Venezuela, sale a 3.535 il bilancio delle vittime del terremoto: migliaia di sfollati e feriti

06 Luglio 2026 - 23:27
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Si aggrava il bilancio dei terremoti che hanno colpito il Venezuela a fine giugno. Le autorità parlano ora di 3.535 morti, 16.740 feriti e migliaia di persone rimaste senza casa. Proseguono i soccorsi, mentre il Paese affronta una delle peggiori emergenze naturali della sua storia recente.

Il bilancio continua a salire

Il bilancio ufficiale dei terremoti che hanno devastato il Venezuela è salito a 3.535 morti e 16.740 feriti. I dati sono stati resi noti dalle autorità venezuelane e confermano l’aggravarsi di una crisi umanitaria che continua a colpire il Paese a oltre una settimana dalle scosse principali.

Secondo Reuters, i terremoti hanno provocato quasi 18mila sfollati, con migliaia di persone ancora ospitate in strutture di emergenza e campi temporanei. Le scosse più forti, di magnitudo 7.2 e 7.5, hanno colpito il 24 giugno, devastando in particolare Caracas e la regione costiera di La Guaira.

Le autorità venezuelane riferiscono inoltre di 6.462 persone tratte in salvo, mentre restano attivi decine di campi di accoglienza per gli sfollati.

Edifici crollati e oltre mille scosse di assestamento

La portata dei danni materiali resta enorme. Secondo il bilancio comunicato dal presidente del Parlamento venezuelano Jorge Rodríguez, risultano colpiti 856 edifici, di cui 190 completamente crollati.

Il Paese ha registrato finora 1.048 scosse di assestamento, un dato che continua ad alimentare paura tra la popolazione e rende più complesse le operazioni di soccorso.

Molti residenti delle aree più colpite hanno paura di rientrare nelle proprie abitazioni, anche quando gli edifici non sono crollati, per il rischio di nuovi cedimenti strutturali.

Migliaia di uomini impegnati nei soccorsi

Sul terreno operano 29.567 uomini delle forze di sicurezza27.930 volontari e 4.338 soccorritori internazionali.

Le squadre di emergenza sono impegnate nel recupero dei dispersi, nella distribuzione di aiuti, nella messa in sicurezza degli edifici danneggiati e nell’assistenza alle famiglie rimaste senza casa.

Restano attivi 82 campi di accoglienza temporanea, allestiti per ospitare gli sfollati e garantire almeno i servizi essenziali: acqua, cibo, assistenza medica e protezione.

La Guaira tra le zone più colpite

La regione costiera di La Guaira risulta tra le aree più devastate. Secondo AP, molte famiglie continuano a cercare i propri cari tra le macerie, mentre in alcune zone i soccorsi ufficiali si stanno riducendo e i cittadini si trovano costretti a recuperare da soli i corpi delle vittime.

La situazione più drammatica riguarda gli edifici crollati o gravemente compromessi, dove le ricerche sono rese difficili dalla quantità di detriti, dall’instabilità delle strutture e dal rischio di nuove scosse.

In alcune aree si moltiplicano le accuse di ritardi nei soccorsi e di costruzioni non adeguate, soprattutto nei complessi abitativi pubblici più recenti.

I volontari “topos” scavano tra le macerie

Accanto alle squadre ufficiali, un ruolo importante viene svolto dai volontari, spesso chiamati “topos”, ispirati ai gruppi di soccorso nati in Messico dopo il terremoto del 1985.

Il Guardian ha raccontato l’impegno di questi soccorritori improvvisati, spesso agricoltori o lavoratori provenienti dalle zone rurali, che scavano tra le macerie con strumenti rudimentali per cercare superstiti o recuperare i corpi dei familiari.

Il loro lavoro testimonia la forza della solidarietà popolare, ma anche la difficoltà delle autorità nel garantire una risposta capillare e tempestiva in tutte le aree colpite.

Emergenza umanitaria e rischio sanitario

Oltre al bilancio delle vittime, cresce la preoccupazione per le condizioni sanitarie nei campi di accoglienza e nelle zone dove gli edifici sono crollati.

Migliaia di persone vivono in sistemazioni temporanee, spesso con accesso limitato ad acqua potabile, servizi igienici e cure mediche. In queste condizioni, il rischio di infezioni, malattie respiratorie e problemi legati alla mancanza di igiene aumenta rapidamente.

Le autorità venezuelane e le organizzazioni internazionali stanno cercando di coordinare l’arrivo di aiuti, ma la portata del disastro rende la risposta estremamente complessa.

Una crisi nazionale

Il terremoto colpisce un Paese già attraversato da una lunga crisi economica, sociale e istituzionale.

Il Venezuela affrontava già difficoltà nella sanità pubblica, nelle infrastrutture e nella gestione dei servizi essenziali. Il sisma ha aggravato una situazione fragile, mettendo sotto pressione ospedali, protezione civile, amministrazioni locali e reti di assistenza.

Il governo ha annunciato piani di ricostruzione e nuove misure di emergenza, ma nelle aree colpite la priorità resta ancora una: trovare i dispersi, assistere i feriti e dare un tetto agli sfollati.

Il conto umano del disastro

Dietro i numeri ci sono famiglie distrutte, case cancellate e comunità intere costrette a ricominciare da zero.

Il bilancio di 3.535 morti potrebbe non essere definitivo. Le operazioni di ricerca proseguono, mentre le autorità aggiornano progressivamente i dati man mano che arrivano nuove segnalazioni dalle zone più colpite.

Il Venezuela si trova davanti a una delle emergenze più gravi della sua storia recente. Dopo la fase del soccorso immediato, arriverà quella ancora più lunga e difficile della ricostruzione.

E sarà lì che si capirà se il Paese riuscirà a trasformare la risposta al disastro in un piano reale per proteggere la popolazione, ricostruire le città e ridurre la vulnerabilità davanti a future catastrofi.


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