concreto questo criterio? Legambiente e Fondazione Ecosistemi avanzano quattro proposte: programmi di formazione promossi dal ministero dell’Ambiente per il personale della pubblica amministrazione; criteri premiali per le stazioni appaltanti che applicano i Cam, insieme a controlli strutturati a campione; uso del Gpp anche come strumento contro il dumping sociale, verificando il rispetto dei diritti lungo le catene di fornitura; integrazione degli appalti verdi come leva di politica industriale, a partire dai settori chiave del Clean industrial deal.

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