Illuminazione pubblica, l'Anac bacchetta le inadempienze dei Comuni

16 Giugno 2026 - 10:10
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lentepubblica.it

La gestione della pubblica illuminazione torna al centro dell’attenzione dell’Autorità Nazionale Anticorruzione. Con una recente delibera, l’ente di vigilanza ha evidenziato una serie di criticità riguardanti un importante contratto di concessione relativo alla manutenzione e alla gestione degli impianti di illuminazione pubblica, comprensivo della fornitura di energia elettrica.


L’appalto, del valore iniziale superiore agli 8 milioni di euro, avrebbe fatto emergere numerose anomalie sia sul fronte dell’esecuzione delle prestazioni da parte del concessionario sia sotto il profilo dell’attività di controllo svolta dall’amministrazione comunale.

Secondo quanto rilevato dall’Autorità, le problematiche riscontrate non riguarderebbero soltanto singoli aspetti tecnici, ma coinvolgerebbero l’intero sistema di monitoraggio del contratto, con conseguenze potenzialmente rilevanti per la qualità del servizio reso ai cittadini e per la corretta gestione delle risorse pubbliche.

Dalla segnalazione di un consigliere comunale all’apertura dell’istruttoria

L’approfondimento dell’Anac ha preso avvio a seguito della segnalazione presentata da un consigliere comunale, che aveva manifestato dubbi sulla corretta esecuzione delle attività previste dalla concessione.

L’istruttoria ha quindi consentito di analizzare documentazione, atti amministrativi e informazioni trasmesse dal Comune, facendo emergere una situazione che, secondo l’Autorità, presenta diversi elementi di criticità.

Tra i primi aspetti evidenziati figurano le differenze riscontrate tra quanto promesso dall’operatore economico in sede di gara e quanto successivamente realizzato attraverso il progetto esecutivo approvato negli anni successivi all’affidamento.

Proprio queste discrepanze hanno rappresentato uno dei punti centrali dell’analisi svolta dall’Autorità.

Telecontrollo assente e manutenzioni difficili da verificare

Uno dei rilievi più significativi riguarda il mancato avvio del sistema informatico di telecontrollo previsto nell’offerta tecnica.

Si tratta di uno strumento particolarmente importante perché avrebbe dovuto consentire la misurazione delle prestazioni e il monitoraggio continuo dello stato degli impianti. L’assenza di questo sistema avrebbe di fatto privato l’amministrazione di un elemento fondamentale per verificare la qualità del servizio.

A ciò si aggiunge un altro aspetto giudicato problematico: la mancanza di evidenze documentali in grado di attestare con precisione l’effettivo svolgimento degli interventi di manutenzione ordinaria, programmata e straordinaria.

In altre parole, secondo quanto emerso, non sarebbero stati forniti elementi sufficienti per dimostrare in maniera oggettiva che tutte le attività previste dal contratto siano state eseguite secondo gli standard concordati.

Impianti non funzionanti e risultati inferiori alle attese

L’Autorità ha inoltre posto l’attenzione sul mancato funzionamento, per un periodo superiore ai cinque anni, di alcuni sistemi inclusi nella concessione.

Tra questi figurano impianti semaforici e apparecchiature di videosorveglianza che, pur essendo ricompresi nelle prestazioni contrattuali, non avrebbero garantito il servizio previsto.

Anche i risultati ottenuti sul piano dell’efficienza energetica e della qualità dell’illuminazione pubblica non sarebbero stati pienamente soddisfacenti rispetto agli obiettivi dichiarati nella fase di gara.

Si tratta di elementi che assumono particolare rilevanza considerando che l’offerta tecnica rappresenta uno dei parametri fondamentali sulla base dei quali vengono assegnati punteggi e individuato il soggetto aggiudicatario.

Collaudo positivo e pagamenti nonostante le criticità

Uno degli aspetti che ha suscitato maggiori perplessità riguarda il comportamento dell’amministrazione concedente.

Nonostante le carenze rilevate, il Comune avrebbe comunque proceduto al rilascio del certificato di collaudo con esito positivo nel 2020 e avrebbe continuato a corrispondere regolarmente i canoni previsti dalla concessione.

Secondo quanto riportato dall’Anac, tali pagamenti sarebbero stati effettuati senza una preventiva attività di verifica adeguatamente documentata e in assenza di verbali che attestassero puntualmente il controllo delle prestazioni eseguite.

Le attestazioni utilizzate per autorizzare i versamenti sarebbero risultate prive di elementi probatori sufficienti a dimostrare la completa esecuzione degli obblighi contrattuali.

Penali mai applicate e contestazioni assenti

Dall’esame degli atti sarebbe emerso un ulteriore elemento ritenuto particolarmente grave: l’assenza di contestazioni formali nei confronti del concessionario.

Secondo l’Autorità, nel corso degli anni non risulterebbero procedimenti di contestazione per esecuzioni difformi o inadempimenti contrattuali, né in occasione della consegna delle forniture informatiche né durante le verifiche connesse ai pagamenti.

Una circostanza che avrebbe impedito anche l’attivazione degli strumenti sanzionatori previsti dall’ordinamento, come l’applicazione delle penali o, nei casi più gravi, la risoluzione del contratto.

Per l’Anac, il ritardo accumulato dall’amministrazione nel rilevare e contestare le presunte inadempienze avrebbe di fatto reso inutilizzabili alcuni dei principali rimedi predisposti dalla normativa per tutelare l’interesse pubblico.

I possibili effetti sul sistema degli appalti pubblici

Nelle proprie valutazioni, l’Autorità sottolinea come le conseguenze della vicenda possano andare oltre il singolo contratto.

Da una parte, il Comune avrebbe ricevuto un servizio inferiore rispetto a quello prospettato in fase di gara, sia sotto il profilo qualitativo sia sotto quello quantitativo.

Dall’altra, il concessionario avrebbe beneficiato di un vantaggio competitivo derivante dall’aver ottenuto punteggi aggiuntivi sulla base di impegni che, secondo quanto emerso, non sarebbero stati integralmente rispettati.

L’assenza di contestazioni e sanzioni, inoltre, avrebbe consentito all’operatore economico di non subire conseguenze economiche e amministrative che, in presenza di gravi inadempimenti, avrebbero potuto incidere anche sulla partecipazione a future procedure di affidamento.

Anac: necessario ripristinare il corretto equilibrio della concessione

L’Autorità richiama infine un principio fondamentale che caratterizza il modello concessorio.

Quando il concessionario viene remunerato esclusivamente attraverso i canoni corrisposti dall’ente pubblico, il rischio operativo rappresenta uno degli elementi essenziali del rapporto contrattuale.

Se le penali previste per il mancato adempimento vengono ignorate o non applicate, questo equilibrio rischia di venire meno. In tale scenario, il soggetto privato continuerebbe infatti a percepire il corrispettivo previsto senza sopportare le conseguenze economiche derivanti da eventuali disservizi o mancate prestazioni.

Per questo motivo l’Anac ha invitato sia il Comune sia la società concessionaria ad adottare misure correttive e a comunicare entro trenta giorni le iniziative intraprese per superare le criticità emerse nel corso dell’istruttoria.

La vicenda rappresenta un nuovo richiamo all’importanza del controllo sull’esecuzione dei contratti pubblici. Non basta infatti aggiudicare una gara: occorre verificare costantemente che quanto promesso venga effettivamente realizzato, garantendo qualità dei servizi, corretto utilizzo delle risorse pubbliche e tutela dell’interesse collettivo.

Il testo della delibera dell’Anac

Qui il documento completo.

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