La grazia e la legittima difesa
Non è questione di orientamento o sensibilità personale, né tantomeno qualcuno può permettersi di tirarlo per la giacca, come se il Quirinale fosse un bancomat dell’istituto della grazia a disposizione di tutte le rivendicazioni, spesso politicizzate e populiste. Ma è certo che il presidente Sergio Mattarella non è mai disattento a una prerogativa tanto significativa del nostro ordinamento: sono oltre settanta i decreti di grazia firmati da quando è capo dello Stato. Il caso delle tre grazie firmate oggi merita però speciale attenzione.
Al termine dell’istruttoria del ministero della Giustizia, il presidente della Repubblica ha concesso la grazia a “A. A., nato nel 1972, condannato alla pena complessiva di anni sette di reclusione per delitti in materia di stupefacenti e altro”, e in condizioni gravissime e irreversibili di salute. Un chiaro gesto umanitario. Un senso di riconciliazione con la società e la vita civile è leggibile nella grazia a “G. B., nato nel 1981, condannato alla pena di anni dieci per delitti in materia di stupefacenti”. In questo caso il capo dello Stato ha tenuto conto del “mutamento di vita del condannato, che ha già avviato e consolidato un percorso di reinserimento sociale, lavorativo e familiare”. Ancora diverso il caso di Guido Gianni, 66 anni, condannato a dodici anni per duplice omicidio e tentato omicidio, commessi nel 2008, “nell’ambito di un tentativo di rapina di cui è stato vittima all’interno della propria gioielleria”. Un caso che riaccese il sempre rovente tema della legittima difesa, che i giudici esclusero poiché i colpi letali furono esplosi mentre i banditi erano "già in fuga fuori dal negozio”. In questo caso Mattarella ha concesso una grazia parziale, che estingue tre anni tre di reclusione, ma Guidi dovrà espiare un residuo di pena detentiva. Insomma un provvedimento di clemenza, che può essere legittimamente concesso anche per un reato di questo tipo, ma che non è certamente un via libera inteso a cancellare questo reato, come è stato preteso reclamato da più parti nel caso di Mario Roggero.
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