Il Comitato delle Regioni chiede un ruolo formale per gli Enti locali nella politica estera UE

02 Luglio 2026 - 16:11
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Bruxelles – Il Comitato europeo delle Regioni (CoR) chiede all’Unione europea di riconoscere città e regioni come partner strategici nella propria politica estera, attribuendo alle autorità locali e regionali un ruolo formale nella cooperazione allo sviluppo, nella politica di allargamento e nelle situazioni di fragilità istituzionale. La posizione è emersa da due pareri adottati il 1° luglio durante la sessione plenaria del CoR.

Il primo parere, redatto dal relatore Joško Klisović (Croazia/PSE), membro dell’Assemblea della città di Zagabria, riguarda il regolamento “Global Europe”, il futuro strumento finanziario dell’UE per l’azione esterna nel periodo 2028-2034. Il documento sottolinea che il 65 per cento degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’ONU non potrebbe essere raggiunto senza il coinvolgimento attivo di città e regioni, che contribuiscono al 70 per cento delle misure di mitigazione climatica e fino al 90 per cento di quelle di adattamento. Anche nell’allargamento UE le autorità locali sono decisive: il 70 per cento della legislazione comunitaria viene attuato a livello locale e regionale. Klisović ha sottolineato la necessità di proteggere il nuovo bilancio da tagli, affinché l’UE possa restare un partner internazionale credibile.

Il secondo parere, richiesto dalla presidenza cipriota del Consiglio UE e redatto da Magali Altounian (Francia/Renew Europe), membro del Consiglio regionale Provenza-Alpi-Costa Azzurra, riguarda la cooperazione decentrata e la diplomazia delle città nei contesti fragili. Il testo ricorda che le autorità locali e regionali sono spesso l’unico livello di governo che continua a operare in situazioni di conflitto o crisi, mantenendo canali di comunicazione anche quando le relazioni diplomatiche nazionali si interrompono. Come esempio, il CoR cita la propria Iniziativa di Nicosia a sostegno dei comuni libici.

“L’influenza dell’Europa non si misurerà solo dalla dimensione dei suoi investimenti, ma dalla sua capacità di creare partenariati duraturi e progressi concreti sul terreno”, ha dichiarato Klisović. Altounian ha aggiunto: “Lasciare indietro questi Paesi significa abbandonare quasi 2 miliardi di persone estremamente vulnerabili.”


Articolo composto con l’assistenza dell’IA.

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