Il Copasir prepara la missione a Washington per tenere aperto il canale Usa

Marco Rubio è atteso oggi a Roma. Il segretario di Stato americano è chiamato a una difficile missione Oltretevere dopo gli attacchi, reiterati martedì, del presidente Donald Trump a papa Leone XIV. In agenda per Rubio un’udienza con il pontefice e un colloquio con il segretario di Stato vaticano Pietro Parolin. Domani vedrà il governo italiano: sono ufficiali gli incontri con Antonio Tajani, ministro degli Esteri, e Giorgia Meloni, presidente del Consiglio; non è ancora stato confermato quello con Guido Crosetto, ministro della Difesa, che sta preparando il suo prossimo viaggio negli Stati Uniti dopo che la missione di novembre era stata cancellata all’ultimo momento nel bel mezzo delle tensioni nella maggioranza, in particolare con la Lega, sugli investimenti per la difesa nella manovra di bilancio.
Ma quello di Crosetto non è l’unico arrivo italiano atteso a Washington. Nella capitale degli Stati Uniti si aspetta, nelle prossime settimane, anche il Copasir, il comitato parlamentare che vigila sull’intelligence italiana e che la scorsa settimana è stato in missione in Libia proprio nelle ore in cui la Farnesina ospitava il primo tavolo ristretto “4+4” promosso dalle Nazioni Unite tra rappresentanti dell’est e dell’ovest libico.
Si tratta della seconda visita del Copasir negli Stati Uniti nel corso di questa legislatura. Deputati e senatori del comitato, guidati da Lorenzo Guerini (esponente del Partito democratico), sono già stati a Washington nell’autunno 2023, pochi giorni dopo la rivelazione di un documento inviato dall’intelligence statunitense a oltre cento Paesi, Italia inclusa, sui tentativi di interferenza elettorale da parte della Russia. Le tappe di allora erano state: Congresso, con i comitati omologhi di Camera e Senato, Casa Bianca, Pentagono e dipartimento di Stato.
Gli appuntamenti della prossima missione potrebbero ricalcare quell’agenda, con in più un focus sulla Cina considerata l’indagine conoscitiva che il Copasir sta per avviare sugli investimenti del Dragone in Italia.
Ma chissà se la nota diffusa al termine menzionerà anche questa volta «l’ottimo livello delle relazioni bilaterali e la piena sintonia sulle principali questioni di politica internazionale e di sicurezza». Perché nel frattempo è cambiata l’amministrazione americana e con il ritorno di Trump alla Casa Bianca i rapporti transatlantici sono peggiorati. Il presidente ha deciso il ritiro di 5.000 soldati dalla Germania e potrebbe fare lo stesso con altri Paesi europei, come Spagna e Italia, accusati di non aver sostenuto la guerra in Iran e contribuito agli sforzi per (ri)aprire lo Stretto di Hormuz.
Secondo Gordon “Skip” Davis, generale in pensione dell’Esercito degli Stati Uniti ed ex vicesegretario generale aggiunto della Nato con delega agli investimenti per la Difesa, un ritiro «significativo» di truppe statunitensi dall’Italia avrebbe «un costo operativo enorme». «Sarebbe, in sostanza, darsi la zappa sui piedi», ha spiegato in un’intervista a Linkiesta.
Insomma, anche se la sintonia politica tra le due sponde dell’Atlantico oggi è meno scontata, c’è un livello dei rapporti che non può essere lasciato alle oscillazioni della Casa Bianca. È quello dei servizi, degli apparati militari e delle strutture di sicurezza. La missione del Copasir servirà anzitutto a questo: capire quanto resti solida la cooperazione con Washington e blindare la presenza italiana non solo nel dialogo bilaterale d’intelligence, ma anche nei tavoli multilaterali dove le informazioni sensibili si scambiano, si selezionano e si trasformano in potere.
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