Henry Zankov gioca sul sicuro. Il reboot di Dvf parte dal dna anni ’70

14 Settembre 2026 - 12:10
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Henry Zankov gioca sul sicuro. Il reboot di Dvf parte dal dna anni ’70
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Nel 1976 Newsweek dedicò la copertina a Diane von Furstenberg definendola “la donna di maggior successo commerciale nel mondo della moda dai tempi di Coco Chanel”. Nello stesso anno la designer belga produceva 20mila wrap dress a settimana. Fino a quell’anno erano stati venduti un milione di esemplari dell’iconico abito con chiusura frontale realizzata sovrapponendo un lembo all’altro, fissato lateralmente o annodato sul retro. Divenuta a tutti gli effetti un’icona della pop culture con tanto di ritratto firmato da Andy Warhol, la popolarità di Diane von Furstenberg non è mai stata intaccata dal tempo, il suo brand ha invece vissuto momenti decisamente meno fortunati. Prima del 2008 la label aveva raggiunto un fatturato di 300 milioni di dollari. Nel 2018, riportano varie fonti tra cui Femfounded, il fatturato era sceso a 150 milioni di dollari. Nel 2023 l’azienda aveva deciso di produrre solo prêt-à-porter, che generava 130 milioni di dollari via wholesale, ed era tornata ad essere redditizia.

Nell’ultimo anno il marchio è stato protagonista di una serie di cambiamenti culminati con il ritorno in passerella dopo nove anni, aprendo ufficialmente la New York fashion week giovedì scorso. A maggio Henry Zankov è stato nominato direttore artistico, il designer era entrato per la prima volta in Diane von Furstenberg nel 2014, dove ha lavorato per quattro anni prima di lanciare il proprio brand. Il suo ritorno in azienda è iniziato un anno fa con la creazione di una capsule collection presentata in anteprima dal department store Bergdorf Goodman.

Diane von Furstenberg primavera/estate 2027, Ph. courtesy of Dvf

A partire dall’autunno/inverno 2026 la distribuzione wholesale è affidata a Brama Group. Da quando l’azienda è tornata sotto gestione diretta nel 2024, il CEO Graziano de Boni ha ridefinito la strategia di Dvf; precedentemente la label era stata legata all’azienda di Hong Kong Glamel Trading, ora responsabile solo della distribuzione cinese. A partire dalla stagione primavera 2025, Dvf è distribuito da Neiman Marcus, oltre che da dvf.com e dai negozi Dvf, uno ciascuno a New York, Bruxelles, Azerbaijan, Thailandia e 48 negozi in Cina. Il building nel Meatpacking District di New York comprende il flagship store nonché la sede dell’headquarter e l’appartamento privato della stilista. La sfilata è stata allestita lungo la High Line, una sopraelevata a pochi passi dalla boutique che la Diller – von Furstenberg Family Foundation ha contribuito a realizzare.

Oltre ad essere stata per ben 13 anni la presidente del Council of Fashion Designers of America, nel 1998 la stilista e imprenditrice ha pubblicato la prima autobiografia ‘Diane: a signature life’, seguita da ‘The women I wanted to be’ nel 2014 e, dieci anni dopo, dal documentario ‘Diane von Furstenberg: woman in charge’. La vita di Diane von Furstenberg ha largamente superato la notorietà che il brand omonimo ha rappresentato nel mondo della moda. “Dvf offre a ogni donna gli strumenti per essere la donna che desidera, con capi femminili, moderni, funzionali e pratici. Mettiamo sempre la donna al primo posto, prima della moda”, si legge nel sito ufficiale. In effetti fin dagli esordi nel 1970 la stilista è riuscita a fondere praticità e femminilità, caratteristiche incarnate nel famoso wrap dress, nato nel 1974.

Diane von Furstenberg primavera/estate 2027, Ph. courtesy of Dvf

Il capo di apertura della sfilata è stato uno shirt dress – non un wrap dress – in jersey maculato, una stampa simile a quelle dei modelli anni settanta. L’abito indossato da von Furstenberg sulla copertina di Newsweek è stato reinterpretato da Zankov attraverso un vivace gioco di color-blocking, tra le scelte più riuscite della collezione primavera/estate 2027. I completi ispirati ai Seventies con tanto di pantaloni a zampa realizzati in jersey e seta rosa e viola rientrano pienamente nel dna della label. La leggerezza è indubbiamente l’ingrediente fondamentale delle proposte di Zankov, come testimoniano i minidress monospalla in seta con stampa pantera (uno indossato dalla stessa von Furstenberg, raggiante in front row). “Diane mi ha sempre detto che è tutta una questione di ‘body language’, di linguaggio del corpo. Da lei ho imparato a lavorare con il corpo: a capire come si muovono gli abiti, come rivelano, come comunicano”, ha dichiarato il designer in una nota. Fatta eccezione per un maxi cardigan informe, la collezione soddisferà pienamente le nostalgiche dell’inconfondibile stile Dvf grazie a stampe vivaci, silhouette avvolgenti, linee destrutturate e l’innata joie de vivre.

Diane von Furstenberg primavera/estate 2027, Ph. courtesy of Dvf

Attualmente il sito ufficiale del brand propone indumenti al di sotto dei 1.400 euro con diversi wrap dress in viscosa venduti a meno di 500 euro, quelli in seta invece sfiorano i mille. Top a 250 euro, giacche a 650, pantaloni da 300 a 690 euro, cardigan a 330 euro, cappotti in 100% lana a mille euro. La rivoluzione di Dvf partì dal concetto di praticità ma, ben prima del movimento body positivity, anche di inclusività (il wrap dress copre le taglia dalla XXS alla XL) e democraticità, come sappiamo il fatto economico è tutt’altro che secondario in questo periodo storico. Se Zankov saprà rendere appetibile le sue creazioni alle fan del marchio – così come a chi negli anni ’70 non era ancora nata – la stilista potrà dirti soddisfatta del suo nuovo direttore creativo. “Il mio ruolo nella moda – afferma von Furstenberg – è sempre stato incentrato sulla donna, mettendola al primo posto. Si tratta di farla sentire bene e padrona di sé, aiutandola a essere la donna che desidera essere”, sembra facile, ma non lo è affatto.

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