Comuni in dissesto e battaglia dei creditori: ricorsi alla Cedu

17 Luglio 2026 - 09:55
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Comuni in dissesto e battaglia dei creditori: ricorsi alla Cedu

Il dissesto finanziario del Comune di Pachino, dichiarato nel 2019, apre un nuovo fronte sul piano dei diritti dei creditori. Cittadini, imprese e professionisti che vantano somme nei confronti dell’ente locale si trovano infatti da anni dentro una procedura che limita fortemente la possibilità di ottenere il pagamento attraverso gli strumenti ordinari.

Quando un Comune viene dichiarato in dissesto, la gestione dei debiti pregressi passa all’Organo Straordinario di Liquidazione (OSL), incaricato di ricostruire la massa passiva e procedere alla definizione delle posizioni creditorie. A Pachino l’OSL è stato nominato nel novembre 2019 proprio per amministrare l’indebitamento pregresso e adottare i provvedimenti necessari all’estinzione dei debiti dell’ente.

Il problema sollevato dai creditori riguarda però i tempi e le modalità di rimborso previste dalla normativa italiana. L’articolo 248 del Testo Unico degli Enti Locali sospende infatti le azioni esecutive nei confronti dell’ente dissestato, obbligando i creditori a presentare istanza di ammissione alla procedura di liquidazione.
Secondo Fabio Fortuna, promotore dei primi ricorsi alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, questo meccanismo rischierebbe di determinare un sacrificio eccessivo a carico di chi ha già un credito riconosciuto.

«Non è accettabile – sostiene Fortuna – che cittadini, imprese e professionisti siano costretti ad attendere anni per ricevere soltanto una parte di quanto loro dovuto, senza interessi e con una riduzione significativa del credito».

La questione è destinata ora ad arrivare a Strasburgo. La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, in diverse pronunce riguardanti il rapporto tra procedure di dissesto degli enti pubblici e tutela dei creditori, ha richiamato l’Italia sul rispetto del diritto di proprietà dei beni e dei crediti riconosciuto dall’articolo 1 del Protocollo n. 1 della Convenzione europea.

Secondo i ricorrenti, la normativa italiana produrrebbe un effetto penalizzante nei confronti di chi vanta un credito verso un Comune in dissesto: tempi lunghi, impossibilità di procedere con esecuzioni forzate e possibilità di ricevere somme inferiori rispetto a quelle originariamente dovute.

La richiesta avanzata nei ricorsi è quella di ottenere una tutela effettiva del diritto di credito e di verificare se il sistema attuale garantisca un giusto equilibrio tra le esigenze finanziarie degli enti locali e i diritti dei cittadini.

La vicenda di Pachino potrebbe quindi diventare un caso simbolo di una questione più ampia che riguarda molti Comuni italiani in dissesto: chi deve pagare il prezzo del risanamento finanziario di un ente pubblico? E fino a che punto può essere ridotto il diritto di chi aspetta da anni il pagamento di una somma riconosciuta?
La parola passa ora ai giudici di Strasburgo.

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