Il 95 per cento dei bimbi dell’UE va all’asilo

Maggio 18, 2026 - 15:17
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Il 95 per cento dei bimbi dell’UE va all’asilo

Bruxelles – Nel 2024, il 95 per cento dei bambini tra i 3 anni e l’età di inizio della scuola primaria nei Paesi dell’Unione europea era iscritto all’istruzione prescolare. La media UE nel 2014 era ferma al 91,2 per cento. Le percentuali di iscrizione più basse, nel 2024, sono state registrate in Romania (76,5 per cento), Slovacchia (81,8 per cento) e Repubblica Ceca (86,4 per cento). A dirlo sono i dati dell’Istituto europeo di statistica (Eurostat), che mostrano l’Italia appena sotto la media europea con il 94 per cento, ma con 2 punti percentuali in meno rispetto al 2015. Il quadro strategico dello Spazio europeo dell’istruzione mira ad avere almeno il 96 per cento dei bambini dell’UE nell’educazione e cura della prima infanzia entro il 2030. 

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La media, però, scende drasticamente nei Paesi candidati all’adesione all’UE. Secondo i numeri forniti dall’Istituito di statistica, in Serbia il 79,5 per cento dei bambini è iscritto all’asilo, in Montenegro il 78,6 per cento. Percentuali ancora più basse per la Macedonia del Nord e la Turchia, rispettivamente il 48,3 per cento e il 55 per cento. 

Inoltre, dai dati Eurostat emerge che nel 2024 il corpo insegnanti dell’istruzione prescolare era composto per il 95,1 per cento da donne. Le quote più elevate di insegnanti donne si sono registrate in Romania (99,7 per cento), Slovacchia (99,6 per cento) e Ungheria (99,5 per cento). L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Organisation for economic cooperation and development, OECD) segnalava questo dato già del 2023, nel rapporto Education at a Glance. “Lo squilibrio di genere nel personale docente dell’educazione e cura della prima infanzia solleva interrogativi sul perché le donne siano molto più propense a intraprendere questa professione e sulle implicazioni che ciò comporta per la comprensione del genere da parte di bambini, personale e società”, si legge nel rapporto. I governi di diversi Paesi OECD hanno compiuto negli ultimi anni sforzi per attrarre più uomini nel settore, sottolinea l’organizzazione, “ma i progressi dal 2013 sono stati molto lenti”. 

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