L’UE incalza l’Italia: è imperativo che firmi l’accordo sui fondi SAFE per la difesa
Bruxelles – L’Italia deve firmare al più presto l’accordo per accedere ai fondi di SAFE (Security Action for Europe) perché, nel caso la Penisola ci ripensasse, quelle risorse dovranno essere destinate ad altri Paesi e progetti e la scandenza per la loro riallocazione è la fine dell’anno. A chiarire la situazione è Thomas Regnier, portavoce della Commissione europea per la Difesa, durante la quotidiana conferenza stampa dell’esecutivo europeo. Regnier ha risposto ad una domanda sulle affermazioni del ministro italiano della Difesa, Guido Crosetto, in una intervista a La Stampa, secondo cui l’Italia potrebbe usare i fondi SAFE per progetti del 2027. “Credo che il contesto politico dimostri che la scadenza fosse praticamente ieri. Dobbiamo andare avanti, dobbiamo attuare, dobbiamo erogare i fondi, dobbiamo essere in grado di sostenere la nostra industria della difesa”, ha commentato Regnier. “Al momento, la scadenza legale è entro la fine dell’anno per riallocare i fondi che potrebbero non essere stati utilizzati. Per questo, dobbiamo sapere esattamente a che punto siamo, qual è la situazione in ciascuno Stato membro. Quindi sì, oltre a quella scadenza legale, è importante per questo motivo agire rapidamente e procedere con la firma di tutti i piani che sono stati approvati”, ha precisato.
SAFE, che è una delle gambe del piano ReArm EU/Readiness 2030, punta a raccogliere sui mercati 150 miliardi di euro che l’Unione darà in forma di prestito ai Paesi membri aderenti affinché possano sviluppare e potenziare la propria industria della difesa. Per accedere al programma, gli Stati interessati hanno presentato dei Piani nazionali di investimento nella difesa che la Commissione ha valutato e approvato. Dopo questo passaggio, segue la firma degli accordi per poter avere le risorse destinate ai progetti descritti nei piani. Anche il Piano dell’Italia è stato esaminato e ha avuto l’ok da Palazzo Berlaymont, ma Roma non è ancora passata al passaggio successivo della firma dell’accordo con Bruxelles.
Per ora, “abbiamo 18 Stati membri i cui piani sono stati approvati” che “hanno ricevuto gli accordi di prestito, che devono essere completati prima di poter essere firmati”. Di questi diciotto Paesi, “dieci Stati membri hanno firmato gli accordi di prestito; cinque ce li hanno restituiti e stiamo per firmare anche con loro”; mentre “ne restano tre, tra cui l’Italia, con cui dobbiamo imperativamente procedere, e farlo piuttosto rapidamente, per firmare l’accordo e sbloccare i fondi in modo che i progetti possano partire”, ha dettagliato Regnier. L’ammontare destinato al BelPaese è di quasi 15 miliardi di euro (14,9 miliardi di euro).
“SAFE ha l’obiettivo a lungo termine del 2030” per il potenziamento del settore. “Ciò significa che abbiamo un budget di 150 miliardi di euro che erogheremo gradualmente agli Stati membri che hanno firmato gli accordi e i progetti al fine di investire massicciamente nella nostra industria della difesa da ora al 2030. Si tratterà quindi di erogazioni scaglionate, che abbiamo già avviato, in particolare con Polonia, Cipro e Lituania”, ha ricordato il portavoce. Dunque, “per quanto riguarda la scadenza – se la firma debba avvenire ora o no -, l’obiettivo è farlo il più rapidamente possibile in modo da poter sbloccare i fondi e gli eventuali fondi non utilizzati da riallocare entro la fine dell’anno”, ha confermato. “Questa è la nostra scadenza legale: la riallocazione dei fondi non utilizzati deve essere effettuata entro quest’anno. Quindi sì, il tempo è essenziale e limitato“, ha concluso.
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