Il premo Nobel Krugman spiega perché «i nuovi padroni» di oggi sono peggiori dei «baroni ladri» di fine 800

Circa 150 anni fa Mark Twain scrisse un libro di amara satira sulla cosiddetta “Gilded age”, l’età dell’oro americana di fine Ottocento caratterizzata da una forte crescita economica ma anche da una diffusa corruzione e da una profonda disuguaglianza sociale. Ora Paul Krugman scrive nella sua ultima riflessione pubblicata su Substack che molti hanno paragonato questa nostra epoca attuale alla “Gilded age”, ma questa analogia «è profondamente ingiusta nei confronti della “Gilded age”»: «Come i “baroni ladri” di un tempo, gli oligarchi di oggi sono immensamente ricchi — persino più ricchi, rispetto all’economia nel suo complesso, dei loro predecessori. E la ricchezza estrema corrompe la nostra democrazia. Ma la corruzione è oggi più profonda e distruttiva di quanto non fosse allora: i fattori attenuanti che un tempo frenavano in parte il danno causato dall’eccessiva concentrazione della ricchezza sono ormai quasi del tutto scomparsi».
Il premio Nobel per l’economia scrive a proposito della concentrazione della ricchezza che basta guardare la classifica Forbes 400 per rendersi conto che oggi la situazione è più critica di 150 anni fa. «La concentrazione della ricchezza ai vertici è oggi molto più elevata di quanto non lo sia mai stata durante l’Età dell’Oro. I “baroni ladri” erano dei dilettanti rispetto agli oligarchi di oggi». L’economista sottolinea anche che un tale livello di ricchezza comporta «un’immensa influenza politica: «Un’analisi del New York Times ha rilevato che 300 miliardari hanno fornito il 19 per cento dei contributi politici alle elezioni del 2024. E dopo le elezioni il potere del denaro è diventato ancora più forte. In parte ciò riflette il modo in cui le grandi ricchezze sono state utilizzate per corrompere i media. Elon Musk ha acquistato Twitter, non come investimento finanziario, ma per trasformarlo nella palude di fanatismo di destra che è ora diventato. Larry Ellison, il secondo uomo più ricco d’America, ha acquistato la Cbs fondamentalmente per distruggerla come fonte di informazione indipendente e convertirla in una “Fox News 2.0, “un obiettivo che sta raggiungendo — ed è ora sulla buona strada per fare lo stesso con la Cnn».
Come se non bastasse, prosegue Krugman, la presidenza america «è ormai più o meno apertamente in vendita». «Donald Trump», scrive Forbes, «ha presieduto la presidenza più redditizia della storia», aggiungendo 4,2 miliardi di dollari al proprio patrimonio personale da quando è tornato alla Casa Bianca. «Durante l’Età dell’Oro ci furono molti scandali di corruzione, ma nessuno di questa portata», scrive il premio Nobel. «Cosa fanno oggi i super ricchi con il loro potere politico? Gran parte di ciò che promuovono riguarda i propri interessi personali. Nel 2024 Mark Zuckerberg ha sostanzialmente usato il suo potere finanziario per affossare una legge bipartisan che avrebbe cercato di proteggere i bambini dai danni psicologici causati dai social media e, ovviamente, di imporre alcune restrizioni a Meta. La famiglia Koch ha trascorso decenni facendo tutto il possibile per impedire l’adozione di misure contro il cambiamento climatico e per far sì che l’America continuasse a bruciare combustibili fossili. Oltre a ciò, alcuni megamilionari usano il loro potere per promuovere l’estremismo politico. È vero, Elon Musk rappresenta in qualche modo un caso a sé stante; bisogna scendere parecchio nella classifica per trovare qualcuno altrettanto estremo (Peter Thiel è al 40° posto). E non è il primo uomo incredibilmente ricco ad essere profondamente intollerante e un avido consumatore di teorie del complotto: Henry Ford era un rabbioso antisemita che pubblicò e distribuì I protocolli dei Savi di Sion, un falso probabilmente architettato dalla polizia segreta russa. Eppure, è sorprendente che l’uomo più ricco del mondo abbia abbracciato con passione la teoria del “Grande sostituzione”, secondo cui esisterebbe una cospirazione sinistra volta a sostituire i bianchi con immigrati non bianchi. Ed è altrettanto sorprendente che il nostro sistema politico accetti come un dato di fatto che una persona del genere possa detenere un tale potere, anche tralasciando le origini discutibili della sua ricchezza. Dov’è l’indignazione?».
Krugman ricorda anche, tra l’altro che molti dei «baroni ladri» destinarono ingenti somme alla filantropia. Senza dubbio si trattava in gran parte di un'operazione di pubbliche relazioni, ma il fatto che i magnati credessero che questo sforzo di pubbliche relazioni fosse necessario era di per sé sintomo di una società meno cinica di quella odierna, scrive Krugman. «E i ricchi dell'Età dell'Oro hanno lasciato un'eredità duratura di buone azioni a controbilanciare la storia delle loro spietate pratiche commerciali. Al contrario, secondo Forbes, gli oligarchi di oggi spendono ben poco in opere di beneficenza. Sia Musk che Ellison hanno donato meno dell’1 per cento delle loro fortune. E Musk, in particolare, è l’opposto di un filantropo. Non solo non spende nulla del proprio denaro per aiutare gli altri, ma quando era alla guida di DOGE ha usato il suo potere per tagliare gli aiuti ai paesi poveri, condannando centinaia di migliaia di bambini a una morte evitabile. E ne era addirittura compiaciuto. Di nuovo, dov’è l’indignazione?».
Conclude così, il premio Nobel, la sua riflessione: «Allora, stiamo vivendo una seconda “Età dell’Oro”? Magari. Abbiamo superato i livelli di disuguaglianza di reddito e ricchezza dell’Età dell’Oro già da decenni. Ora ci troviamo in un’era di oligarchia in cui il potere della grande ricchezza e l’abuso di tale potere da parte di una minuscola élite eclissano qualsiasi cosa abbiamo visto tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo. E gli stessi super-ricchi sono ben più privi di qualità redentrici rispetto ai loro predecessori. Ecco i nuovi padroni, peggiori di quelli di un tempo».
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