Impianti pubblicitari, scoppia il caso SCIA: Comuni chiedono chiarimenti

31 Luglio 2026 - 16:00
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lentepubblica.it

Impianti pubblicitari, l’Anci sollecita un intervento del Governo: “Servono regole chiare per evitare il caos nei Comuni”.


L’introduzione della Segnalazione certificata di inizio attività (SCIA) per l’installazione degli impianti pubblicitari continua a far discutere gli enti locali. A pochi mesi dall’entrata in vigore delle modifiche introdotte dal Decreto-legge n. 19/2026, l’Associazione Nazionale Comuni Italiani (Anci) ha deciso di chiedere un urgente chiarimento interpretativo al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e al Ministero per la Pubblica Amministrazione.

Al centro della questione c’è una novità normativa che, anziché semplificare il procedimento amministrativo, rischia di produrre effetti opposti, generando dubbi applicativi, comportamenti differenti tra i territori e un notevole aggravio operativo per gli Sportelli Unici per le Attività Produttive (SUAP).

La richiesta dell’Anci non riguarda un semplice dettaglio tecnico, ma investe aspetti fondamentali dell’organizzazione amministrativa dei Comuni, della gestione del patrimonio pubblico e persino del rispetto delle regole europee sulla concorrenza.

Perché la nuova disciplina sta creando problemi applicativi

La modifica introdotta dall’articolo 5, comma 2, del Decreto-legge n. 19/2026 stabilisce che la collocazione dei mezzi pubblicitari lungo le strade o in vista di esse possa avvenire mediante SCIA, da presentare al SUAP territorialmente competente.

Si tratta di un cambiamento significativo rispetto al sistema precedente, fondato principalmente sul rilascio di un’autorizzazione amministrativa.

Secondo l’Anci, tuttavia, il legislatore ha introdotto il nuovo regime senza intervenire contestualmente sull’articolo 23 del Codice della strada, disposizione che continua a prevedere espressamente un’autorizzazione per l’installazione degli impianti pubblicitari.

Da qui nasce uno dei principali interrogativi: la SCIA sostituisce integralmente l’autorizzazione oppure le due procedure convivono?

L’assenza di una risposta univoca rischia infatti di determinare interpretazioni differenti da Comune a Comune, con conseguenze rilevanti sia per le amministrazioni sia per gli operatori economici.

Il nodo della concessione del suolo pubblico

Uno degli aspetti più delicati riguarda gli impianti destinati a essere installati su aree appartenenti al patrimonio pubblico.

Secondo l’Anci, la previsione della SCIA non può automaticamente eliminare la necessità di ottenere la preventiva concessione di occupazione del suolo pubblico.

La giurisprudenza amministrativa, infatti, considera tale concessione un provvedimento discrezionale dell’amministrazione, strettamente collegato alla gestione di un bene pubblico limitato e non liberamente disponibile.

Per questo motivo l’Associazione sottolinea come l’occupazione di aree comunali debba continuare a essere preceduta da un’apposita autorizzazione, anche quando il procedimento relativo all’impianto pubblicitario venga avviato mediante SCIA.

La questione assume particolare rilievo perché un’interpretazione diversa potrebbe consentire l’installazione di strutture pubblicitarie senza che il Comune abbia preventivamente valutato la disponibilità degli spazi o l’interesse pubblico coinvolto.

Il rispetto delle regole europee sulla concorrenza

Nella richiesta inviata ai Ministeri, l’Anci richiama anche consolidati orientamenti della giurisprudenza amministrativa.

Secondo tali pronunce, la concessione di spazi pubblici destinati alla pubblicità commerciale deve rispettare i principi europei in materia di concorrenza, trasparenza e imparzialità.

Le superfici disponibili all’interno del territorio comunale rappresentano infatti una risorsa limitata e, proprio per questa ragione, la loro assegnazione non può prescindere da procedure ad evidenza pubblica quando previste.

Di conseguenza, la semplice introduzione della SCIA non dovrebbe incidere su altri strumenti fondamentali già previsti dall’ordinamento, come:

  • l’approvazione del Piano generale degli impianti pubblicitari;
  • le procedure di gara per l’assegnazione degli spazi disponibili;
  • il rilascio della concessione di occupazione del suolo pubblico.

Secondo l’Associazione dei Comuni, questi adempimenti continuano infatti a rappresentare passaggi imprescindibili per garantire una gestione corretta del patrimonio pubblico.

