I trent’anni del Parco nazionale Arcipelago toscano: a Portoferraio la sfida di un rinnovato patto tra uomo e natura

09 Luglio 2026 - 17:47
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I trent’anni del Parco nazionale Arcipelago toscano: a Portoferraio la sfida di un rinnovato patto tra uomo e natura

Da presunto vincolo burocratico a pilastro dell'ecologia e dello sviluppo locale, il Parco Nazionale Arcipelago Toscano compie trent’anni e festeggia una metamorfosi culturale prima ancora che istituzionale. Era il 1996 quando nasceva quello che allora si presentava come il parco marino più grande d’Europa, un'istituzione accolta inizialmente con forti diffidenze e timori per le limitazioni ambientali da parte delle comunità locali. Oggi quel percorso si è trasformato nell'orgoglio della Green List della Iucn (l'Unione mondiale per la conservazione della natura), lo standard globale che certifica le aree protette gestite in modo più efficace e inclusivo nel pianeta.

Le celebrazioni per questo storico traguardo si sono svolte a Portoferraio, nella cornice del Villaggio Vela del Marina Militare Nastro Rosa Tour, trasformandosi nel racconto corale di un'impresa collettiva che dura da tre decenni. Sul palco si è consumato un ideale passaggio di testimone tra i volti chiave dell'ente custode delle sette perle del Tirreno, a partire da Giuseppe Tanelli, "padre fondatore" e primo storico presidente che affrontò le iniziali resistenze politiche. Insieme a lui Giampiero Sammuri, la guida che ha traghettato il Parco verso il consolidamento e il blasone internazionale, e l’attuale presidente Matteo Arcenni, da poco al timone con il compito di governare le complesse rotte del futuro. All'appello si è unito, tramite videomessaggio, anche il geologo Mario Tozzi, protagonista della stagione delle grandi battaglie mediatiche dell'ente.

«Vorrei che il nostro ente venisse percepito sempre più come una casa comune. Il Parco non è un insieme di divieti ma un rinnovato patto tra uomo e natura. La tutela funziona davvero e diventa laboratorio per lo sviluppo economico e modello di crescita sociale delle comunità solo quando viene condivisa: la fanno le amministrazioni, certo, ma anche i pescatori, gli operatori turistici, le Guide Parco e più in generale, tutte le cittadine e i cittadini che hanno a cuore questo nostro meraviglioso patrimonio».

«Vorrei che il nostro ente venisse percepito sempre più come una casa comune – ha dichiarato il presidente Matteo Arcenni – Il Parco non è un insieme di divieti ma un rinnovato patto tra uomo e natura. La tutela funziona davvero e diventa laboratorio per lo sviluppo economico e modello di crescita sociale delle comunità solo quando viene condivisa: la fanno le amministrazioni, certo, ma anche i pescatori, gli operatori turistici, le Guide Parco e più in generale, tutte le cittadine e i cittadini che hanno a cuore questo nostro meraviglioso patrimonio».

Se il bilancio dei primi trent'anni certifica la conservazione di un patrimonio di biodiversità unico, lo sguardo dell'ente deve ora necessariamente posizionarsi sulla gestione delle crisi globali che si riflettono inevitabilmente a livello locale. Il Parco si trova oggi a dover governare scenari ambientali inediti, segnati da un Mar Mediterraneo che si sta surriscaldando a ritmi accelerati a causa della crisi climatica, mettendo a rischio gli ecosistemi marini e costieri attraverso fenomeni di tropicalizzazione e perdita di habitat chiave.

A questa minaccia sistemica si affianca la necessità di mitigare gli impatti del turismo antropico, una risorsa vitale per l'economia insulare che rischia però di trasformarsi in consumo distruttivo del territorio se non viene regolata secondo rigidi criteri di sostenibilità.

La ricetta emersa dal confronto di Portoferraio individua nella concertazione l'unico strumento efficace, preferendo l'abbandono della logica delle imposizioni dall'alto per costruire le scelte di tutela insieme alle comunità residenti. Solo integrando la conservazione della biodiversità con la resilienza socio-economica delle isole sarà possibile consegnare alle prossime generazioni un arcipelago capace di resistere agli urti del collasso climatico in atto.

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