Il vescovo di Ascoli apre alla pastasciutta antifascista? Allora benedica anche un aperitivo anticomunista: per ricordare le vittime dimenticate

14 Luglio 2026 - 18:45
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Il vescovo di Ascoli apre alla pastasciutta antifascista? Allora benedica anche un aperitivo anticomunista: per ricordare le vittime dimenticate

Il vescovo di Ascoli apre alla pastasciutta antifascista? Allora benedica anche un aperitivo anticomunista: per ricordare le vittime dimenticate

C’è una domanda che inevitabilmente nasce dalla vicenda della “pastasciutta antifascista” ospitata in una parrocchia della diocesi di Ascoli: se la Chiesa apre le porte a un’iniziativa dal forte significato politico, perché non fare lo stesso con un aperitivo anticomunista, dedicato alle migliaia di vittime dei totalitarismi rossi?

Il vescovo Gianpiero Palmieri ha spiegato che la manifestazione non è stata cancellata ma soltanto trasferita in un’altra parrocchia, ribadendo che antifascismo, libertà e democrazia sono valori costituzionali. Una posizione che ha alimentato il dibattito ben oltre i confini delle Marche.

Ma proprio nel nome della memoria condivisa viene spontaneo rilanciare una provocazione: la diocesi sarebbe pronta a ospitare anche un’iniziativa per ricordare gli orrori del comunismo?

Dalle foibe alle violenze del dopoguerra: una memoria ancora divisiva

La storia italiana del dopoguerra non è fatta soltanto della condanna del fascismo. Esiste anche una pagina drammatica rappresentata dalle foibe, dall’esodo giuliano-dalmata e dalle violenze compiute da reparti partigiani comunisti durante e dopo la Liberazione, episodi che continuano ancora oggi ad alimentare il confronto tra gli storici e la politica.

Accanto alla memoria dell’antifascismo, molti chiedono da anni che trovi spazio anche il ricordo delle vittime dei regimi comunisti del Novecento, dai gulag sovietici alla repressione nell’Europa orientale fino alle tragedie provocate dai totalitarismi marxisti in Asia.

Gli anni di piombo e il terrorismo rosso

C’è poi la storia più recente dell’Italia. Negli anni Settanta e Ottanta il terrorismo di estrema sinistra, con organizzazioni come le Brigate Rosse e Prima Linea, assassinò magistrati, giornalisti, sindacalisti, uomini delle istituzioni e semplici cittadini, rivendicando un progetto rivoluzionario di ispirazione marxista.

Tra le vittime simbolo c’è Vittorio Bachelet, vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, assassinato il 12 febbraio 1980 all’Università La Sapienza di Roma da un commando delle Brigate Rosse.

C’è un particolare che rende questa riflessione ancora più significativa. Lo stesso monsignor Palmieri è stato studente ed educatore presso una scuola intitolata a Vittorio Bachelet, figura che rappresenta una delle pagine più dolorose del terrorismo rosso.

L’esempio di San Giovanni Paolo II

Se la memoria deve essere davvero condivisa, allora non può dimenticare l’insegnamento di San Giovanni Paolo II, un Papa che gli orrori del comunismo non li ha studiati sui libri ma li ha vissuti in prima persona nella Polonia sottomessa al regime comunista. Karol Wojtyła conosceva bene cosa significassero censura, persecuzione della Chiesa e negazione delle libertà fondamentali. Per questo non esitò a denunciare il comunismo come uno dei grandi totalitarismi del Novecento, richiamando la necessità di custodire la libertà dell’uomo contro ogni ideologia che pretenda di sostituirsi alla sua coscienza.

Anche alla luce del suo magistero, la provocazione resta: accanto a una “pastasciutta antifascista”, perché non un aperitivo anticomunista dedicato alle vittime delle dittature comuniste, delle foibe, delle violenze del dopoguerra e del terrorismo rosso che insanguinò l’Italia negli anni di piombo?

Non sarebbe una sfida all’antifascismo, ma un invito a riconoscere che ogni totalitarismo ha lasciato dietro di sé vittime innocenti e che la memoria dovrebbe essere davvero universale, senza selezioni dettate dall’appartenenza politica. Anche per lasciare la Chiesa e, chi la rappresenta, al di sopra di ogni sospetto ideologico.

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