Terremoto in Venezuela, Cesvi: “Catastrofe cinque volte peggiore del Myanmar”. Oltre 40mila dispersi

02 Luglio 2026 - 15:48
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Terremoto in Venezuela, Cesvi: “Catastrofe cinque volte peggiore del Myanmar”. Oltre 40mila dispersi

Il terremoto che ha colpito il Venezuela continua a mostrare una dimensione umanitaria drammatica. A lanciare un nuovo allarme è Cesvi, organizzazione umanitaria italiana impegnata fin dalle prime ore dell’emergenza, secondo cui la devastazione provocata dal sisma sarebbe “cinque o sei volte più grave” rispetto a quella causata dal terremoto che ha colpito il Myanmar lo scorso anno.

“La catastrofe del terremoto in Venezuela ha una scala di gravità enorme. Per dimensione dell’impatto, vulnerabilità della popolazione coinvolta e urgenza dei bisogni che stiamo rilevando siamo di fronte a un’emergenza che appare cinque o sei volte più grave rispetto al terremoto del Myanmar”, afferma Stefano Piziali, direttore generale di Cesvi.

Secondo l’organizzazione umanitaria, si contano oltre 40mila dispersi, tra cui numerosi bambini, mentre la situazione sul campo continua a peggiorare.

Bilancio sempre più pesante

A una settimana dalle prime scosse, il numero delle vittime ha superato quota 2.300, mentre i feriti sono oltre 11mila.

Le stime delle agenzie internazionali delineano uno scenario estremamente preoccupante. Le Nazioni Unite parlano di decine di migliaia di persone colpite direttamente dal sisma, mentre l’Unicef stima che 1,8 milioni di persone abbiano bisogno di assistenza umanitaria, tra cui circa 680mila bambini.

Anche i danni alle infrastrutture sono enormi. Secondo una valutazione satellitare preliminare della NASA, quasi 59mila edifici risultano distrutti o gravemente danneggiati.

Gli ospedali lavorano ben oltre la propria capacità, molti servizi essenziali sono interrotti e migliaia di famiglie continuano a vivere all’aperto. L’Unhcr segnala che quasi uno sfollato su due si trova in strada oppure in rifugi di fortuna allestiti in scuole, chiese e spazi pubblici, spesso privi delle minime condizioni di sicurezza, igiene e privacy.

A rendere ancora più difficile la gestione dell’emergenza contribuiscono le centinaia di scosse di assestamento registrate dopo il sisma principale, che continuano ad alimentare paura e incertezza tra la popolazione.

Bambini soli tra i più esposti

Sul terreno opera Marcelo Garcia Dalla Costa, responsabile dei Programmi Internazionali di Cesvi, arrivato a Caracas per coordinare gli interventi.

“Le persone che incontriamo hanno perso tutto in pochi secondi: la casa, i propri beni, la sicurezza di una routine e, in molti casi, anche i propri familiari”, racconta.

Particolarmente allarmante è la situazione dei minori.

“Vediamo tanti bambini arrivare nei centri di raccolta completamente soli. In un contesto come questo sono esposti a rischi enormi. Servono cibo, acqua potabile e ripari, ma anche protezione e tutela, soprattutto nelle zone più remote ancora difficilmente raggiungibili dai soccorsi”, spiega Garcia Dalla Costa.

Gli interventi di Cesvi

Dopo la Valutazione Rapida dei Bisogni effettuata nelle aree colpite, Cesvi ha avviato un piano di assistenza umanitaria nelle comunità più vulnerabili.

Nell’area di El Junquito saranno assistite oltre 560 persone, con la distribuzione di kit alimentari, kit igienici, materiali per la cucina e beni di prima necessità, con particolare attenzione alle esigenze di donne e bambini.

A Carayaca, invece, l’organizzazione raggiungerà più di 110 persone fornendo acqua potabile, alimenti, kit per l’igiene e materiali destinati alla realizzazione di ripari temporanei.

Nei prossimi giorni altre 500 famiglie residenti nelle zone più povere e colpite nei dintorni di Caracas riceveranno kit per allestire rifugi di emergenza e mettere in sicurezza le abitazioni danneggiate.

Parallelamente, Cesvi attiverà programmi dedicati alla protezione dell’infanzia, con la creazione di spazi sicuri e servizi di supporto psicologico per bambini e bambine, tra le categorie più vulnerabili dopo il terremoto.

L’emergenza umanitaria in Venezuela resta dunque tra le più gravi degli ultimi anni e richiede un impegno internazionale sempre più ampio per garantire assistenza alle migliaia di persone che hanno perso casa, familiari e mezzi di sostentamento.

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