Il nuovo fronte della propaganda passa anche dai social come Mastodon e Bluesky

07 Luglio 2026 - 05:01
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Il nuovo fronte della propaganda passa anche dai social come Mastodon e Bluesky

Per anni il dibattito sulla disinformazione online si è concentrato quasi esclusivamente su Facebook, X e le grandi piattaforme centralizzate di proprietà di colossi tecnologici. Ma mentre l’attenzione pubblica resta ancorata a questi ecosistemi, una parte crescente della circolazione informativa si sta spostando altrove: nei social decentralizzati, dove la moderazione è distribuita e le regole non sono uniformi.

È in questo contesto che si inserisce il caso Roska Bridge, analizzato dai ricercatori di CheckFirst. L’ipotesi è che alcune reti di account e sistemi automatizzati sfruttino strumenti di cross-posting per far circolare contenuti tra Mastodon e Bluesky in modo coordinato, generando ondate di pubblicazione difficili da intercettare in tempo reale. Il meccanismo descritto è relativamente semplice nella sua logica, ma complesso nei suoi effetti. Attraverso servizi di sincronizzazione tra piattaforme, contenuti originati da fonti già note per la loro attività propagandistica vengono ripubblicati e amplificati su più ambienti digitali. Questo crea una sorta di effettoeco” in cui lo stesso messaggio si muove rapidamente tra reti diverse, aumentando la sua visibilità prima che eventuali sistemi di moderazione intervengano.

Il punto centrale non riguarda solo i contenuti, ma l’architettura delle piattaforme. Mastodon, basato su un modello federato, affida la moderazione alle singole istanze. Bluesky, costruito su un protocollo aperto ma con logiche differenti, introduce ulteriori variabili nella gestione dei contenuti. In entrambi i casi, la frammentazione può diventare un vantaggio operativo per chi punta a diffondere messaggi coordinati su larga scala.

Non si tratta necessariamente di una vulnerabilità nel senso tecnico del termine, ma di una caratteristica strutturale: la decentralizzazione, pensata per aumentare resilienza e autonomia, riduce anche la possibilità di interventi rapidi e uniformi. È proprio in questa zona grigia che si inseriscono le dinamiche osservate dai ricercatori.

Il caso evidenzia anche un altro elemento ricorrente nelle operazioni di disinformazione: il riuso di contenuti provenienti da fonti già consolidate nell’ecosistema informativo russo, come media statali o canali Telegram pro-Cremlino. La ripetizione quasi identica di alcuni messaggi tra diverse reti viene letta dagli analisti come un possibile indicatore di coordinamento, anche se non sufficiente da solo a dimostrare un’organizzazione centralizzata.

Il punto, in definitiva, non è solo chi produce i contenuti, ma come questi si muovono. La nuova frontiera della propaganda digitale sembra sempre meno legata a singole piattaforme e sempre più alla capacità di attraversarle tutte, sfruttando strumenti tecnici nati per l’interoperabilità.

E mentre il dibattito pubblico continua a concentrarsi sui giganti del web, una parte del sistema informativo si sta già spostando altrove, dove i confini sono più sfumati e la visibilità più difficile da governare.

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