Haaland sempre più devastante: le scuse per provare a sminuirlo sono finite

06 Luglio 2026 - 12:54
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Erling Haaland è il miglior centravanti del Mondo. Negarlo oggi - qualora ci fosse qualcuno così impavido da farlo - altro non sarebbe che un bislacco tentativo di portare avanti una guerra di ideali, qualcosa che nel calcio - ma non solo - è diventato un esercizio finalizzato ad evitare di ammettere di essersi sbagliati.


Del resto, si sa, il ruolo degli opinionisti è quello di sbilanciarsi e qualche errore di lettura si può ovviamente concedere, ma quando poi i fatti smentiscono in maniera così clamorosa una presa di posizione, provare ad accampare scuse ed arrampicarsi sugli specchi invece di ammettere di essersi sbagliati diventa solo un disperato tentativo di cadere in piedi. Spoiler: quasi sempre il suddetto tentativo fallisce miseramente.

Con Haaland sono stati usati tutti gli argomenti possibili: "facile segnare se giochi nel City…", "facile segnare contro le piccole", "non decide le gare importanti" e avanti così nel tentativo di sminuire i numeri devastanti del centravanti norvegese. Qualcuno ha pensato anche di far bella figura evidenziandone la prestazione "negativa" in finale di Champions contro l'Inter, una prestazione che invece Christian Vieri, uno che dei compiti del ruolo di centravanti un po' ne capisce, aveva spiegato molto bene. Ma anche quello a qualcuno non andava bene.


"Con le difese di oggi, gli attaccanti son tutti buoni". Ecco qui un altro ritornello stucchevole tirato fuori ogniqualvolta i numeri di Erling Haaland avrebbero invece suggerito il silenzio. Peccato che "con le difese di oggi", non tutti riescano a segnare con la stessa facilità. Sembrerebbe evidente come concetto, ma niente. Non piace. Erling Haaland ieri ha messo in enorme difficoltà uno dei centrali più quotati del Mondo, Gabriel, fresco Campione d'Inghilterra e finalista di Champions League. Ha polverizzato Alisson, ha vinto il duello fisico con Marquinhos, uno dei difensori più vincenti della storia recente e capitano del PSG capace di vincere le ultime due Champions League. Ha segnato di testa. Ha segnato con una gran botta da fuori. Ha guidato la squadra, tenendola compatta nel pressing nei minuti più delicati tra il primo e il secondo goal. Ha aiutato i compagni in fase difensiva.

"Lavora poco per la squadra, è solo un uomo d'area": un altro insopportabile leitmotiv. Innanzitutto non veritiero. Ma in ogni caso, forse ci siamo dimenticati cosa si chiede a un numero 9. E cioè di fare goal, se possibile pesanti. E nessuno fa i goal che fa Haaland. Quindi, a questo punto, restano soltanto due strade: ammettere di essersi sbagliati oppure inventarsi un'altra scusa. Conoscendo Haaland, però, sappiamo che probabilmente demolirà anche quella.

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