Il sondaggio all’italiana non misura la realtà, la produce

17 Giugno 2026 - 06:19
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La febbre del centrodestra per i sondaggi su Roberto Vannacci è reale, la sua causa però è immaginaria. Il paziente soffre infatti di una malattia proiettata nel futuro da strumenti di misurazione notoriamente imprecisi, sulla base di un’ipotesi che nessuno ha verificato, per un partito che non ha ancora affrontato il verdetto di un’urna. E’, in senso tecnico, un’allucinazione. Guido Ceronetti diceva che i sondaggi sono oroscopi. Era un giudizio benevolo. L’oroscopo è innocuo, ti dice che Venere è in sestile con Marte e che dovresti evitare decisioni importanti il giovedì, e tu al massimo non compri l’auto. Il sondaggio politico italiano, invece, è uno strumento con una destinazione d’uso precisa, commissionato da qualcuno, letto da qualcun altro, amplificato da un terzo, e creduto da tutti tranne forse dal sondaggista che lo ha fatto.

L’ultimo dà Futuro nazionale al 5,3 per cento, stesso identico dato della Lega di Matteo Salvini. Nella Lega la notizia è stata accolta con la compostezza di chi riceve la comunicazione che la casa è in fiamme mentre è ancora in pigiama. E i colonnelli leghisti ne approfittano per mettere in discussione il loro leader. Ora, una persona di spirito pacato potrebbe far notare che il 5,3 per cento – rilevato su 1.200 intervistati con margine d’errore del 2,8 per cento – lascia aperta la possibilità concreta che Vannacci stia effettivamente al 2,5. Bisogna dunque fare un passo indietro e considerare la questione nella sua interezza, perché merita. Il sondaggio politico, nella sua forma attuale italiana, non è uno strumento di conoscenza. E’ uno strumento di governo. Non registra la realtà: la produce.

Dürrenmatt, nel racconto “La morte della Pizia”, descrive la sacerdotessa Pannychis XI come un’imbrogliona che improvvisava gli oracoli a casaccio, secondo l’umore del momento. C’era però un personaggio ancora più interessante: Tiresia, l’indovino che pagava la Pizia pilotandone i responsi per i propri interessi politici. Tiresia non credeva negli oracoli. Li usava. Attraverso i sondaggi su Vannacci in queste ore si indebolisce la leadershisp di Salvini (a vantaggio di qualcuno) proprio come attraverso le ormai frequentissime rilevazioni di opinione, nelle settimane passate, Elly Schlein rafforzava la propria leadership nel Pd mentre tuttavia perdeva alle elezioni con i voti veri: “Siamo avanti”.

Un sondaggio d’altra parte vale più di un’elezione, perché l’elezione è passata mentre il sondaggio è sempre presente, anzi futuro, anzi una promessa rinnovabile ogni lunedì sera attraverso “1.200 persone intervistate con tecnica mista Cati-Cami-Cawi”, che suona come un incantesimo maya. I sondaggi italiani dicevano che l’alta affluenza favoriva il Sì al referendum Nordio sulla giustizia: l’affluenza alla fine è stata un record, e ha vinto il No. Un mese fa a Venezia davano il centrosinistra avanti di sette punti: ovviamente ha vinto il centrodestra al primo turno con dodici punti di margine. Un noto sondaggista, dopo le europee del 2014, chiarì con olimpica serenità che la colpa degli errori era degli elettori, i quali avevano dato le risposte sbagliate. E’ una posizione che Pannychis XI avrebbe sottoscritto volentieri.  

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