Tutto ciò che lega l’Europa al Marocco, oltre i migranti

01 Agosto 2026 - 06:10
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Tutto ciò che lega l’Europa al Marocco, oltre i migranti

Migrants return to Morocco from the Spanish enclave of Ceuta, Friday, July 31, 2026. (AP Photo/Antonio Sempere) Associate Press/ LaPresse Only Italy and Spain

Sono diverse le grandi compagnie petrolifere che valutano con interesse l’area lungo la costa africana che si affaccia sull’Atlantico, e in particolare il Marocco, considerando le grandi potenzialità in termini di risorse energetiche del Paese. Il Maghreb-Europe Gas Pipeline (Meg, noto anche come il gasdotto Pedro Duran Farell) è un gasdotto di gas naturale operativo dal 1996. Con una capacità di 12 miliardi di metri cubi, collega il giacimento Hassi R’mel, in Algeria, attraverso il Marocco con Cordoba in Andalusia, in Spagna, dove il gas viene successivamente diramato in reti sia spagnole e che portoghesi

Con l’aumento delle tensioni attorno al Sahara Occidentale, da qualche anno l’Algeria sta provando a implementare i propri canali di approvvigionamento diretto verso la Spagna attraverso il suo gasdotto sottomarino Medgaz, con una capacità annua di 8 miliardi di metri cubi e che non transita per il territorio marocchino.

Nell’agosto 2022 Algeri ha ventilato la possibilità di porre fine alle esportazioni di gas naturale verso il Marocco di 1 miliardo di metri cubi, che Rabat utilizza per produrre circa il 10% dell’elettricità del Regno. Per evitare il passaggio attraverso il Marocco, il governo algerino potrebbe inoltre optare per l’utilizzo di navi per il trasporto di gas naturale liquefatto (Gnl) – ricavato dai propri impianti di liquefazione o tramite scambi di gasdotti – da far arrivare alla Spagna. In questo modo, però, Sonatrach, la compagnia di Stato energetica algerina, dovrà noleggiare più navi facendo lievitare ulteriormente i prezzi del Gnl a causa delle tariffe di spedizione più che raddoppiate a livello medio globale con l’inizio del conflitto in Ucraina.

L’importanza strategica di un partner come il Marocco per l’Unione Europea emerge però principalmente nel campo della lotta al terrorismo di matrice islamica. Dagli attentati dell’11 settembre 2001 i Paesi europei hanno lavorato a stretto contatto con il Marocco e la Tunisia in materia di sicurezza, fornendo formazione, mezzi e attrezzature militari ed equipaggiamenti per la lotta al terrorismo e conducendo alcune operazioni congiunte. In questo quadro il Marocco si presenta come un partner di sicurezza affidabile,in grado di saper controllare anzitutto i fermenti all’interno della sua popolazione e della sua influente comunità religiosa. Ciò viene però ottenuto per effetto di un sistema politico repressivo che resiste alle richieste esterne di riforme. Dinamiche rispetto a cui l’Ue, almeno sul piano formale, continua a chiedere al Marocco dei passi in avanti che però faticano ad arrivare.

A differenza di molti altri Stati dell’area Mena che sono stati investiti dalle primavere arabe, il Marocco ha sfruttato le rivolte come un’opportunità per rinnovare la propria immagine internazionale, riuscendo a emergere come modello di stabilità politica, sviluppo economico e integrazione regionale in Africa e Medio Oriente. Un elemento centrale in questa immagine che il Regno ha saputo trasmettere di sé è l’apparente successo ottenuto nell’evitare l’ondata di terrorismo che ha colpito i suoi vicini e il ruolo che ha così assunto come uno dei principali partner di sicurezza dell’Europa nella regione.

Sebbene abbia da tempo relazioni particolarmente strette con Francia e Spagna, la monarchia marocchina ha notevolmente aumentato il suo livello di cooperazione con alleati europei non tradizionali come la Germania e il Regno Unito. Dall’aprile 2016, il Marocco ha presieduto insieme ai Paesi Bassi il Global Counter Terrorism Forum ed è stato rieletto per un secondo mandato nel novembre 2017.

Il Regno marocchino basa la sua pretesa di aver sviluppato un approccio distintivo ed efficace alla lotta al terrorismo sul fatto di non aver subito attentati dal 2011 e sul numero di tentativi di attacchi sventati sul nascere. Il direttore del Central Bureau of Judicial Investigation (Bcii) del Marocco, Abdelhak Khiame, ha dichiarato alla stampa nell’ottobre 2017 che dal 2002erano stati prevenuti 352 attacchi e smantellate con successo 174 cellule terroristiche. Dal 2014, anno della nascita dello Stato Islamico,il Bcij ha dichiarato di aver neutralizzato 44 cellule collegate all’organizzazione.

I servizi di sicurezza marocchini si avvalgono di una vasta rete di funzionari e informatori attiva in tutto il Paese. Circa 50 mila mqadmin (agenti ausiliari) incaricati dal ministero degli Interni sono presenti in tutti i centri urbani e rurali della nazione con il compito di segnalare eventuali comportamenti insoliti da parte di singoli cittadini o gruppi di cittadini. Soprannominati «gli occhi e le orecchie dello Stato», i mqadmin sono diventati un elemento cruciale nell’apparato di sicurezza del Marocco.

Le informazioni che i servizi di intelligence marocchini hanno ottenuto dalla loro vasta rete di informatori infiltrati nelle comunità della diaspora disseminate in tutta Europa, sono state essenziali per individuare la mente degli attentati del novembre 2015 a Parigi, il terrorista belga di origine marocchina. Abdelhamid Abaaoud. In questo lavoro di monitoraggio l’intelligence marocchina si avvale della sponda logistica garantita dai consolati esteri del Regno.

Le autorità marocchine utilizzano una ampia varietà di tecniche di sorveglianza digitale preventiva per identificare e perseguire i sospetti, come il monitoraggio delle telefonate che coinvolgono individui nelle liste di controllo e la registrazione di ricerche sospette su Internet. In tutto, si ritiene che le autorità marocchine utilizzino 19 piattaforme umane e digitali per monitorare la popolazione, compreso il dark web. Tutto ciò spiega l’apertura proprio a Rabat di un nuovo ufficio delle Nazioni Unite per l’antiterrorismo destinato a centro di formazione per rafforzare la cooperazione in materia con tutto il continente africano.

Tratto da “Il grande ricatto” (Paesi edizioni), di Costantino Pistilli, 12 euro, 96 pagine.

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