Il cibo su Instagram diventa un protocollo

Per ottenere il massimo da un broccolo bisogna tritarlo finemente e aspettare qualche minuto prima di cuocerlo. La curcuma va sempre accompagnata dal pepe nero. La frutta secca non si mangia, si “attiva”. Il caffè dopo pranzo rischia di compromettere l’assorbimento dei minerali. L’aceto di mele, invece, promette di governare la glicemia se assunto prima dei pasti. Ogni alimento arriva con un manuale di istruzioni, e ogni gesto quotidiano può essere ottimizzato. Piovono errori, tutti da correggere.
Il tema lo affronta in questi giorni El Comidista, il verticale gastronomico di El País, in un articolo firmato da Beatriz Robles dal titolo eloquente: “Los mil rituales absurdos de los influencers para comer”. Ciò che rende il pezzo interessante non è smontare questi consigli definendoli falsi: molti di questi suggerimenti hanno una base scientifica reale. Tagliare alcune crucifere può effettivamente favorire la formazione di composti benefici. Il pepe nero può aumentare la biodisponibilità della curcumina. I polifenoli del caffè possono interferire, in certe condizioni, con l’assorbimento di alcuni minerali. Tutto vero, o quasi. Quello che manca sui reel da scrollare, però, è la proporzione, con la divulgazione che si è trasformata in spettacolo, con il racconto del dato biochimico che diventa un asset per la qualità della nostra alimentazione.
Il risultato è un sistema narrativo in cui il cibo diventa performance, una sorta di procedura da seguire, una medicina da prendere. Non più un’abitudine indispensabile, ma un protocollo da eseguire con precisione. Con il linguaggio della scienza, i numeri percentuali, i termini tecnici, la promessa implicita che basti correggere qualche dettaglio per vivere meglio, più a lungo, più sani.
E non seguire quel protocollo porta a un senso di inadeguatezza permanente. Se non metti il pepe al momento giusto, se non hai la padella corretta, se non rispetti l’ordine degli alimenti nel piatto, stai sbagliando qualcosa. E chi ti segnala l’errore, spesso, è lo stesso che poi vende il metodo, il corso, l’integratore o semplicemente il prossimo contenuto.
Non è nuova disinformazione alimentare, ma qualcosa di più sofisticato: informazione corretta privata del contesto e trasformata in dipendenza.
Nel pezzo di El Comidista c’è una frase che sintetizza bene il fenomeno: la scienza viene usata come risorsa retorica. Non per aiutare a capire, ma per aumentare l’autorevolezza percepita del messaggio. Il dato è vero, ma la sua applicazione concreta nella vita reale è minima, eppure viene raccontato come decisivo.
È qui che il nutrizionismo incontra l’algoritmo e ciò che genera attenzione non è mai la normalità. Non funziona dire: mangia in modo vario, cucinando quando puoi, con equilibrio. Funziona molto meglio dire: tutto quello che hai fatto finora con i broccoli era sbagliato, e se farai come ti suggeriamo, la tua vita cambierà radicalmente. Con il cibo che, ancora una volta, perde: non nutrienti, ma significato.
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