“Il disagio psichiatrico è una bomba a orologeria”: l’intervento dell’assessore di Varese Roberto Molinari

21 Maggio 2026 - 18:44
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“Il disagio psichiatrico è una bomba a orologeria”: l’intervento dell’assessore di Varese Roberto Molinari
roberto molinari

Prosegue sulle nostre pagine il dibattito aperto dalla lettera «Siamo qui», sottoscritta dalla consigliera comunale del Pd Helin Yildiz dopo i fatti di Modena, e proseguito con la replica di Stefano Clerici di Lombardia Ideale. Ora interviene l’assessore ai Servizi sociali del Comune di Varese, Roberto Molinari, che sposta il fuoco sul tema della salute mentale. Molinari porta nel dibattito i numeri del suo osservatorio – quasi cento Trattamenti sanitari obbligatori controfirmati nel solo 2025 – e denuncia quella che definisce «una bomba a orologeria»: l’insufficienza strutturale del sistema psichiatrico pubblico e il continuo scaricamento di responsabilità sui Servizi sociali degli enti locali.
Pubblichiamo di seguito il testo integrale.


L’intervento dell’assessore Molinari

Caro direttore,
Ho letto con attenzione gli articoli e le lettere che sono apparse su VareseNews circa i fatti di Modena e ho molto apprezzato e condiviso quello che hanno scritto, sia l’amica Yildiz, sia il direttore di questa testata.
Tuttavia, mantenendo il giusto pudore al fine di evitare qualsiasi fraintendimento, mi permetto di proporre un ulteriore tassello di riflessione ponendolo all’attenzione generale senza per questo entrare nel merito della vicenda perché, dell’accaduto drammatico e da condannare senza riserve, saranno i giudici a dover trarre le giuste conseguenze. Ma, aggiungo una premessa che spero mi sia perdonata. Non posso intervenire rinunciando o dimenticandomi del ruolo che sto ricoprendo da qualche anno e cioè di Assessore ai Servizi Sociali del Comune di Varese.

Ebbene, lo scrivo brutalmente, noi oggi, come Paese e quindi non mi riferisco solo a Varese, abbiamo diverse emergenze e non sono solo economiche, ma, a me, una sembra sfuggire, per ragioni diverse, all’attenzione generale ed è quella che riguarda le persone con disturbi mentali. Non sono un medico, non sono uno specialista del settore. Sono l’Assessore ai Servizi Sociali e quindi sono nella posizione di avere un osservatorio privilegiato, se mi si passa la battuta, circa le diverse sofferenze che attraversano la nostra città così come le stesse in egual modo colpiscono anche altre e questo perché nessuna città è un’isola circondata dal mare aperto né nessuna può sentirsi immune.

Non butto certo la croce addosso a medici, psichiatri, infermieri e assistenti sociali e a quanti operano in questo delicatissimo settore della sanità. Conosco le loro difficoltà. Conosco i problemi che si trovano ad affrontare spesse volte disarmati. Conosco i limiti della loro azione e l’assenza di risorse che più di altri settori del pubblico li colpiscono. Conosco perché, anche noi dei Servizi Sociali, condividiamo il loro disagio, le loro difficoltà e talvolta anche l’esasperazione che ci porta a confliggere e ad alzare i toni.

E, proprio per questo, va a loro ammirazione e sostegno. Tuttavia, da tempo, ormai non passa settimana che, anche noi dei Servizi Sociali, si sia coinvolti o si sia investiti, ahimè, da un caso, da situazioni ad alta valenza psichiatrica dove troppe volte ci troviamo nell’impossibilità o quasi di trovare soluzioni adeguate.

Tralascio il commento ad ogni polemica o strumentalizzazione a cui abbiamo assistito in questi giorni da parte di Ministri, Parlamentari o altri personaggi che gravitano nella palude politica circa i fatti di Modena. Altro momento ed altro luogo per verificare la loro inadeguatezza rispetto al ruolo che ricoprono.

Il tema del disagio psichiatrico oggi è una bomba ad orologeria e la deflagrazione rischia di essere dirompente.

Come scrivevo poc’anzi non c’è settimana e forse anche meno, in cui noi, dei Servizi Sociali, non si sia investiti del problema. O perché si tratta di situazioni conosciute a noi come alla psichiatria. O perché altre volte ci troviamo di fronte a situazioni totalmente nuove o sconosciute. E non sto scrivendo di casi che riguardano le fragilità dei senza dimora cosa a cui si è portati naturalmente a pensare d’istinto e ad identificare questo problema come proprio delle dinamiche e dei comportamenti che riguardano questa tipologia di persone, complice, talvolta inconsapevole, anche una certa semplicistica comunicazione di stampa.

