Il Melonellum ricompatta il campo largo: la strategia dei comitati per arrivare a Palazzo Chigi
Roma. E’ la strategia dei comitati, il modello Referendum. Coinvolgere, mobilitare, allargare. La Camera approva la legge elettorale, le opposizioni affilano le armi, preparano le contromosse. Giuseppe Conte avvisa: “Non avete idea della battaglia che vi aspetta, vi impediremo di prendere il potere”. Elly Schlein rilancia: “Vi manderemo a casa”. I suoi, con la fondazione Demo in prima linea, sono già a lavoro, nel coinvolgere associazioni e comitati, in nome della Costituzione. Torna l'idea di una grande piazza. Il Melonellum è il collante, la benzina, per andare oltre le primarie e i nodi della coalizione. L’iter è ancora lungo – e incerto – ma sono già in programma già un centinaio di iniziative, in vari formati, per spiegare i rischi della riforma per la democrazia. (Montenegro segue nell’inserto III)
In attesa di tavoli e primarie, è da qui che passa l’estate, e la strategia del campo largo per arrivare a Palazzo Chigi. In Transatlantico, prima ancora del voto finale, il dem Gianni Cuperlo, si porta avanti: “Questa legge è ancora più pericolosa della separazione delle carriere. Se riusciamo a trasmettere questo senso di pericolo possiamo rimettere in moto la straordinaria mobilitazione del referendum”. Cuperlo è il presidente della fondazione Demo, che ha già organizzato un’iniziativa che va in questa direzione qualche settimana fa a Roma. Oltre ai leader politici, c’erano associazioni di costituzionalisti e giornalisti, comitati che sono già a lavoro per preparare i ricorsi al Melonellum. E’ questa la strada.
In Aula intanto va avanti la discussione sulla legge elettorale, i leader delle opposizioni parlano uno dopo l’altro, ricordando i fallimenti del governo: “Meloni a casa. Tocca a noi”, è la sintesi. Conte promette battaglia, “contro l’arroganza del governo”. Contro Meloni che punta al Quirinale. Schlein incalza la premier: “Ossessionata dal potere”. Da chi ha tradito sulle preferenze. Si infila nelle contraddizioni. “Insegue Vannacci”. E ancora: “Presidente – dice la segretaria dem – è lei che ha tradito gli italiani e le sue promesse elettorali”. Il voto va come deve, la Camera approva il Melonellum e le opposizioni – a eccezione di Italia viva – mettono in scena una protesta, espongono cartelli: “Legge truffa”. Segue una piccola bagarre, Riccardo Magi litiga con Rossano Sasso, procede tutto secondo copione.
Fuori dall’Aula si torna già a pensare alle contromosse, ai prossimi passi del campo largo che prova a darsi un perimetro programmatico e forse una leadership. Arriva, dal Senato, la notizia dell’approvazione delle pre-intese sull’Autonomia, linfa per l’allarme democratico, il collante costituzionale. Nella saletta dei fumatori si forma un capannello di deputati dem. “Adesso va pensata una grande piazza, per la democrazia, partendo dalla legge elettorale. Dobbiamo costruire una narrazione per spiegare che vogliono scardinare la Costituzione, indebolire il presidente della Repubblica”. Passa di lì anche la segretaria Schlein. Occorrerà incrociare le agende dei leader e la stagione è quella che è. Le incognite sono parecchie, ma la direzione è chiara e permette al campo largo di evitare gli argomenti più laceranti, la questione Ucraina più di tutti. E allargare il perimetro anche a chi per ora non trova rappresentanza nella sinistra parlamentare. Su altre questioni comunque l’allineamento tra i partiti sarà molto più facile, come sul no al riarmo – al di là dei toni di ognuno. I leader del “blocco” ripetono che i contatti sono costanti, quotidiani. In ogni caso saranno insieme sul palco della festa di Avs l’8 settembre a Roma. Poi davvero dovrebbe arrivare anche il tavolo programmatico e chissà i centristi. Alla buvette Conte mangia uno yogurt, concede qualche battuta ai giornalisti: “Se dobbiamo anticipare, siamo già in grado di sederci a un tavolo. Dipenderà dall’andamento del governo. Ma non serve accelerare se si vota l’anno prossimo”. Ma l’ex premier è convinto che Meloni “voglia perpetuare il proprio potere”. C’è ancora tempo, anche per stabilire chi guiderà il campo largo. Le primarie sono davvero inevitabili? “Ne parleremo a tempo debito”.
Nella giornata c’è spazio anche per un siparietto tra l’ex premier e Giovanni Donzelli, che scherzano – ma nemmeno tanto – sui divanetti della Camera. Tra una battuta e l’altro il meloniano gli assicura: “Un altro annetto puoi stare tranquillo. Lunga vita a Giuseppe ed Elly”, si congeda con un sorriso l’uomo-macchina di FdI. Che vuole andare avanti, anche forse soprattutto con la legge elettorale. Non possono dirlo, ma in fondo, può far comodo anche al campo largo. Il Melonellum può essere la benzina che serve alla sinistra. A settembre si ricomincerà in Senato, ma intanto la mobilitazione è già partita.
Ruggiero Montenegro
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