I dazi non aiutano il reshoring: produzione moda Usa a -17% nel 2025

Maggio 11, 2026 - 11:33
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Nonostante l’auspicio (e le promesse) dell’amministrazione Trump, i dazi non solo non hanno riportato la manifattura tessile negli Stati Uniti, ma hanno anche spostato le geografie di produzione a sfavore del Paese., Secondo il Reshoring Index 2026 elaborato dalla società di consulenza Kearney, la produzione interna di abbigliamento è crollata del 17% nel 2025 rispetto all’anno precedente.
Il quadro generale non è molto più confortante: la produzione manifatturiera domestica complessiva (misurata come Manufactured Goods Output, MGO) è scesa dello 0,4%, pari a circa 28 miliardi di dollari in meno (pari a circa 25 miliardi di euro).

Le importazioni di beni manufatti salivano da circa 2.850 miliardi di dollari nel 2024 a circa 2.980 miliardi nel 2025, con un incremento del 4,6%. Per il comparto abbigliamento e accessori, i paesi asiatici a basso costo — Cina inclusa — hanno visto le loro esportazioni verso gli Stati Uniti aumentare del 6%, raggiungendo un totale di 88 miliardi di dollari.

Il Reshoring Index di Kearney fotografa anche il comportamento delle imprese di fronte all’incertezza tariffaria. Il 75% degli intervistati ha dichiarato di aver ridotto gli acquisti dalla Cina. I numeri confermano il dato: la Cina ha perso 135 miliardi di dollari di esportazioni verso gli Stati Uniti, con la sua quota sul totale delle importazioni manifatturiere americane scesa sotto il 10% — era al 20% appena quattro anni fa.Tuttavia, anziché transitare negli Usa, il business si è spostato in altri paesi asiatici a basso costo: Vietnam, Bangladesh, Indonesia, Cambogia. Solo il 20% degli intervistati ha anche solo valutato la possibilità di spostare la produzione negli Stati Uniti. Non si è dunque compiuto il cosiddetto “reshoring” ma si è invece assistito a un fenomeno di “nearshoring regionale” all’interno dell’Asia.

Patrick Van den Bossche, partner della practice Strategic Operations di Kearney e autore del Reshoring Index 2026, individua alcune ragioni strutturali che rendono il settore moda particolarmente refrattario alla reindustrializzazione americana. In primo luogo, a fare da zavorra è la mancanza di innovazione. L’abbigliamento è uno dei comparti con i budget di ricerca e sviluppo più bassi in assoluto. L’automazione dei processi produttivi — che in altri settori industriali sta avanzando rapidamente — nell’apparel procede a rilento. La seconda ragione è la marginalità: l’abbigliamento è storicamente un settore a bassi margini, e questa caratteristica rende molto difficile sostenere gli investimenti strutturali necessari per una trasformazione produttiva profonda. Infine, ad incidere c’è anche la profondità degli ecosistemi produttivi asiatici, consolidatisi nel corso di decenni che ormai da tempo vedono l’Asia dominante e che, dunque, sono impossibili da smontare in tempi ristretti.

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