Non è così. Per dare un senso a queste parole e dei numeri, non è certo un fatto riservato che io ed il collega Catalano, ad esempio, nel corso del 2025 abbiamo controfirmato quasi un centinaio di TSO (trattamento sanitario obbligatorio) che è quella procedura che porta al ricovero d’urgenza in reparto la persona. Nessuno o quasi di questi era un senza dimora. Ebbene, è inutile nasconderci, uno dei problemi è poi su cosa succede dopo. Dopo la stabilizzazione. Quante volte si deve affrontare il tema dell’assenza di una assistenza capace di impedire l’esplosione di ulteriori scompensi? Il CPS affronta con sempre più difficoltà numeri spaventosi. Sono in pochi come psichiatri, come personale infermieristico e assistenti sociali. Eppure, i numeri delle persone che dovrebbero essere seguite sono in costante aumento. E, altro interrogativo, ma esistono sufficienti comunità, strutture adeguate per affrontare i casi dell’oggi? Io non sono un medico né mi permetterei mai di intervenire sugli aspetti sanitari che riguardano le malattie mentali, ma rimane il fatto che esiste poi una ricaduta sociale che devasta le famiglie, provoca reazioni nelle persone che sono vicine in un modo o nell’altro a chi è affetto da patologie come queste e si moltiplicano gli allarmi nelle città generando clima di intolleranza, preoccupazione e paura. E, molte volte, troppe volte, spesso viene poi richiesto un intervento ai Servizi Sociali che non possono e non sono in grado di dare.

Quante volte si sente ripetere la frase «ma cosa aspetta il Comune ad intervenire?». Già come se noi fossimo in grado di sostituirci ad altri. Sia chiaro, non sono qui a mettere in dubbio la bontà della riforma Basaglia, ma, bensì, a porre il dubbio sull’insufficienza, se non l’assenza di strumenti e strutture adeguate affinché le malattie mentali non siano fattore di rischio per le persone che ne sono affette e per chi è a loro vicino o per i comuni cittadini.

Ma possiamo veramente continuare a percepire la psichiatria come l’ultima ruota del carro della sanità pubblica? Ma possiamo ancora non porci il problema dell’esplosione del fenomeno rispetto ai minori? Quante sono le comunità nella nostra Regione in grado di accogliere minori o adulti? Quante sono le comunità con doppia diagnosi? Quante sono le comunità in grado di prendersi carico di casi complessi e complicati rispetto a quelli classificabili come facili da gestire?

Ma pensiamo veramente che la soluzione sia un intervento solo farmacologico e poi li si rispedisce a casa? Magari soli e senza particolare possibilità di essere adeguatamente seguiti? Ma possiamo davvero pensare che il sistema funzioni o forse è legittimo ritenere che ci siano, purtroppo, mancanze sistemiche che non sono affrontate? Così come non pensare a strutture e modalità di intervento ritenendole non più adeguate alla realtà di questo nostro tempo? Per non parlare poi di tutto il tema che fa capo alla prevenzione? Alla possibilità che ci siano servizi adeguati in grado di prevenire l’esplosione di eventi incontrollati?

Le malattie mentali fanno paura, certo. Sono difficili da gestire. E sono anche costi economici e sociali. Lo sono per diversi motivi. Ma pensiamo davvero che siano i Servizi Sociali presenti negli Enti Locali a poter intervenire e gestire queste situazioni? Ma pensiamo davvero che scaricare il problema sugli Enti Locali sia la soluzione unica e possibile a fronte di un settore sanitario che sta esplodendo per carenza di personale e di adeguate risorse?

Oggi viviamo in una società e in una epoca dove troppe situazioni portano le persone alla devianza e sempre più spesso fragilità. E non sto scrivendo di devianza sociale, ma di ben altro. Parliamo di persone sofferenti, di buio devastante in cui precipitano, di alienazione fuori controllo. Non è più possibile fuggire il problema, né scaricarlo ai Servizi Sociali pensando che questo sia un problema sociale, che non è. È un problema sanitario e come tale deve essere affrontato. Disposti a metterci del nostro, ad essere utili, ma il problema deve essere affrontato e non può essere banalmente ricondotto a competenza dei Comuni. I Servizi Sociali non sono figli di un Dio minore.

Roberto Molinari
Assessore ai Servizi Sociali Comune di Varese

L'articolo Amsso, la bellezza di contribuire a vedere i propri figli felici a scuola sembra essere il primo su VareseNews.

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