Il Plaza di New York chiuderà per almeno quattro anni
Il Plaza, uno degli alberghi più famosi di New York, chiuderà a gennaio 2027 per un restauro della facciata che richiederà almeno quattro anni. L’annuncio è arrivato il 14 ottobre: secondo la società che gestisce l’hotel, la complessità dei lavori e le interferenze con le attività dell’edificio rendono necessaria la chiusura. La chiusura riguarderà anche il Palm Court, il ristorante conosciuto per il tè pomeridiano, e le sale utilizzate per ricevimenti ed eventi. Non è stata fissata una data di riapertura: il 2031 è il primo anno possibile in base alla durata indicata, ma il cantiere potrebbe richiedere più tempo.
L’edificio si trova all’incrocio tra Fifth Avenue e Central Park South, all’angolo sudorientale del parco. Per chi non ci è mai entrato, uno dei riferimenti più immediati è Mamma, ho riperso l’aereo: mi sono smarrito a New York: nel film del 1992 il protagonista Kevin McCallister, interpretato da Macaulay Culkin, riesce a soggiornarvi usando la carta di credito del padre, incontrando poi nella sua hall anche un giovane Donald Trump, allora proprietario dell’hotel, in veste di cameo. Il Plaza era già comparso in Intrigo internazionale di Alfred Hitchcock, uscito nel 1959.
Il restauro interesserà un edificio tutelato per il suo valore storico e architettonico. Il Plaza ottenne il riconoscimento di monumento cittadino nel 1969: nel documento della Landmarks Preservation Commission, l’organismo newyorkese che si occupa di queste tutele, viene descritto come una costruzione di diciotto piani in marmo e mattoni bianchi, con tetti ripidi ispirati ai castelli del Rinascimento francese. Lo progettò Henry Janeway Hardenbergh, autore anche del Dakota, il palazzo residenziale sul lato occidentale di Central Park.
L’albergo aprì il primo ottobre 1907. La sua posizione permetteva di vedere l’edificio da lontano, attraverso il parco, e di osservarne insieme le due facciate principali. Balconi, colonne, balaustre e torrette erano parte di un progetto pensato per dare risalto ad una costruzione molto più grande degli edifici europei a cui si ispirava. Sono questi elementi, oltre ai rivestimenti, a comporre l’esterno che dovrà essere conservato.
Nel frattempo, resta da chiarire che cosa succederà a chi nel Plaza abita. L’edificio ospita infatti 282 camere d’albergo e 181 appartamenti privati, ricavati con la trasformazione di parte della struttura negli anni Duemila. Fairmont non ha confermato pubblicamente se i residenti dovranno trasferirsi. Il New York Post ha raccolto la testimonianza di un agente immobiliare secondo cui alcuni proprietari avrebbero ricevuto rassicurazioni sulla possibilità di restare.
Non sarebbe la prima lunga interruzione delle attività. Nel 2005 il Plaza chiuse per una ristrutturazione da 450 milioni di dollari, conclusa con la riapertura nel 2008. Anche la proprietà è cambiata più volte: il già citato Donald Trump acquistò l’hotel nel 1988 per 390 milioni di dollari. Durante la sua gestione, negli anni Novanta, l’albergo finì in bancarotta. Il successivo intervento degli anni Duemila ne modificò anche la funzione, affiancando all’ospitalità gli appartamenti privati.
Per i lavoratori, la prospettiva è quella di una sospensione di diversi anni. Il sindacato Hotel & Gaming Trades Council ha dichiarato al New York Times che i suoi 378 iscritti impiegati al Plaza avranno diritto a tornare al proprio posto, alla stessa retribuzione, quando l’albergo riaprirà. Durante la chiusura il sindacato cercherà di aiutarli a trovare un altro impiego: la garanzia di rientro, quindi, non risolve il problema del lavoro negli anni del restauro.
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