Il Sud oltre i numeri: uno sguardo dall’interno tra nuova crescita e antichi mali

19 Luglio 2026 - 06:50
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Il Sud oltre i numeri: uno sguardo dall’interno tra nuova crescita e antichi mali

Il Sud oltre i numeri: uno sguardo dall’interno tra nuova crescita e antichi mali

Qualche poco tempo primaverile fa, volavano su giornali e tv notizie consolanti sul progresso del Meridione, e anche della solitamente lamentata e lamentosa Calabria, di cui si leggeva e sentiva essere più in crescita del Nord. A dire il vero, chi scrive non ne era molto convinto, giacché per crescere rispetto a poco basta qualcosa, mentre crescere rispetto a molto è ben più difficile. Era comunque un’informazione consolante, e che poteva, anzi si diceva dovesse essere seguita da ulteriore crescita. Ed ecco che, in questo luglio 2026, ci viene comunicato che la Calabria resta l’ultima d’Italia, o giù di lì, e che le altre aree meridionali non se la passano bene. Sono contraddittori i giudizi, oppure è contraddittoria la realtà?

Il turismo oltre la stagione estiva

Prendiamo un esempio che, stando alla vulgata, appare il trionfo del Sud: il turismo, da molti allegramente presentato come un fattore miracoloso di accelerazione della storia. Chi capita sopra una spiaggia estiva di Tirreno e Ionio e Adriatico meridionali, ne resta senza meno meravigliato per folle di bagnanti; e queste (senza troppo investigare sulla provenienza!) gli verranno presentate come di “turisti”, quindi di forestieri venuti a godersi, pagando, sole e mare. Questo colpo d’occhio, però, non è quasi mai certificato da quelli che seriamente si chiamano “dati”, cioè durata della stagione, permanenza dei visitatori, e, la cosa meno nota, il valore aggiunto e la sua potenzialità di generare, a sua volta, investimento in altre attività connesse.

Il meravigliato osservatore dei bagni di mezzo luglio e mezzo agosto, se ripassa a settembre andrà incontro a cocente disillusione. Ecco l’esempio: è innegabile che il turismo sia un’attività vivace del Sud, ma è una risorsa utilizzata molto, molto meno del possibile, per la sua scarsa durata, e per la pochezza dell’offerta. Quanto ai posti di lavoro, a parte l’essere solo stagionali, sono palesemente pochi, precari e pagati scarso.

L’offerta culturale

Quanto alle varianti del turismo, è vero che alcune aree come Pompei o Caserta sono di eccellenza europea, e ciò è indicato non da un generico e fantasioso “quanta gente”, ma da regolare e certificabile sbigliettamento; e così alcuni parchi e musei archeologici meridionali; ma è ancora debolissima la valorizzazione della storia politica e culturale e artistica del Meridione; e ciò per evidente colpa di intellettuali piagnoni e che, illuministicamente e marxianamente speranzosi di luminoso avvenire, dicono male del presente, senza scordare che ignorano il passato. È una cultura sinistrorsa, alla quale però non si oppone granché una cultura nazionale e popolare di segno forte; e sono vani i conati di proporla.

Il paradigma Archita

Il Sud, fin dai tempi di Archita che fabbricava macchinette alate, sforna improvvisi “geni” capaci di straordinarie invenzioni. Ma gli alati giocattoli smisero di volare non appena Archita morì senza eredi, e non sorse alcuna tradizione di aereodinamica. E così dicasi per i “primati” vantati dai meridionalisti dilettanti, che furono quasi tutti in edizione unica e senza seguito.

La necessità di fare rete

Tra le cause di questo disordine c’è, curiosamente, un eccesso d’intelligenza speculativa, che ha come effetto un scarsa energia nell’agire. Si aggiunga l’individualismo esasperato delle singole persone, e quello dei singoli luoghi. Il primo rimedio dev’essere dunque il superamento di questi eccessi d’identità, e la ricerca di una cultura e di strutture che, con autorevolezza, trascendano il particolare.

Una mentalità produttiva

E siccome una mentalità di millenni non cambierà certo in un lampo, il problema è politico. La politica meridionale fu ed è gravemente colpevole di un peccato altrettanto millenario: l’assistenzialismo. Serve una politica che dica di no alle fantasiose iniziative dei “prenditori” (migliaia di capannoni vuoti solennemente inaugurati da autorità civili militari religiose, e subito in abbandono), e consenta autorizzazioni e finanziamenti solo nell’ambito di precisi piani produttivi. Serve dunque un’amministrazione che non cerchi consensi qualsiasi ma governi.

Il sogno della Regione Ausonia

È anche per questo che vanno superate le attuali Regioni meridionali (non storiche, chiariamo, ma burocratiche), e sarebbe utile Ausonia, la Regione unica di Molise Campania Puglia Basilicata Calabria; e con istituzioni del tutto originali e non brutta copia di quelle nazionali di mezzo secolo fa; e con mucchi di dannosi passacarte. Istituzioni che trovino rimedio a questa situazione arlecchinesca del Meridione, con la convivenza evidentissima di progresso e degrado.

Perché tale paradossale situazione di degrado e progresso è tipica del Sud, e le statistiche lo confermano. Ma non esiste che uno stia benissimo, che so, nella milza e male nel pancreas. A Sud questo ircocervo succede ogni giorno.

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