Il silenzio imbarazzante dell’Anm sul giudice attaccato da Scarpinato

07 Ottobre 2026 - 10:35
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Il paradosso attorno al caso Scarpinato ora è completo. Tutti i consiglieri del Csm (a esclusione del vicepresidente Pinelli, del primo presidente e del procuratore generale della Cassazione, come da prassi in queste circostanze) hanno infatti chiesto ieri l’apertura di una pratica a tutela del gip di Caltanissetta Santi Bologna, oggetto degli attacchi del senatore Roberto Scarpinato, ex pm, oggi esponente del partito – il Movimento 5 stelle – che ha fatto della difesa dell’indipendenza dei magistrati una delle sue bandiere. Anche questa bandiera è caduta. Prima dei consiglieri del Csm erano intervenute la corrente centrista Unicost e la Consulta dei giovani di Magistratura indipendente, il gruppo moderato delle toghe. Silente, invece, la corrente di sinistra Area. Ma a pesare più di ogni altra cosa è il silenzio dell’Associazione nazionale magistrati, da sempre in prima fila quando un magistrato viene attaccato dalla politica. E qui la faccenda si fa persino più curiosa, perché a presiedere l’Anm è Giuseppe Tango, esponente proprio di Magistratura indipendente. Tango, però, per ora non balla. Sta fermo e tace (ostaggio di Area?). 

Secondo quanto risulta al Foglio, il presidente dell’Anm avrebbe anzi preso posizione all’interno della sua stessa corrente contro l’opportunità di diffondere il comunicato di solidarietà a Bologna. Una circostanza che, se confermata, aggiungerebbe un dettaglio surreale a una vicenda già piuttosto singolare: il presidente dell’associazione che dovrebbe rappresentare la magistratura associata si trova a frenare la propria corrente proprio mentre questa prende le difese di un magistrato finito nel mirino di un ex collega oggi parlamentare.

E così Magistratura indipendente parla, Unicost parla, il Csm parla, ma l’Anm tace. Il suo presidente, che di mestiere dovrebbe dare voce alle richieste di tutela della magistratura, proprio stavolta sembra non trovare nulla da dire.

La vicenda nasce dal decreto di archiviazione con cui il gip Bologna ha chiuso il procedimento sulle stragi del 1992-1993 relativo al filone mafia-appalti. Un provvedimento di oltre seicento pagine nel quale il giudice ha ricostruito la vicenda investigativa e ha mosso anche rilievi molto duri nei confronti di Scarpinato, parlando di “attività depistante” compiuta dal senatore M5s in commissione parlamentare Antimafia, in particolare influenzando la testimonianza dell’ex pm Gioacchino Natoli. Scarpinato ha reagito contestando la ricostruzione del gip. Ha definito “gravemente falsa” l’accusa, sostenendo che fosse lo stesso provvedimento del giudice a essere “depistante”. Scarpinato ha poi accusato Bologna di voler “tentare di rianimare la pista mafia-appalti” e ha aggiunto che il provvedimento dà “di fatto manforte al bullismo politico” di cui si considera vittima.

Un attacco scomposto, che paradossalmente proviene da un ex magistrato, e che ha inevitabilmente generato reazioni nel mondo togato. Unicost ha parlato di “profonda preoccupazione” e ha ricordato che la critica ai provvedimenti è legittima, purché non diventi un attacco alla professionalità e all’imparzialità del magistrato. La Consulta dei giovani di Mi ha definito “inaccettabile” che un singolo magistrato venga accusato pubblicamente di “falsità” o di avere fornito “manforte al bullismo istituzionale”. I consiglieri del Csm si sono divisi. I togati di Magistratura indipendente e i laici di area centrodestra hanno notato come un conto è dibattere pubblicamente di un provvedimento giudiziario, altra cosa è “descrivere un provvedimento giudiziario come uno strumento che offre sostegno a un’attività di ‘bullismo politico’: in questo modo l’esercizio della giurisdizione viene collocato all’interno di uno scontro politico e gli si attribuisce una funzione diversa da quella dell’accertamento dei fatti e dell’applicazione della legge”. Una rappresentazione, sottolineano ancora i firmatari, “che assume particolare rilievo perché proviene da chi ha a lungo esercitato le funzioni di magistrato e conosce bene, proprio per esperienza professionale, la differenza tra la critica, anche radicale, di un provvedimento e l’attribuzione al giudice che lo ha adottato di una collocazione all’interno di un conflitto politico”.

Altri 13 consiglieri togati, esponenti soprattutto delle correnti Unicost, Area e Magistratura democratica, hanno invece posto l’attenzione sull’accusa rivolta da Scarpinato al gip Bologna di voler “rianimare” la pista investigativa mafia-appalti: “Una simile affermazione non si limita infatti a contestare gli argomenti utilizzati nel provvedimento, la valutazione del materiale probatorio o le conclusioni raggiunte. Essa sposta la critica dal contenuto dell’atto alle finalità perseguite dal suo autore, rappresentando la decisione come funzionale alla riaffermazione di una tesi investigativa precostituita. Si ripropone così, pur nella specificità della vicenda, una questione già emersa in altre recenti occasioni: i provvedimenti giudiziari possono essere sottoposti alla più ampia e severa critica pubblica; altra cosa è attribuire ai magistrati intenti, finalità o interessi estranei alla valutazione degli atti e all’applicazione della legge, mettendone così in discussione l’imparzialità nell’esercizio della funzione”.

Insomma, al momento a fare la parte del bullo, peraltro contro un magistrato, sembra essere proprio Scarpinato. Curiosamente, l’unica a non essersene accorta è l’Associazione nazionale magistrati.

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