I dubbi sul ruolo del SUAP

Un ulteriore elemento di incertezza riguarda le competenze attribuite agli Sportelli Unici per le Attività Produttive.

Il DPR n. 160 del 2010 individua infatti il SUAP come punto unico di riferimento per i procedimenti riguardanti imprese e attività produttive.

L’Anci osserva però che la nuova disciplina non chiarisce se la SCIA debba essere presentata al SUAP anche quando il soggetto che installa il mezzo pubblicitario non sia un’impresa, ma ad esempio un ente pubblico o un’altra amministrazione.

In mancanza di indicazioni precise, i Comuni rischiano di adottare soluzioni differenti, aumentando ulteriormente la disomogeneità applicativa sul territorio nazionale.

Il problema degli enti coinvolti nei procedimenti

Tra le questioni evidenziate compare anche il funzionamento della cosiddetta SCIA condizionata, disciplinata dall’articolo 19-bis della legge n. 241 del 1990.

Il caso tipico è quello di un cartello installato lungo una strada appartenente a un ente ma visibile da un’altra infrastruttura gestita da un’amministrazione diversa.

In queste situazioni diventa essenziale comprendere quale sia il ruolo degli enti coinvolti, quali autorizzazioni debbano essere richieste e come coordinare i rispettivi procedimenti amministrativi.

Anche sotto questo profilo, l’assenza di indicazioni ministeriali rischia di rallentare l’attività dei SUAP e di aumentare il contenzioso.

Le deroghe al Codice della strada e i vincoli presenti sul territorio

Tra gli aspetti segnalati dall’Anci figurano anche i rapporti tra la nuova disciplina e il Regolamento di esecuzione del Codice della strada.

Il DPR n. 495 del 1992 attribuisce infatti ai Comuni la possibilità di derogare, in specifiche circostanze, ad alcune caratteristiche tecniche previste per gli impianti pubblicitari.

La nuova normativa, tuttavia, non chiarisce in che modo tali facoltà debbano essere esercitate dopo l’introduzione della SCIA.

Non meno importante è il tema dei numerosi vincoli che possono interessare il territorio.

La legge mantiene espressamente l’obbligo della preventiva autorizzazione per le aree sottoposte a tutela storico-artistica o paesaggistica, ma non contiene riferimenti ad altri vincoli particolarmente rilevanti.

Tra questi rientrano, ad esempio, quelli:

  • ambientali;
  • idrogeologici;
  • doganali;
  • relativi alle aree protette;
  • riguardanti le acque pubbliche;
  • connessi alle fasce di rispetto previste dalla normativa.

Secondo l’Anci, un’interpretazione estensiva della norma potrebbe far ritenere non più necessarie autorizzazioni che continuano invece a tutelare interessi pubblici particolarmente delicati.

Il rischio di applicazioni diverse tra Comune e Comune

Il vero problema evidenziato dall’Associazione riguarda soprattutto la mancanza di uniformità applicativa.

Quando una norma lascia spazio a interpretazioni differenti, ogni amministrazione tende inevitabilmente ad adottare proprie soluzioni organizzative.

Ciò significa che un procedimento potrebbe essere gestito in maniera completamente diversa a seconda del Comune competente, con inevitabili conseguenze per cittadini, imprese e operatori del settore.

Per evitare questo scenario, l’Anci ritiene indispensabile un intervento interpretativo da parte dei Ministeri competenti, capace di fornire indicazioni univoche valide su tutto il territorio nazionale.

L’obiettivo dell’Anci: garantire certezza amministrativa

La richiesta avanzata dall’Associazione non punta a rimettere in discussione il principio della semplificazione amministrativa, ma mira a renderlo concretamente applicabile.

Secondo l’Anci, semplificare non significa eliminare indiscriminatamente autorizzazioni o controlli, soprattutto quando sono coinvolti beni pubblici, interessi collettivi e norme europee sulla concorrenza.

Al contrario, una disciplina chiara permette ai Comuni di operare con maggiore efficienza, riduce il rischio di contenziosi e offre agli operatori economici un quadro normativo certo entro cui programmare i propri investimenti.

Per questo motivo l’Associazione auspica un rapido intervento interpretativo del Ministero delle Infrastrutture e del Ministero per la Pubblica Amministrazione, così da eliminare le attuali incertezze e assicurare un’applicazione uniforme delle nuove disposizioni introdotte dal Decreto-legge n. 19/2026.

Il testo della nota Anci

Qui il documento completo.

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